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Michele Bonatesta
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Senza filtro - “Bene. Uniamoci ai vari Gabbianelli, Palombella, Mazzoli, Delli Iaconi, Parroncini ed a quanti altri vorranno far sentire la loro voce. Era ora! Ci sono voluti “appena” venti anni ma ora, finalmente, Tuscia Expo, il nuovo polo fieristico Viterbese, è ai nastri di partenza. Così, almeno dovrebbe essere alla luce della conferenza dei servizi alla quale hanno partecipato tutti gli enti interessati, a cominciare dalla Regione alla Provincia al Comune di Viterbo. Anche noi siamo contenti: una nuova opportunità per lo sviluppo economico del territorio anche se dovremo fare i conti con la nuova Fiera di Roma, a meno di cento chilometri dal nostro capoluogo, dotata di collegamenti che noi ci sogniamo di avere”.
Non si fa attendere il commento di Michele Bonatesta presidente del movimento di opinione “Insieme per il territorio” a poche ore dall’annuncio della notizia data dalla stampa locale.
“Certo: con tredici miliardi delle vecchie lire (quanti, da sempre, sono stati a disposizione di Tuscia Expo) - sottolinea Bonatesta - si sarebbe potuta fare una partenza molto più significativa di quella che si farà, a venti anni di distanza, con 7,6 milioni di euro (equivalente non rivalutato dei già citati 13 miliardi di lire). Ma tant’è: il poco è sempre stato migliore del niente per cui accontentiamoci ed andiamo avanti con l’augurio che, per la conclusione di tutto, non si debbano attendere altri venti anni.
Ora, però, è il momento di riaccendere i riflettori su un’altra realizzazione ferma la palo da sedici anni che, come Tuscia Expo, è irrinunciabile per l’ordinata crescita delle potenzialità del nostro territorio. Stiamo parlando - spiega l’ex parlamentare viterbese del Centro agroalimentare. Un progetto che vide la sua nascita nel 1990 con la costituzione della società e per il quale l’amministrazione comunale dell’epoca mise a disposizione i terreni di sua proprietà alla Volpara (ad un prezzo che fu definito “politico”) proprio per incentivarne la realizzazione.
E, allora, la prima domanda: la scelta della Volpara per realizzare Tuscia Expo limita (o addirittura esclude) la possibilità che il Centro agroalimentare possa sorgere nella stessa zona? Noi pensiamo ( e ci auguriamo) di no ma, in ogni caso, l’approssimarsi del via ai lavori per il nuovo polo fieristico viterbese dovrebbe rimettere in moto, con urgenza, i meccanismi per realizzare quest’altra struttura fortemente attesa dalla nostra agricoltura che, per sopravvivere, ha l’irrinunciabile necessità di crescere trasformando e commercializzando i suoi prodotti, sicuramente competitivi per qualità sui mercati nazionali e non solo.
Il nostro appello prosegue il presidente di “Insieme per il territorio” va dunque, in questo momento, a quegli stessi partiti, uomini politici e amministratori che hanno mostrato soddisfazione per l’ok dato dalla conferenza dei servizi a Tuscia Expo affinché, da subito, profondano lo stesso impegno (se non di più) perché anche il Centro agroalimentare diventi quanto prima una realtà.
L’agricoltura ricorda Bonatesta ha sempre rappresentato, per il Viterbese, il volano dell’economia grazie alla qualità dei suoi prodotti, seppure senza mai trovare da parte delle Istituzioni quell’attenzione e quell’interesse che avrebbe meritato. Ora, purtroppo, sta attraversando un momento di particolare difficoltà dovuta anche allo smantellamento dei mercati generali senza che, a tutt’oggi, sia stata individuata una valida alternativa.
Vogliamo continuare a giocare con la politica del rimpallo delle responsabilità conclude Bonatesta o vogliamo occuparci seriamente del problema? Gli agricoltori viterbesi hanno bisogno di fatti e non di parole, di impegni e non di promesse. Parole e promesse, che, come abbiamo già ricordato, per il Centro agroalimentare risalgono al lontano 1990. Sedici anni di chiacchiere sono più che sufficienti perché, ora, si cominci a fare qualcosa di serio? Attendiamo risposta!”