Senza filtro - Come individuare un sistema di monitoraggio delle acque che ne garantisca la qualità, nel rispetto delle indicazioni normative emesse dall’Ue. Nell’aula Mendel dell’Università della Tuscia si è dibattuto ieri su “La buona qualità dell’acqua: obiettivi e metodologie della direttiva quadro europea”, nell’ambito del convegno nazionale che, primo nel suo genere, è stato organizzato dalla Provincia di Viterbo.
Dopo il saluto dell’assessore all’Ambiente Tolmino Piazzai, a prendere la parola sono state eminenti personalità del mondo scientifico italiano, tra le quali Pier Francesco Ghetti, rettore dell’Università Cà Foscari di Venezia; Giovanni Damiani, docente dell’Università della Tuscia; Giorgio Pineschi del ministero dell’Ambiente e Serena Bernabei dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e servizi tecnici. Hanno partecipato al dibattito anche rappresentanti dell’Istituto superiore della Sanità, dell’Università di Tor Vergata, dell’Arpat Toscana e dell’Arpa di Lazio, Piemonte, Umbria e Lombardia.
“La Provincia di Viterbo - afferma l’assessore Piazzai è in prima fila in quel processo che prevede l’individuazione di metodi di analisi e controllo delle acque italiane, al fine di preservarne la qualità. E quindi di salvaguardare la salute dell’uomo, degli animali e di tutto l’ambiente”. Palazzo Gentili in effetti è non solo il primo ente ad aver organizzato un convegno di questo tipo, ma è anche tra i pochi in tutto il Paese a essere inserito in quei gruppi di lavoro ristretti, creati dal ministero dell’Ambiente per innovare il settore dell’analisi delle risorse idriche.
“Concluso il dibattito continua questo pomeriggio inizierà un corso di formazione della durata di una settimana, durante il quale gli esperti partecipanti studieranno, e quindi testeranno, nuovi metodi di monitoraggio delle falde acquifere”. Le indicazioni così ottenute verranno inviate al dicastero competente, per poi essere valutate e rielaborate proprio da quei gruppi di lavoro ristretti creati insieme all’Apat (Agenzia nazionale protezione ambiente e servizi tecnici) e di cui fa parte la Provincia.
Il passaggio seguente sarà il ritorno delle proposte al ministero dell’Ambiente, a cui spetterà decidere se inserirle o meno all’interno dello strumento normativo che verrà scelto per l’analisi delle acque e sarà valido su tutto il territorio nazionale. “La possibilità che le innovazioni studiate qui a Viterbo possano tramutarsi in legge e quindi varcare i confini nazionali per raggiungere Bruxelles dice Piazzai ci riempie di orgoglio e testimonia l’attenzione che questa amministrazione riserva alla tutela dell’ambiente e di tutte le forme di vita”.
La direttiva quadro sulle acque (2000/60/Ce) è stata recepita dall’Italia con il decreto legislativo 152 del 2006, ma il nostro Paese rischia di subire la procedura di infrazione. Le attuali metodologie per il monitoraggio delle acque non rispondono, infatti, ai canoni europei. “Abbiamo due anni per adeguarci conclude e vogliamo che dalla Tuscia, e da questa settimana di appuntamenti, partano proposte utili ad accorciare i tempi e a portarci allo stesso livello degli altri Stati membri dell’Ue”.