Riceviamo e pubblichiamo - All'amico Carlo,
ti dicono qualcosa i nomi di Andrea Causini, Maria Grazia Guida, Federica Mogherini, Anna Maria Parente, Roberto della Seta? per quale battaglia o proposta politica sono emersi nello scenario nazionale?
Eppure sono alcuni dei componenti l'esecutivo nazionale del Pd.
Sono responsabili, per la più rappresentativa forza politica del paese, delle politiche istituzionali, del welfare, della formazione, dell'ambiente, degli enti locali. Cosucce.
E quanti conoscono Tonini - responsabile dell' economia - se non pochi addetti ai lavori? Forse tu, cultore dell'esperienza di don Milani, visto che appartiene alla corrente ideale dei cristiano-sociali del compianto Gorrieri, di Pierre Carniti?
Applicando il metro del tuo pre/post/giudizio sarebbero dovuti stare tutti confinati nell'anonimato nazionale.
O bisogna essere imparati, come diciamo a Viterbo.
Usi il plurale maiestatis (noi semplici elettori ricordiamo, non possiamo, …) .
Io - da consigliere comunale eletto - pur col dovere istituzionale di esercitare una delega di rappresentanza, da ex-segretario cittadino eletto da una platea democratica - preferisco sempre il singolare.
Hai poi una considerazione così scarsa dei singoli consiglieri da affermare - e nemmeno tanto velatamente - che facendo una scelta che non ti piace dimostrino così di essere o scemi o servi, se non insieme le due cose?
L'idea che invece si sia proposto di chiamare a rappresentare il gruppo un consigliere che per l'originalità ed il senso di apertura che la sua storia e cultura politica introduce rispetto alle tradizioni post DC e PCI per linearità , determinazione, coerenza ed impegno sul territorio sul progetto del PD,
per una concezione della politica più aderente a quel criterio di concretezza, responsabilità e innovazione per cui il PD è nato ed in campo,
per la lontananza oggettiva e soggettiva dalle convenienze e tentazioni della politica politicante,
per la semplice considerazione che non ci sono quelli che possono e sanno fare sempre tutto e quelli che non sanno e quindi non possono fare mai niente,
per la elementare considerazione che una efficace iniziativa politica é il frutto di un impegno collegiale, e non può essere affidato esclusivamente ai protagonismi individuali,
per la regola democratica, fondamentale e dirimente, di un maggiore consenso,
inserisce qualche, certamente opinabile, ragione politica o vogliamo usare solo il criterio delle pagelle?
Per amore della verità poi mi preme ricordare che l'ipotesi di una sua candidatura è precedente alle primarie. Il che testimonia che certo c'è una relazione tra le cose, e che ad un attento osservatore della politica come tu sei non può sfuggire che su più livelli si confrontano sensibilità politiche seppur convergenti , oggettivamente diverse.
Se proprio guardiamo in fondo sensibilità che trasparivano anche già nei DS.
Altrimenti rischia tutto di essere una faida di schieramenti, senza politica. Ed invece a me pare che di elementi politici parliamo, e pure significativi, ed il limite casomai - questo condiviso - è che emerge poco.
Per ultimo la questione quote rosa.
Ho polemizzato - prima del 14 ottobre - con chi legittimava la presentazione di un'altra lista a sostegno di Veltroni in ragione della imposizione antidemocratica della lista bloccata, accantonando la considerazione che senza questa forzatura oggi questo grande novità della rappresentanza paritaria negli organismi collegiali eletti si sarebbe fatta benedire.
Per quei strani giri della politica i sostenitori della lista Sinistra riformista si trovavano sulle stesse posizioni di Fioroni, tra i pochi - se non l'unico - a sostenere la preferenza nel comitato dei 45.
Come vedi nel Pd sarà un po' complicato per tutti , per fortuna, cristallizzare le posizioni e gli schieramenti.
Nell'agitare oggi la questione della rappresentanza di genere mi pare opportuno vada sottratta a tentazioni strumentali; esplicitamente che si suoni questo tasto per orchestrare ben altra questione, che non ha meno o più dignità o significato; è chiaramente di ben altra natura. Che una questione di genere esista è nelle cose. Merita di essere assunta come tale.
Sandro Mancinelli
Ho letto con attenzione la tua lettera. Poi l'ho riletta e l'unico argomento pregnante sul piano politico mi sembra solo uno: la questione del pluralis maiestatis.
Un argomento forte e quasi irresistibile.
Una questione su cui mi sono arrovellato per ore.
Poi, lampo di genio, ho telefonato al mio consulente di latino che mi ha ricordato - la vecchiaia fa brutti scherzi - che quello da me usato è un plurale di modestia (uso l'italiano perché non sono acculturato come certi consiglieri).
Poi, io che, come è noto, faccio il ciabattino, sono andato a prendere il Gabrielli (sono fatto così: in questo periodo mi piace il Gabrielli, stranezze dei ciabattini, che collezionano vocabolari). E il Gabrielli recita: Plurale di modestia - si ha quando, per ridurre il carattere personale, delle proprie affermazioni si utilizza la prima persona plurale.
Ecco risolto questo importante problema politico, il resto delle bislacche argomentazioni mi sembra un miscela narcotizzante di poche idee ma ben confuse.
Ma nessuno si preoccupi. Nessuno toccherà i vostro giocattolo. Nessuno si agiti. Le opinioni di un povero ciabattino che valore possono avere...
E poi perché tanto nervosismo?
Carlo Galeotti