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Massimo Fattorini
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Senza filtro - Ho appreso dello sciopero e della dimostrazione che effettueranno domani i commercianti del centro storico.
Alla luce di ciò ho percorso a ritroso le ultime vicende, pensando a quali potrebbero essere le prospettive future determinate dalla chiusura del traffico cittadino.
Quando iniziarono i lavori in via Marconi, il famoso boulevard, avevo molte riserve temendo una drastica diminuzione di lavoro per i commercianti presenti in quella via, per la quale, i nuovi canoni estetici non mi convincevano poi così tanto.
Mi sono ricreduto.
Il famoso boulevard è bello e percorso spesso da una moltitudine di viterbesi, spero con gioia dei commercianti.
Quando il “buon governo” Prodi ha estorto 160 milioni di euro al comune di Viterbo, uno dei pochi enti locali in regola con i conti, il bilancio comunale, a dicembre del 2006, era senza copertura.
Si aprivano due strade: ridurre gli investimenti o aumentare le tasse.
Per un attimo mi è venuta un’insana voglia di aumentare le tasse, anche solo di un euro a famiglia, affinché i cittadini toccassero con mano quello che tutti temevano da questo governo: il prosciugamento del portafogli.
La maggioranza in comune di cui faccio parte, invece, con fare salomonico, ha deciso una riduzione degli investimenti, spalmandoli su più anni, e un aumento della sola tassa pagata per l’occupazione del suolo pubblico.
Un ulteriore aggravio sui commercianti sempre più vessati a livello centrale e periferico.
Dopo accese discussioni si è deciso di aumentare la tariffa dell’adeguamento Istat, come già avvenuto in tutta Italia.
L’aumento si è rivelato significativo essendo l’adeguamento fermo al 1983.
Una settimana fa in commissione la maggioranza ha bocciato la pratica con cui un centro commerciale chiedeva la costruzione di uno stabile aggiuntivo di 2500 metri quadri, vale a dire circa trenta quaranta negozi. Un ampliamento del genere avrebbe decretato la morte certa dell’attività commerciale del centro storico.
E’ sulla scorta di queste riflessioni che voglio valutare la tanto ventilata, quanto imminente, chiusura al traffico.
Non ci sono dubbi sul fatto che il centro di Viterbo debba essere chiuso alle automobili.
La distruzione delle strade e dei palazzi sono sicuramente determinati dall’inquinamento causato dal traffico.
Lottare per mantenerlo aperto è anacronistico.
Tutte le città di maggior interesse storico e artistico lo hanno già fatto, ottenendo un sensibile miglioramento della vivibilità del proprio centro storico.
Va discusso, invece, sotto tutti i punti di vista, il piano delle strutture da realizzare, mancando attualmente parcheggi esterni adeguati e un servizio di navetta circolare gratuita.
Per i parcheggi esterni, oltre quelli lungo le mura in via di completamento, torno a ribadire l’essenzialità di quello del Sacrario, con tre, quattro o cinque piani, con posti in vendita o in affitto, eventualmente affiancato da un altro parcheggio da realizzare - perché no? - a Porta Fiorentina sul terreno delle Fs, a cui potrebbe essere concessa in cambio l’autorizzazione a costruire su un’altra zona di loro proprietà.
La nostra proposta è molto chiara: realizzazione nel più breve tempo possibile, mantenimento di una strada di superficie durante i lavori, assenza di spazi commerciali nel parcheggio sotterraneo.
Per la navetta saremmo orientati per quelle piccole, elettriche, con un solo percorso circolare, come a Fiumicino, quindi senza prolungamenti ospedale cimitero ecc.
Eventuali tapis roulant per invogliare i viterbesi a lasciare la macchina al parcheggio per andare al centro.
La soluzione dei tapis roulant ha un costo e un impatto architettonico sicuramente inferiore rispetto alle scale mobili.
Allo stato attuale il pericolo maggiore è: chiusura del centro storico a passo di lepre e la realizzazione delle infrastrutture a passo di lumaca.
Già sento a destra e a manca varie opposizioni al parcheggio.
Chi dice che è piccolo, chi dice che è grande.
Chi vuole le scale mobili, chi dice che non finiremo prima delle elezioni, chi durante le elezioni.
Alcuni si preoccupano perché la ditta guadagna troppo.
Credo che la prospettiva peggiore sia l’inerzia.
Tipico male viterbese che potrei chiarire meglio raccontando un semplice aneddoto.
Sono un giocatore di burraco, un gioco di carte simile alla scala quaranta.
Esiste una sola città senza circoli di burraco in tutta Italia: Viterbo.
Ne esisteva uno finché non iniziarono le solite elucubrazioni: ci penso io, no ci penso io, lì non va bene, quella persona non la sopporto, chi lo gestisce guadagna troppo risultato finale: chiusura del circolo.
Massimo Fattorini
Consigliere di Forza Italia
al Comune di Viterbo