- Al Teatro dei Calanchi di Lubriano, sabato 1 dicembre alle ore 21,30, Gianni Abbate propone una performance su La Beat Generation.
Il termine beat viene coniato da Kerouac nel 1947, è un termine che assume molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni.
Beat è beatitudine (Beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall’alcol, dall’incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ciò che la mente racchiude. La gente comune non capì che cosa il termine beat volesse esprimere veramente. Beat è battuto, sconfitto.
Ed è forse così che lo intendeva Kerouac: la sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili. Beat è il tormento del richiamo alla vita libera e della consapevolezza che è l’istante di un’estate. Allen Ginsberg parlava della Beat Generation come di traiettorie e triangolazioni d’individui uniti dal comune modo di sentire: gente senza fede con la coscienza di non aver più nulla da perdere.
I Beat si sentono battuti ma allo stesso tempo beati, e contribuiscono a dare vita a movimenti pacifisti, altri per i diritti civili e altri ancora per le libertà sessuali.
Una generazione che è bruciata in fretta, e per questo spesso accomunata alla generazione "perduta" del primo dopoguerra, ma che ancora continua a farci compagnia nella nostra voglia di rompere gli schemi, di andare contro i conformismi puritani e soprattutto nel nostro diritto e dovere di salvare il nostro mondo. Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Burroughs e tanti altri, sono ancora vivi compagni di viaggio. La serata prevede video, musica dal vivo con Fabio Barile e testi, poesie, tante parole, parole in libertà interpretate da Gianni Abbate.
Una serata unica da non perdere, info e prenotazioni 0761948963 3471103270.