- “Dici donna dici danno”.
Un vecchio (non si sa quanto saggio) detto, con cui Angelo Allegrini ha dovuto fare i conti.
Il promesso segretario provinciale del Partito Democratico è incautamente inciampato su una sua stessa dichiarazione che ha fatto rivoltare l’altra metà del cielo democratico viterbese.
Dichiarazione il cui senso più o meno era questo: Le donne possono aspettare. Quindi va bene che le candidature siano equamente suddivise tra uomini e donne 50 e 50, poi però, quando si tratta di attribuire incarichi, gli uomini hanno diritto di precedenza.
Ma forse le parole di Allegrini sono state fraintese. Si sa i giornalisti capiscono male. Sono maliziosi.
Quindi per toglierci ogni dubbio, siamo andati a spulciare a ritroso, negli anni in cui la Margherita fioriva e Angelo Allegrini era prima segretario comunale a Viterbo, poi segretario provinciale. (Fino al 14 ottobre scorso in pratica).
Che ruolo avevano le donne?
Negli otto mesi in cui è stato al vertice dei Dl a Viterbo, da febbraio a ottobre 2007, nella segreteria provinciale, un terzo dei quaranta componenti erano donne. Dodici su quaranta.
Ma non era una scelta del segretario, lo prevedeva lo statuto del partito. Quando è stato deciso di allargarla, si è arrivati a cinquanta, ma le donne sono aumentate solo di un’unità. Proporzione persa.
Nella direzione provinciale, invece su venticinque componenti le donne erano quattro. Non troppe.
Forse sarà andata meglio nell’esecutivo provinciale, l’organo di più stretta fiducia del segretario. Infatti. Su cinque persone, zero donne.
Salto indietro nel tempo. 15 luglio 2003. Angelo Allegrini è eletto segretario comunale.
L’esecutivo era composto da diciotto persone. Sette erano donne. Bene. Solo che il ruolo più importante, quello decisionale, era rappresentato dall’ufficio di presidenza.
Dove su 32 componenti, le donne erano nove.
Poche. Ma non così poche da permettere ad Angelo Allegrini di cantare: “Senza una donna…”.
Giuseppe Ferlicca