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Silvano Olmi
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Riceviamo e pubblichiamo
- Nonostante il chiacchiericcio politico-elettoral-gossipparo di questi ultimi giorni abbia distratto molti attorno a questioni di poco conto, a qualcuno più attento non sarà certamente sfuggito come alcune settimane fa, centinaia di cittadini tarquiniesi (si dice addiritttura mille!), siano stati contattati telefonicamente da una non meglio identificata società di indagine, incaricata da non-si-sa-chi, al fine di "sondare" il consenso attorno ai papabili candidati a sindaco per le prossime elezioni comunali.
Ebbene, a tutt'oggi, a circa un mese dall'effettuato suddetto rilevamento, a risultati evidentemente ormai acquisiti, appare assai singolare come, sia i committenti del sondaggio, sia gli stessi interessati, si siano guardati bene dal pubblicare e pubblicizzare gli esiti dell'indagine demoscopica.
Certo, obietterà qualcuno, un sondaggio è solo un sondaggio. Ma tant'è, in un' epoca in cui la comunicazione mass-mediatica e la scienza statistica costituiscono, a ragione o a torto, un importante veicolo per la formazione del consenso, o quantomeno un indicatore rilevante per la anticipazione delle manifestazioni elettorali, perché, mi chiedo, e lo chiedo ai lettori-elettori, non divulgare e non utilizzare una modalità in più (peraltro, ritengo, pagata da qualcuno...) per conoscere orientamenti, umori e malumori, consensi e dissensi, anonimamente, e perciò liberamente, palesati da un campione significativo qual'è quello fornito da mille cittadini-elettori?
La domanda nasce spontanea: perché tanta discrezione? a che cosa è dovuta la "secretazione" del sondaggio?
Giriamo la domanda a chiunque sia in possesso di quei dati, invitandolo a pubblicarli.
Sarebbe un buon modo per dar voce ai cittadini, i quali soltanto, per fortuna, sono deputati a decidere, oggi come il 27 maggio, chi veramente dovrà fare "un passo indietro".
Giancarlo Capitani