Riceviamo e pubblichiamo - Apprendiamo solo dalla lettura dei quotidiani della presentazione pubblica del testo “Linee per la realizzazione di regolamenti comunali sul possesso e sulla tutela degli animali”. Rilevandone l’incompletezza ci sembra corretto precisare quanto riportato nel comunicato che ne ha dato breve conto.
Avviata la nuova fase politica, nel febbraio 2007, si ribadiva anche a mezzo stampa agli assessorati provinciali Ambiente e Sanità la necessità, di riunire gli enti preposti e tutte le associazioni animaliste e protezioniste operanti sul territorio allo scopo di promuovere un progetto condiviso di gestione del randagismo e tutela degli animali.
Preso atto di tale necessità e richiesta, nell’aprile successivo, l’assessorato all’Ambiente della provincia inoltrò formale convocazione alle maggiori associazioni con richiesta di collaborazione alla stesura di un teso da proporre alle amministrazioni locali.
Il testo base che ci venne presentato, ridotto drasticamente in alcuni tratti, fu quello già adottato dal Comune di Roma nel 2005 quale regolamento municipale sulla tutela degli animali, testo redatto a cura delle Associazioni animaliste e depositato, sempre nel 2005, quale proposta di legge regionale sostitutiva della vigente norma regionale sul randagismo, presentata a firma dell’attuale assessore all’Ambiente Zaratti ed altri.
Nella decina di incontri di lavoro che si sono susseguiti nei locali della Provincia, le Associazioni hanno ritenuto di dover reintegrare alcune parti e di apportare adattamenti alle esigenze e alla realtà territoriale. Nello specifico vi è stata l’integrazione di quanto attiene alle modalità di detenzione di animali ad opera di privati, al tema degli investimenti stradali, della presenza degli esotici, degli avvelenamenti, della vigilanza e della partecipazione dell’associazionismo animalista nella trattazione delle problematiche.
Proprio l’aspetto partecipativo, riconosciuto quale elemento significativo dei processi amministrativi, è apparso sin da subito il discrimine su cui ci si stava muovendo per la prima volta in provincia su un tema così vasto e complesso.
Purtroppo le aspettative del volontariato sono state disattese bruscamente e senza ragioni plausibili.
L’esclusione delle associazioni, oltre ad essersi rivelato un atto di profonda scortesia, temiamo che possa reiterare un sistema organizzativo che vede scollegati fra loro tutti gli attori in qualche modo coinvolti, con il risultato di non giungere ad alcun risultato effettivo.
E’ per noi un obbligo, quindi, rinnovare l’appello alla Provincia, deputata a dare indicazioni sulle politiche locali, affinché si riprenda un reale percorso partecipativo così seccamente fermato.
LAV
ANPANA
Associazione Volontari Rifugio Speranza Tuscania