Riceviamo e pubblichiamo
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Domenico Manglaviti
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- Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!
Riteniamo sia l’espressione più naturale che si può pronunciare di fronte all’ennesimo attacco da parte di un esponente dell’Udc al direttore generale della Asl di Viterbo.
Sicuramente fare politica significa anche essere critici e propositivi di fronte a scelte fatte da terzi, specie da chi gestisce la “cosa pubblica” ma farlo in maniera distorta e demagogica, solo al fine di confondere le idee ai cittadini, questo riteniamo non sia costruttivo.
Ci riferiamo alle esternazioni del consigliere provinciale Bigiotti che, forse affannato ad occuparsi, quotidianamente ed attraverso le colonne dei diversi giornali locali, delle più disparate argomentazioni relative alla gestione delle diverse amministrazioni pubbliche, si è distratto ed ha riproposto domande, alla direzione generale della Asl di Viterbo, a cui sono state date circostanziate e dettagliate risposte, nell’ambito di una conferenza stampa che Aloisio, ha tenuto il giorno dopo che, un collega di partito dello stesso Bigotti che siede in consiglio Regionale, aveva fatto una esplicita interrogazione sugli stessi fatti.
Tutti noi, attenti alla sana e chiara gestione dell’importante azienda territoriale locale, abbiamo seguito con attenzione le risposte date dal Direttore Generale e, soprattutto, ne abbiamo condiviso il metodo ovvero: risposta formale all’Organo sovraordinato (la Regione seppure attraverso un suo consigliere) e diffusione della stessa attraverso una conferenza stampa aperta a tutti.
Evidentemente l’Udc, non contento, continua con un atteggiamento che, ci sembra, non sia più volto a fare chiarezza ma confusione.
Infatti: si esordisce dicendo che il Direttore Generale, continua a rinviare la data di completamento dell’Ospedale di Belcolle.
La risposta tecnica è stata già data dallo stesso DG ovvero: la situazione di Belcolle, al momento dell’insediamento dell’attuale Alta Direzione era di: blocco dei lavori da cinque anni, progetti effettuati da soggetti non incaricati con formale delibera, pagamenti effettuati a fornitori irregolarmente, progetti non inviati regolarmente alla Regione per l’approvazione, intervento dell’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici, interessamento della Procura presso la Corte dei Conti, insufficienza totale dei fondi esistenti per il completamento ecc. ecc.
E’ di tutta evidenza che di fronte a tale ingarbugliato stato dei fatti la DG abbia, prima di ripartire, dovuto fare chiarezza, dirimere i problemi succitati sul piano amministrativo ed informare le Autorità competenti al fine di non doversi accollare responsabilità per fatti commessi da terzi e, soprattutto per dare ai cittadini una risposta, finalmente definitiva. Ci sia consentito fare a noi, invece, una domanda politica.
Ma dov’erano i consiglieri UDC (forse allora Forza Italia?) quando, nella precedente gestione l’ospedale giaceva in un tranquillo immobilismo, quando per lo stesso si spendevano decine di milioni di euro in progetti di ogni tipo mai realizzati, quando si spendeva decine di milioni di euro per pagare fornitori di opere che poi sono state bloccate per più di cinque anni e che, allo stato, dovranno essere rifatte perché ormai fatiscenti e/o inutilizzabili?
Senza considerare che basterebbe guardare indietro alla storia dell’ospedale di Belcolle e a tutti gli accadimenti, non certo positivi, che lo hanno contraddistinto per lunghissimi anni per poter dire, ai vari censori attuali che forse è un pochino esagerato puntare il dito oggi su chi, con grande difficoltà per fatti creati da terzi, sta cercando di portare l’infinita storia di Belcolle a conclusione.
C’è poi l’annosa storia della Cittadella della Salute.
Mai Aloisio avrebbe dovuto osare assumere una decisione che è, evidentemente, assolutamente semplice.
Intendiamo dire che è piuttosto strano che non l’abbiano assunta, prima di lui, i suoi predecessori. I fatti sono evidenti: la Asl di Viterbo aveva già un ospedale incompiuto da anni, i propri uffici amministrativi erano dislocati in varie parti della città e parte di essi, insieme agli ambulatori, al laboratorio d’analisi, ecc. ecc. erano ubicati in una struttura fatiscente, decentranta e assolutamente difficile da raggiungere da parte degli utenti, sia con i mezzi pubblici che privati. Inoltre, in una certa data, i Vigili del Fuoco dichiarano inagibili una gran parte dei locali del vecchio ospedale.
Non occorrono grandi doti né grandi capacità manageriali ma, riteniamo, solo quella che viene da più parti chiamata “diligenza del buon padre di famiglia” per assumere una scelta di trasferimento ed accorpamento presso altra struttura idonea. La risposta tecnica il DG l’ha data in questi termini, ha aggiunto che, in ogni caso ed indipendentemente dal fatto che ha reso più rapida l’assunzione della decisione, ovvero la dichiarata inagibilità del vecchio ospedale, avrebbe in ogni caso accorpato le proprie strutture, ha indicato le cifre ed i risparmi ed ora il consigliere Bigiotti sostiene che non è vero ciò che ha detto; che non ci sono né accorpamenti né risparmi.
Bene anche noi ci siamo informati sui fatti in questione.
Circa gli aspetti quantitativi ovvero sul risparmio ci risulta che, oltre ai costi di affitto risparmiati (600 mila euro circa) ci sono quelli delle manutenzioni straordinarie del vecchio ospedale (che ammontano a circa 500 mila euro l’anno) e poi i costi che si sarebbero dovuti sostenere per pagare gli interessi di un mutuo di circa 15/20 milioni di euro da assumere per ristrutturare totalmente il vecchio ospedale.
L’importo globale avrebbe ampliamente superato la locazione pagata dalla Asl per avere locali nuovi, con parcheggio e collocati a due km circa da Belcolle.
Circa l’acquisto eventuale dell’immobile, ci risulta che l’importo stabilito (24 milioni e mezzo di euro oltre l’IVA), intanto, corrisponde all’acquisto dell’intero stabile e ad un costo al metro quadro di circa 1.800 euro, assolutamente vantaggioso rispetto agli attuali costi di mercato, che allo stesso dovrà essere decurtata la locazione pagata nel triennio ( circa 3 milioni e trecentomila euro) e che in ogni caso è solo una facoltà per l’azienda esercitare l’opzione all’acquisto e che tale scelta potrà essere effettuata solo dopo che la Regione avrà dato il suo consenso.
In ogni caso, ed anche qui utilizziamo la logica del buon padre di famiglia, sarà forse opportuno optare per l’acquisto in considerazione del fatto che un eventuale finanziamento per l’acquisto potrebbe essere pagato con la somma del canone di locazione pagato dalla Asl con quelli pagati dagli altri soggetti che attualmente occupano l’immobile.
Quanto poi agli aspetti relativi al totale accorpamento dei servizi in uno stesso luogo quello che dice Bigiotti è fuorviante infatti: il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) è già incluso nella Cittadella da tempo (è nei palazzi di fronte a quello attualmente occupato), il Servizio Recupero Tossicodipendenti (SERT) non è stato incluso nella Cittadella per evidenti ragioni di opportunità in relazione alla delicatezza delle attività svolte dallo stesso che, in ogni caso, ci dicono sarà, quanto prima trasferito in locali di proprietà della Asl.
Quanto ai locali di Via Cardarelli, ci risulta, siano stati volutamente valutati singolarmente in quanto sede della scuola infermieri che, non ha alcuna connessione con il resto della Cittadella. Piuttosto, ci risulta, che la stessa sarà trasferita a Belcolle nel momento in cui lo stesso sarà totalmente completato.
Ci sia consentito rilevare che, in relazione al parcheggio della Cittadella della Salute, il DG ha preteso che, nelle clausole contrattuali fosse inserito che, oltre alle aree destinati al parcheggio per la struttura (si rammenta che la zona in cui insiste l’immobile di nuova locazione è in zona direzionale e che per tale zona è espressamente dedicata un’area per parcheggi) i locatari (Centro Diaz s.r.l.) destinassero a parcheggi riservati alla sola Asl un’area di circa 1.200 metri quadrati.
Per questa area è prevista una prima opzione contrattuale, consistente nel costruire, a spese dell’azienda locataria, il parcheggio in un’area comunale antistante e che tale richiesta è stata presentata al Comune di Viterbo un anno fa circa e che, causa un inspiegabile ostracismo da parte dell’UDC e malgrado l’efficienza da parte degli Uffici Tecnici del Comune di Viterbo nell’istruire la pratica, questa giaccia presso la II Commissione Consiliare.
E’ questa una chiara responsabilità che si assumerà il Comune di Viterbo nei confronti dei cittadini di Viterbo che usufruiscono dei quotidiani servizi della Asl svolti presso la Cittadella della Salute.
Come giustificherà l’UDC tale sua politica di ostracismo? Perché blocca? Non può certo sostenere che lo fa perché la proprietà dell’immobile ha fatto richieste unilaterali considerato che il Comune può fare la sua controproposta e raggiungere un accordo con la proprietà dando alla stessa la possibilità di realizzare il parcheggio e quindi di coniugare gli interessi privati con quelli pubblici.
Circa il nuovo blocco operatorio, il DG ha espressamente indicato nell’ultima conferenza stampa che il denaro per le stesse è stato “recuperato” da un finanziamento(circa 5 milioni di euro) che era stato, dalla precedente amministrazione, destinato a ristrutturazioni del vecchio ospedale e che le stesse saranno ubicate, esiste già uno specifico progetto approvato dal Nucleo di Valutazione Regionale, presso la nuova ala di Belcolle denominata A3 (quella che è ferma da più di cinque anni perché oggetto di molteplici controversie).
Anche qui la domanda nasce spontanea: un amministratore dotato di buon senso avrebbe dovuto utilizzare il denaro suindicato per continuare a fare ristrutturazioni parziali su una struttura fatiscente ovvero cercare una struttura diversa e reimpiegare il denaro per altre utilità (le sale operatorie sono sicuramente una priorità in una struttura con esigenze crescenti come Belcolle).
Anche sugli ottocentoventimila euro il Dott. Aloisio ha dato spiegazione dicendo che, non rappresentano il costo per locazioni ma semplicemente il rimborso di un finanziamento assunto per pagare i debiti Asl accumulatisi negli anni. Bigiotti fa un’affermazione che, in prima lettura, può sembrare di grande valore aggiunto in realtà è solo uno “specchietto per le allodole”.
E’ ovvio che i tutte le spese delle Asl sono pagate dalla Regione visto che ciascuna Asl, salvo pochissime eccezioni, non ha entrate proprie ma essendo la Asl un’azienda deve operare con criteri di efficienza ed economicità ovvero: deve cercare di soddisfare al meglio i bisogni dei propri utenti (i cittadini) spendendo al meglio il denaro che la Regione gli trasferisce.
Questo significa che sugli ottocentoventimila euro la Asl di Viterbo non ha alcuna voce in capitolo, non può fare alcuna scelta, perché rappresentano solo una quota parte di un debito che la Regione gli ha attribuito e che, per giunta, è la Regione stessa a pagare.
Diversa è la questione relativa alle scelte che la Asl fa per l’allocazione dei propri uffici.
Tale scelta, a nostro avviso, è invece tipica dell’attività condotta dall’azienda. In tale ipotesi la Direzione Strategica effettua un’analisi costi/benefici/opportunità ed effettua le proprie scelte. L’azienda di Viterbo ha effettuato una scelta che ritiene, sia sul piano dei costi che su quello dei benefici che delle opportunità ritiene sia la migliore.
Un’ultima notazione sulla frase conclusiva che il consigliere Bigiotti, con una vena di ilarità, adotta relativamente alla consulenza del Prof. Paoloni e del suo Gruppo di lavoro.
Ci sembra che, in ogni sede, il Direttore Generale abbia difeso l’opportunità di tale apporto professionale.
Ci sembra, altresì di ricordare che più volte il DG ha indicato le cifre relative alle consulenze utilizzate dalle precedenti amministrazioni.
Si parla di oltre 1 milione di euro l’anno. Del resto, la Regione Lazio in un clima di assoluta revisione dei costi di gestione, ha più volte domandato “sacrifici” alle diverse Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere e l’Azienda di Viterbo ha sempre risposto con assoluta compostezza.
Ci si consenta, nel concludere, di fare una semplice notazione ai cittadini viterbesi che ci leggeranno: le censure, le obiezioni, le indicazioni da parte di chicchessia, specie da parte di chi, come noi, si occupa della “cosa pubblica” devono essere, a nostro avviso, sempre accolte da parte di chi governa le aziende pubbliche ma bisogna pur sempre essere accorti a non stigmatizzare fatti, atti o circostanze che, nell’ipotesi in cui vengano chiamati in causa continuamente e, sempre da parte della stessa parte politica, danno luogo al porsi domande del tipo: come mai si batte sempre sugli stessi argomenti pur essendo stati gli stessi chiariti in ogni modo?
Ci auguriamo che il lettore attento sappia e possa rispondere adeguatamente.
Domenico Manglaviti