Riceviamo e pubblichiamo - L'intervento del capogruppo alla Regione Lazio Parroncini, sulla necessità di raddoppiare la linea ferroviaria Roma Viterbo, ci dà l'opportunità di intervenire sul discorso della mobilità per il riassetto del territorio promotore di sviluppo nella provincia e quindi per limitare l'asservimento di tutto il territorio alla capitale.
Importante il riconoscimento che fa Parroncini capogruppo del PD alla Regione,quando dice che la rete ferroviaria è la nuova priorità del viterbese.
Continuare però a parlare solo ed esclusivamente di raddoppio della linea Viterbo Roma è limitativo e non esaustivo del problema.
Raddoppiare la Roma Viterbo, da Viterbo a Cesano, non sarà il toccasana per la creazione dello sviluppo in loco e comunque sarà ancora una volta un palliativo perchè non potrà portare alla diminuizione dei tempi di percorrenza, ora eccessivi, perchè questi, è bene comprenderlo, dipendono dai treni metropolitani tra Cesano e Roma, che ostacolano e ostacoleranno i treni provenienti da Viterbo.
Infatti nella tratta da Cesano a Roma, vi è un treno metropolitano ogni quarto d'ora, con quindici fermate in circa venti km; pertanto, per eliminare questo collo di bottiglia, occorrerebbe la separazione del traffico regionale da quello metropolitano.
I treni provenienti da Viterbo quindi, anche con una linea raddoppiata, alla quale non siamo certamente contrari, per arrivare a Roma senza fermarsi dovrebbero avere binari privilegiati, cosa allo stato dei fatti molto difficile.
I tempi di percorrenza quindi, anche con il raddoppio non diminuiranno e i cittadini, i pendolari e i viaggiatori degli aerei si sentiranno beffati.
Avremo treni che arrivati a Cesano si metteranno in coda, uno dietro l'altro, dietro ai treni metropolitani, che fanno tutte le fermate.
Al raddoppio e alla elettrificazione di tutta la linea Roma Viterbo la classe politica viterbese e i sindacati avrebbero dovuto pensarci almeno 40 anni fa e sicuramente avrebbe dovuto essere la scelta da fare precedentemente a quella fatta del sistema di esercizio del controllo del traffico centralizzato (CTC) sulla RomaViterbo e della elettrificazione della Viterbo Attigliano, accettando supinamente la soppressione di corse sulla Capranica Orte favorendo la sua chiusura.
E' il riassetto del territorio, che significa creazione di sviluppo economico in loco, il punto qualificante che dovrebbe essere al centro del dibattito e quindi se si facesse un esame attento si arriverebbe a comprendere che la priorità delle priorità nel Viterbese è la riapertura immediata della Civitavecchia Capranica Orte, prioritaria per le merci, anche rispetto la superstrada Viterbo Civitavecchia.
Tale riconoscimento è venuto proprio dalla Regione Lazio, con l'approvazione da parte del consiglio regionale pochi giorni fa di un ordine del giorno che impegna la Regione Lazio e l'assessore regionale alla mobilità alla ricerca di finanziamenti idonei per la riattivazione della linea Civitavecchia - Capranica - Orte, indispensabile per collegare
Viterbo con Civitavecchia via Capranica, dopo che anche l'Unione europea ha inserito tale linea nei corridoi transeuropei.
L'aeroporto di Viterbo infatti, dovrà essere collegato per ferrovia, oltre che con Roma, anche con il Porto di Civitavecchia che è diventato il maggior Porto del Mediterraneo e proprio l'aeroporto di Viterbo, il porto di Civitavecchia e il centro merci di Orte hanno bisogno di una ferrovia che li colleghi, favorendone il reciproco sviluppo.
Quindi siamo d'accordo con Parroncini quando dice che tutto il sistema ferroviario dell'alto Lazio deve essere potenziato, per creare un riequilibrio del territorio a nord di Roma, riconoscendo comunque le vere priorità.
Gabriele Pillon
Comitato per la riapertura della ferrovia
Civitavecchia Orte