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- “Amlieto: la prova generale”, è il titolo dello spettacolo teatrale, del tutto speciale, che andrà in scena oggi (venerdì 30 marzo) al teatro San Leonardo. Ore 21.
L’unicità della messa in scena è data dal fatto che i protagonisti dello spettacolo saranno i pazienti, gli operatori e i tirocinanti del dipartimento di Salute mentale della Asl di Viterbo.
Attori in erba, o semplicemente amanti dell’arte della finzione, che giungono a questo appuntamento dopo aver partecipato con piacere al laboratorio teatrale integrato, iniziativa inserita all’interno delle attività terapeutico-riabilitative dipartimentali.
L’esperienza ha avuto inizio nel 2004 con la collaborazione di Pascal La Delfa, un consulente esterno diplomato in “Art Counselor”.
Il primo ciclo di lezioni si era concluso con un saggio spettacolo dal titolo “Lunaticamente” presso il piccolo teatro della chiesa delle Farine. “In termini di continuità spiega la responsabile del Centro diurno della Asl, Emanuela Appolloni - l’esperienza si è replicata anche quest’anno con la stessa modalità. Il laboratorio terminerà, appunto, con uno spettacolo dal titolo ‘Amlieto: la prova generale’ su testo e regia di Pascal La Delfa.
L’attività si è dimostrata particolarmente significativa in quanto la comunicazione teatrale rappresenta una condizione di eccezionalità rispetto alla vita. La trama, la recitazione, l’espressività realizzano codici diversi rispetto alla condizione di ‘normalità’ dell’individuo, iscrivendosi in una realtà altra, magica e nascosta”.
Questa particolare dimensione ne fa uno strumento potente per il recupero e l’integrazione sociale dei pazienti portatori di malattia psichica, attraverso la valorizzazione della propria diversità piuttosto che della “normalità impossibile” come veicolo di possibile comunicazione con l’altro.
“Una diversità conclude la dottoressa Appolloni - quindi non annullata o repressa ma valorizzata come fattore comunicativo e integrante. Lo stesso linguaggio teatrale si avvale di strumenti altri della comunicazione: il corpo, il volto, il rumore, la voce particolare, il rapporto buio-luce, il silenzio, l’attesa. L’esperienza del lavoro teatrale si è rivelata un valido strumento nel raggiungimento dell’obiettivo, riuscendo così a permettere una comunicazione dosata con giusta libertà espressiva e coniugata al senso di responsabilità nei confronti degli altri, coinvolgendo la persona nella sua interezza psicofisica”.
I partecipanti, dato da non sottovalutare, grazie a questa esperienza hanno anche potuto recuperare le dimensioni dello spazio, del tempo e delle relazioni nel contesto della struttura e in un luogo condiviso dalle forti caratteristiche emozionali, dove il piacere e la soddisfazione hanno avuto la meglio. Tutto questo merita di certo un applauso. Farlo dal vivo, domani al San Leonardo, non sarebbe davvero male.