Senza filtro -
Il Consiglio Comunale di Viterbo,
PRESO ATTO
Delle polemiche emerse, a livello internazionale, dalla pubblicazione del discorso pronunciato dal Santo Padre lo scorso martedì 12 settembre nell’Aula Magna dell’Università di Regesnburg;
RILEVATO
Che il pronunciamento letterale di Benedetto XVI, lungi dalle interpretazioni capziose che ne sono conseguite, aveva ad oggetto la relazione tra Fede e ragione, con considerazioni di carattere filosofico e teologico argomentata muovendo da riferimenti e da scritti storici di natura filosofica e religiosa;
EVIDENZIATO
Come appaia assolutamente incontestabile il diritto del capo della Chiesa Cattolica, anche in ragione della soggettiva condizione di cattedratico di Filosofia e Teologia, di argomentare le ragioni della sua Confessione;
RICONOSCIUTO
Pur non esprimendo giudizi di merito che condizionerebbero la laicità dell’istituzione rappresentata:
· che la lezione di Joseph Ratzinger opera una ricostruzione delle origini e delle motivazioni del particolare radicamento che il cristianesimo ha assunto in Europa e, quindi, nell’area oggi comunemente individuata come “Occidente”, fattispecie questa che, secondo le parole del Pontefice, “è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale.”
· che lo sviluppo della lezione porta il Papa ad affrontare il delicato tema del rapporto tra fede ed empirismo, rivolgendo un’esplicita critica alla cultura occidentale che sembra anteporre la disciplina tecnica alla religiosità, relegando quest’ultima ad eventuale “istanza etica soggettiva” da subordinare alle esperienze scientificamente dimostrabili;
· che il Santo Padre ha indicato il “superamento della limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento” come atteggiamento necessario a realizzare “un vero dialogo della cultura e delle religioni di cui abbiamo un così urgente bisogno”
· che in nessun momento il discorso del Pontefice ha espresso giudizi di merito nei confronti di altre confessioni, compreso l’Islam per il quale è stato fatto espresso riferimento alle sure del Corano ed alle disposizioni ivi contenute circa la guerra santa, così come, sottolineandone il carattere distintivo rispetto alla cultura della cristianità, è evidenziata l’assoluta trascendenza del Dio della dottrina mussulmana rispetto ad alcune ”delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza”.
CONSIDERATO
· Che le reazioni che si sono succedute in questi giorni sono apparse del tutto strumentali e fuorvianti rispetto al vero contenuto del discorso di Benedetto XVI;
· che in particolare l’assenza di una gerarchia ecclesiale della confessione islamica consente arbitrarie e soggettive interpretazioni del Corano che, specie se espresse in modo becero ed urlato, portano a fomentare reazioni intolleranti e violente tra le fila di quel fanatismo che si è reso tristemente noto nel panorama mondiale di questi ultimi anni;
· che tra le tante reazioni scomposte, anche l’organizzazione terroristica Al Quaida non ha perso l’occasione, a seguito del pronunciamento del Papa, per annunciare futuri attacchi all’Occidente ed ai cristiani, pubblicando sul web l’intento di “spezzare la croce”. Allora avrete soltanto due scelte l’Islam o la spada (la morte)” e citando un editto di Maometto in cui si promette ai mussulmani di “conquistare Roma”.
RILEVATO
Come il silenzio a questi attacchi sin qui solo verbali potrebbe costituire, agli occhi dei fanatici, un’ulteriore segno di debolezza della comunità occidentale e, in quanto centro della cristianità, dell’Italia in particolare;
ESPRIME
La propria totale ed incondizionata solidarietà al Santo Padre, nei confronti del quale non può essere tollerato alcun tentativo di limitazione della libertà di pensiero e di espressione;
RIBADISCE
· che l’inalienabile diritto alla libertà di espressione religiosa ed all’esercizio del proprio culto è riconosciuto dall’ordinamento italiano e di tutte le democrazie occidentali, al pari della garanzia di laicità delle istituzioni, pure in mancanza del principio di reciprocità in molti paesi di confessione islamica;
· che tuttavia tale impostazione culturale non può mai costituire nei confronti di alcuno il diritto di attaccare , spesso arrivando a forme di intolleranza fisica ed azioni a carattere terroristico, il modello di convivenza civile consolidato nelle società di formazione democratica;
RACCOMANDA
al sindaco di Viterbo, nella sua veste di coordinatore dei sindaci Italiani presso l’Unione Europea, di farsi promotore presso la stessa perché nessuna colpevole inerzia possa più stimolare alcuno a ritenere che il sistema dei valori, di libertà e democrazia sui quali è fondata la società occidentale possa essere impunemente censurato, bersagliato ed attaccato.
I Consiglieri Comunali
Maurizio Federici
Vittorio Galati
Massimo Gemini
Andrea Scaramuccia
Enrico Maria Contardo
Antonella Stella
Bernardino Porciani
Augusto Turchetti
Francesco Simoncini