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- Sono sconcertato, frastornato e confuso. Recentemente avevo avuto, da lui stesso prima e da altri parenti e amici poi, la buona notizia che la fase importante della terapia si era conclusa positivamente.
Giancarlo Camilli era tornato a casa e quindi al suo lavoro. Erano alcuni giorni che non lo vedevo né sentivo e in me si era fatta strada la convinzione che stesse riprendendosi la forma migliore per poter tornare pimpante com’era nella sua natura.
Domenica sera, proprio uno dei giorni della settimana che lui amava di più, è andato.
In questo momento il rimpianto per non avergli potuto parlare ancora, per l’ultima volta, è tanto.
Lo ricordo nel mio intimo con gioia e tristezza ma non posso esimermi dal farlo esternamente, anche a nome di tanti che lo hanno conosciuto e di chi non lo ha potuto fare per diverse ragioni.
E’ solamente un modo, forse il più semplice, popolare e comprensibile, di ricordare un amico: un ragazzo dinamico, sportivo, attivo, un uomo affettuoso con la famiglia, simpatico, ironico, altruista e grande lavoratore, pensatore e creativo, generoso.
Se, a Viterbo dal 1979 e per oltre vent’anni, noi tanti appassionati di calcio abbiamo potuto vedere, ammirare, apprezzare e godere di squadre internazionali e giovani calciatori fuori la media, questo lo dobbiamo senza dubbio e senza tema di smentita in gran parte a Giancarlo Camilli.
Giancarlo era un vulcano, nel senso proprio del termine, una macchinetta, come lo chiamavamo noi amici più vicini: mai fermo, soprattutto mai silenzioso, in continua effervescenza mentale e fisica.
Tutti e tutto lo interessavano, lo stimolavano, alla critica, alla discussione, al semplice racconto.
Era un grande “raccontatore”, trascinatore orale, sapeva descrivere fatti seri e barzellette con una forza e con una veridicità appunto trascinanti.
La sua era una caratteristica che lo portava a vantare molte più simpatie che non nemici.
Ecco, i nemici: che io mi ricordi, i suoi nemici erano tutti coloro i quali agivano in malafede nello sport.
Con questi signori Giancarlo non aveva e non dava confidenza, anzi se poteva faceva anche in modo di poter sembrare antipatico e ostile.
Il calcio era non la sua passione ma la sua seconda vita, dopo quella familiare, che rispettava moltissimo e a cui dedicava sempre il meglio di sé.
Prima impegnato da giovane calciatore nella Viterbese con la Juniores e la Berretti, poi, con alternanze ed esiti vari, a presiedere lo Juventus Club Viterbo, a dirigere il settore giovanile del Paradiso, poi della Viterbese, a organizzare il prestigioso torneo internazionale “Grossi-Morera”.
Ed è proprio da qui che io ho potuto capire, apprezzare e conservare un’amicizia bella, semplice e sempre rispettosa, pur spesso con evidenti contraddizione e contradditori di principio, soprattutto sull’argomento calcio.
E’ proprio dalle origine del “Grossi-Morera”, fine anni settanta del secolo scorso, che ho praticamente e ininterrottamente vissuto esperienze calcistiche con Giancarlo, per dodici anni filati.
Nel 1978, a seguito di un dramma (morì in un incidente stradale un nostro amico, giovane calciatore) Camilli (che all’epoca era coordinatore dello Juventus Club di VIterbo) organizzò una speciale partita tra le giovanili della Viterbese e quelle della Lazio, per rendere omaggio a un giovane calciatore prematuramente e ingiustamente morto e per non dimenticarlo.
Poi, purtroppo, nel 1979, quando Giancarlo mi chiese di collaborare con lui, abbiamo dovuto cambiare nome e formula di quell’appuntamento: un altro nostro amico, anche lui giovane calciatore e anche lui per un’automobile finita fuori strada, morì altrettanto prematuramente e ingiustamente del primo: nacque il “Grossi-Morera”, in memoria e in omaggio a Maurizio e a Manlio.
La prima edizione vide la partecipazione di Bari, Lazio, Ternana e Viterbese.
Giancarlo dedicava tutto il suo tempo libero a continui miglioramenti, contatti, ad organizzare tutto l’anno una cerimonia che si concludeva con due-tre giornate di torneo.
E lo faceva così bene e così appassionatamente che di lì a poco la nostra, anzi la sua, idea ebbe necessità di essere ancor più seguita e curata.
Negli anni a venire il torneo divenne non solamente un gran bell’omaggio in ricordo di due calciatori, di due giovani , di due amici ma anche un punto di riferimento nazionale (e poi anche internazionale) per gli addetti ai lavori.
Mai, però, solo meramente tecnico: erano, infatti, molto sentiti e riconosciuti gli aspetti e i risvolti morali, comportamentali, disciplinari ed etici. Tant’è che nel corso delle prime undici edizioni e, poi, nelle più recenti ultime due (2000 e 2002), si sono viste squadre e giocatori che, forse, difficilmente si potranno mettere insieme mai più: Milan, Fiorentina, Atalanta, Cagliari, Napoli, Inter, Roma, Como, Genoa, Bologna, Torino, Udinese, Sampdoria, Verona e, finalmente, Juventus che Giancarlo da grande tifoso aveva seguito e inseguito per anni, arrivarono a Viterbo con i loro gioellini.
Dall’estero fecero richiesta di partecipare e parteciparono anche l’Everton, il Bayern Monaco, il Partizan di Belgrado, poi Leeds, Atletico Madrid, Goteborg, Colonia, Rijeka, Nice, Bruggen, Real Madrid, Auxerre, Stella Rossa, Manchester United, Celtic, Flamengo, Eintracht, Dinamo Minsk, Bordeaux, Olympic Tblisi, Anderlecht, Barcellona, Borussia Dortmund.
Costacurta, Simone, Ferrara, Cannavaro, Di Canio, lo spagnolo Alfonso, l'inglese Wright, Dino Baggio, Toldo, Ferron, Stroppa, Ielpo, Murgita, Baiano, Marangon, Desideri, Tovalieri, Di Chiara, Carbone, Pagliuca, Tommasi, Malusci, Fois solo per citarne alcuni, sono stati gli allora giovani calciatori che hanno calcato il terreno del “Rocchi” o degli altri tanti campi della provincia dove si svolgeva il Torneo.
Come pure tanti e autorevoli sono stati gli ospiti d’onore presenti negli anni e per tutti ricordiamo Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Carlo Ancelotti, Fabrizio Maffei, Gianfranco Teotino, Nando Martellini, Sandro Ciotti, Paolo Carbone, Giacinto Facchetti, Fabio Capello, Pietro Ghedin, Gianfranco de Laurentis, Fabrizio Maffei…
Ecco, di tanta qualità e abbondanza dobbiamo render conto a Giancarlo.
Che, per un destino misterioso e ingiusto, senza attendere che il naturale, triste evento fosse umanamente maturo, ha lasciato la moglie Giulia e il figlio Alessandro, la sorella Anna e la mamma Cristina con il cuore in pezzi.
E gli amici e il calcio vero, giovanile, sano e dignitoso nello sgomento e un po’ più nella solitudine.
Mi mancherai, Gianca’.
Mancherai a chi è stato, è e sarà orgoglioso di averti avuto come caro Amico.
Carlo Maria Cardoni