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- Ex parroco di Chia condannato a pagare circa 5mila euro dalla sentenza di sfratto.
La Terza sezione Civile della Corte di Appello di Roma, ha pubblicato la sentenza, nella causa civile in grado di appello tra la parrocchia di Chia, in persona del parroco, Don Enzo Celesti e don Giuseppe Serrone, il sacerdote sposato ex parroco.
La corte ha condannato don Serrone disoccupato e la moglie Albana Ruci,anch'essa disoccupata e in cura presso la Asl di Viterbo, al rilascio della casa canonica parrocchiale di Chia (VT).
Ha condannato inoltre don Serrone al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio in favore della Parrocchia Beata Vergine Maria, liquidate in Euro 2.200,00 di cui Euro 1.600,00 per onorario e Euro 300,00 per diritti, quanto al primo grado; in Euro 2.000,00 di cui Euro 1.400,00 per onorario e Euro 400,00 per diritti (quanto a secondo grado ), oltre IVA e CPA.
Don Giuseppe Serrone si è dichiarato profondamente turbato per l'ennesima ingiustizia.
"Una grave violazione delle norme procedurali è stata compiuta dalla Corte di Appello di Roma - ha affermato - perché la Corte stessa ha riconosciuto che la parrocchia ha prodotto degli atti solo nel secondo grado do giudizio.
Secondo il Codice di Procedura Civile, nel giudizio d`appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d`ufficio. Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d`ufficio.
Non sono ammessi nuovi mezzi di prova, salvo che il collegio non li ritenga indespensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.
La Parrocchia ha prodotto degli atti in appello violando questa prassi procedurale e la corte li ha accettati ai fini della decisione senza richiedere alla parrocchia stessa la dimostrazione di non aver potuto proporli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile, come prevede il Codice".
Don Serrone ha concluso dichiarando: "Proporremo ricorso in cassazione".