Riceviamo e pubblichiamo
- Il Coordinamento “Salviamo l’Arcionello” torna a manifestare viva preoccupazione per l’assenza di tutela dell’area adiacente alla Palanzana, riscontrando un grave attacco alla salvaguardia del territorio.
Risale all’agosto scorso la denuncia dello sbancamento operato sul pianoro di Monte Pizzo per la realizzazione ex-novo di una strada in cemento e le fondamenta di un fabbricato: quella denuncia portò alla sospensione dei lavori, che non presentavano evidentemente tutte le carte in regola.
Veniamo all’oggi. Sabato 24 marzo, nell’ambito della conferenza sugli insediamenti e le necropoli protostoriche di Monte Pizzo, l’archeologo Cristiano Iaia, dottore di ricerca presso l’Università di Roma La Sapienza e autore di studi e pubblicazioni sui siti oggetto dell’incontro, ha evidenziato come il notevole interesse archeologico oltreché paesaggistico e naturalistico dell’area di Monte Pizzo. Sono lì, forse, le origini della nostra città, certamente ci sono i resti di insediamenti antichissimi, dal bronzo finale al VI secolo a. C. Lo stesso tipo di insediamento dell’Acqua Rossa, solo che in quella località re Gustavo di Svezia arrivò a scavare prima che si scatenassero gli interessi della speculazione edilizia.
Tanto invece è stato già distrutto nell’area dell’Arcionello del tesoro più prezioso della città, il patrimonio insostituibile della sua storia. Per questo forse siamo tornati a vedere che cosa ne era stato del cantiere a suo tempo fermato. Nella nostra cittadina, si sa, appena si abbassano le luci dei riflettori, in sordina, ricomincia l’assalto al territorio.
Tra l’altro, da qualche tempo ci aveva insospettito vedere pubblicizzata sui giornaletti locali di inserzioni immobiliari la vendita di esclusive ville in bifamiliare in posizione panoramica adiacente alla Palanzana: la zona è piena di scempi edilizi, ma ormai li conosciamo quasi tutti e il fabbricato mostrato nella foto dell’inserzione non lo avevamo ancora notato.
La Palanzana è forse diventata zona edificabile per cui si possono costruire ville in barba al piano regolatore vigente? Siamo andati a controllare.
Il pianoro di Monte Pizzo, già assediato dal cemento nel corso degli ultimi quindici anni (cosa denunciata da Iaia stesso nel corso della sua conferenza), fino a qualche mese fa era comunque ancora intatto alla sommità. Ora invece la strada di cemento sorta durante l’estate conduce appunto ad un edificio in tutto simile a quello segnalato dalla foto dell’inserzione immobiliare, mentre nel cartello delle autorizzazioni per i lavori si parla ancora chiaramente di realizzazione di fabbricato rurale.
A questo punto vorremmo sapere: i lavori per la realizzazione di quel fabbricato “rurale” sospesi ad agosto sono poi alacremente ripresi perché ciò che aveva determinato la loro sospensione era un semplice vizio di forma?
Anche in questo caso, però, si pone una domanda. L’amministrazione Gabbianelli con tante belle parole si è pronunciata a favore dell’istituzione di un parco, ha voluto perfino un tavolo di concertazione con il Coordinamento per la perimetrazione dell’area interessata: è così che si preoccupa di tutelare l’area che vorrebbe destinare a parco e i suoi contorni?
Ma il problema qui ci sembra essere di ancor più grave natura. Il malcostume abituale prevede che il proprietario di un terreno agricolo riesca ad aggirare le norme sull’edificabilità delle aree extra-urbane con il consueto escamotage del fabbricato ad uso rurale che poi si rivelerà fabbricato adibito a ben altra destinazione, finendo per diventare una seconda casa di campagna.
In questo caso, a quanto pare, il fabbricato “rurale” parrebbe addirittura essere messo in vendita attraverso un’immobiliare come “esclusive ville in bifamiliare”. Se ciò si rivelerà vero, non saremo più noi a cercare risposte, potrebbe toccare alla Procura della Repubblica.
Coordinamento “Salviamo l’Arcionello”