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Senza filtro - Il 10 luglio 2006 compariva sulla stampa locale una denuncia per un ipotetico abuso edilizio: l’improvvisa comparsa di un lunga e larga strada in cemento conducente sul pianoro di Monte Pizzo, e terminante con un cartello autorizzante una “costruzione rurale”, e con un consistente sbancamento già in corso.
La denuncia portò i suoi effetti, infatti l’assessore Tofani a tempo di record ferma il cantiere, tanto da attirare l’attenzione della rubrica “chi sale e chi scende” del Messaggero per la sua decisione e tempestività, e quindi conquistare il posto di “ chi sale”
La bella favola alla quale, anche se con titubanza, volevamo tanto credere, si è rapidamente trasformata nella cruda ed indecente realtà di una speculazione edilizia, non appena ci siamo recati nei paraggi del pianoro di Monte Pizzo a curiosare, dopo aver ascoltato, sabato 24-3-2006, la stimolante conferenza promossa da Occhini e tenuta dal docente universitario Cristiano Iaia che ha individuato nel pianoro di Monte Pizzo un insediamento umano risalente al X-IX secolo a.c. di rilevante importanza, venuto alla luce già negli anni 1985-1990, e di cui la sovrintendenza doveva essere al corrente.
Sullo sbancamento risalente al fermo dei lavori ora sorgono due villette bifamigliari, già messe sul mercato, come risulta dall’inserzione con foto ed ubicazione, “adiacenze della Palansana ”sul giornale “Solo case”.
Il fermo dei lavori cosa doveva fermare? La sovrintendenza in relazione ai rilevamenti noti poteva o doveva dare un parere?
Il pianoro di Monte Pizzo non rientra nel comprensorio del piano di parco dell’Arcionello? Le costruzioni “rurali“ non dovrebbero essere autorizzate solo a chi lavora il fondo? quali leggi riescono a trasformarle in beni di mercato?
Osvaldo Ercoli