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Gianni Quatrini col sindaco Gabbianelli
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Il presidente della Compagnia di Santa Rosa, Gianni Quatrini, si è dimesso dalla carica. La storica guida della compagnia, non senza amarezza, ha annunciato ai soci la sua decisione con una intervento scritto che riportiamo integralmente. La Compagnia di santa Rosa organizza il Corteo storico e altre manifestazioni che fanno parte integrante della tradizione del culto di Santa Rosa.
- Ai soci della Compagnia di S. Rosa
In queste settimane ho avuto modo di riflettere approfonditamente sui motivi che mi hanno portato a dare le dimissioni dall'incarico di presidente della Compagnia di S. Rosa,
Dimissioni già dichiarate verbalmente in occasione dell'ultimo Consiglio direttivo e che, con questa circostanza, intendo confermare.
Ritengo sia doveroso esporre le principali ragioni che hanno fatto maturare, non senza travaglio, questa scelta, e preferisco farlo per iscritto per cercare di esprimerle il più chiaramente e serenamente possibile.
Il consiglio direttivo, pur nella ragionevole diversità delle opinioni personali, ha operato, fino a circa un anno fa, in spirito di collaborazione e solidarietà, che contraddistingue il modo di chi si muove in un ambiente di volontariato e nel rispetto di chiunque offra il proprio contributo dando quanto e come sia nella sue possibilità.
Le scelte effettuate hanno sempre coinvolto tutti i consiglieri e trovato il consenso di ognuno.
Ma tale clima è sicuramente cambiato. Nel tempo, sempre più accese sono state le critiche verso il mio operato, con un senso di insofferenza ed intolleranza anche su aspetti a volte marginali.
Critiche, a cui non mi sono mai sottratto se poste in modo corretto e per il perseguimento dei fini associativi, anche se spesso poco costruttive e fatte non tanto per voler affrontare e risolvere le problematiche, come avvenuto appunto in precedenza, ma come occasione per accentuare, in modo pretestuoso, le divergenze e le immancabili carenze.
Ma da quando nell'ultimo Consiglio al quale ho partecipato le modalità di discussione hanno assunto toni feroci nei miei confronti, con maltrattamenti verbali subiti non solo sul piano operativo, ma anche su quello strettamente personale, non credo abbia alcun senso la mia permanenza in questo ambiente.
Tale scelta è stata avvalorata anche dalla tiepida reazione degli altri presenti che mi ha fatto supporre una condivisione nella sostanza degli argomenti e, aspetto più preoccupante, una accettazione di tali manifestazioni a mio parere assolutamente censurabili.
Colgo l'occasione per ringraziare quei pochissimi che hanno manifestato il proprio rincrescimento, ma siccome poi su certe cose ci si può passare pacificamente sopra, non la si può fare troppo lunga. L'importante è andare avanti. Comunque.
Sono sicuro che il mio successore sarà senza dubbio più efficiente di me e, biasimando chi lo ha preceduto, si saprà sacrificare per rimediare alle numerose manchevolezze lasciate.
Gli auguro comunque di non doversi fare la domanda che a volte mi sono fatto io: a che serve un presidente che viene usato solo quando fa comodo?
Pur se il mio mandato sarebbe scaduto alla fine del 2007, ritengo inevitabile rassegnare le mie dimissioni fin da ora, proprio per rimarcare una serie di circostanze che dovrebbero, a mio avviso, far riflettere.
Vorrei ricordare lo spirito con cui l'associazione nacque sei anni fa, proprio per modificare le modalità di lavoro rispetto al comitato, diretta espressione del monastero, per una maggiore indipendenza decisionale, pur sempre in accordo con le Clarisse, per una modalità democratica di organizzazione ed una autonomia nei propri orientamenti.
Dopo un'iniziale affermazione ed un sostanziale consolidamento di tali idee portanti, con risultati spesso più che soddisfacenti, c'è, a mio avviso in questi ultimi tempi un affievolimento di tali principi ed un rischioso appiattimento sui vecchi modelli che rendono vani gli sforzi fatti finora.
La situazione interna al Monastero, le cui prospettive future sono a dir poco precarie e sulle quali abbiamo cercato di influire (per quanto è stato nelle nostre possibilità), non ha certo contribuito a valorizzare il nostro modo di essere associazione.
Anzi, come molti sanno, i consensi da parte delle sorelle sono stati piuttosto sporadici ma hanno prevalso, piuttosto, le divergenze e le incomprensioni, con strategici scavalcamenti di quei rapporti costruiti con tanto sforzo nel tempo.
Forse il ritorno alle vecchie abitudini, che semplificherebbe le cose senza le complicazioni che comporta un'associazione, non è un pensiero così lontano che balena nelle teste di alcuni componenti il consiglio o altri soci della compagnia.
Soluzione che spianerebbe così la strada a chi volesse avere gioco ancora più facile nel prendere decisioni, senza particolari interferenze o intrusioni, mantenendo circoscritti rapporti preferenziali.
Rimettendo pertanto il mio mandato nelle mani dell'assemblea della Compagnia e invitando a una riflessione sul suo prossimo futuro, auguro un buon proseguimento a tutti.
Gianni Quatrini