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Giuseppe Aloisio
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Senza filtro - La reiterata esternazione giornalistica dell'onorevole Gigli, circa la gara d’appalto aggiudicata a trattativa privata dalla Asl di Viterbo per la fornitura settennale in service di sistemi automatizzati di diagnostica per i propri laboratori, ci induce, nostro malgrado, a replicare.
Ciò in relazione al fatto che, riteniamo, la nostra dichiarazione, emessa il 20 settembre a seguito dell’interrogazione regionale fatta dal citato parlamentare da cui sono scaturiti numerosi articoli giornalistici, non ha sortito effetti esplicativi, viceversa, secondo lo stesso, è frutto di una lettura frettolosa e, quindi superficiale della sua interrogazione ed avrebbe portato lo scrivente a rispondere alle questioni postegli, con argomenti impropri e fuorvianti.
Ritenevamo di essere stati attenti nella lettura delle questioni poste dall’onorevole Gigli e di aver fornito una risposta esaustiva ma forse, considerati i risultati, abbiamo scelto un metodo errato ed allora tentiamo di dare una ulteriore risposta adottando la modalità della “analitica indicazione dei fatti avvenuti” la stessa, peraltro, che abbiamo utilizzato (allegando la documentazione comprovante i fatti stessi), per fornire all’ente pubblico sovraordinato, la Regione Lazio, gli strumenti per la doverosa risposta da rendere, nelle sedi competenti, al parlamentare regionale.
Con delibere del direttore generale (Dott. Cisbani) n. 971 del 5/7/2004 e n. 1 del 5/1/2005 che ha modificato la precedente, veniva bandita una gara per la fornitura settennale in service di sistemi automatizzati di diagnostica per i laboratori analisi della Asl di Viterbo per un importo di € 2.500.000 relativi ai sistemi automatizzati di diagnostica, € 600.000 per i lavori da eseguire presso il laboratorio centrale del Presidio Ospedaliero di Belcolle ed € 45.000,00 per la fornitura di arredi presso il laboratorio centrale del Presidio Ospedaliero di Belcolle per un totale di € 18.145.000,00 per l’intera fornitura settennale.
La citata gara veniva espletata, attraverso una specifica commissione che procedeva alla valutazione, in relazione al capitolato di gara, delle due offerte pervenute da parte di altrettante associazioni temporanee d’impresa (A.T.I.) denominate “Dasit” ed “Abbott”.
La stessa Commissione procedeva alla redazione di specifici verbali, nell’ultimo dei quali, datato 8 agosto 2006, attribuiva i punteggi delle due concorrenti in relazione a due parametri di valutazione: 1)la qualità dei beni e servizi offerti; 2) il prezzo. Il punteggio finale era a favore della ATI Dasit, in quanto il prezzo offerto dalla stessa (€. 15.725.000,00) era inferiore a quello offerto dalla ATI Abbott (€ 18.501.000,00) malgrado quest’ultima fosse stata giudicata migliore in termini di qualità dei beni e servizi offerti.
Il direttore generale (Dott. Cisbani) non provvedeva ad aggiudicare la gara in relazione al citato verbale della Commissione all’A.T.I. Dasit che risultava aver ottenuto il punteggio più elevato.
Il direttore generale, Dott. Aloisio, (insediatosi il 16/8/2005) nell’effettuare il controllo sugli atti di gara, non limitandosi ad esaminare aspetti meramente formali ma investendo la verifica della corretta applicazione del contenuto del capitolato di gara, rilevava sostanziali difformità rispetto alle citate norme di gara. In particolare l’ATI Abbott aveva fatto una offerta omettendo di indicare il costo di talune “voci” di capitolato, l’ATI Dasit aveva fatto la stessa omissione ed aveva, inoltre presentato nell’offerta apparecchi con caratteristiche diverse da quelle richieste dal capitolato.
Il direttore generale, Dott. Aloisio, considerate le succitate difformità provvedeva ad emettere una delibera, la n. 1690 del 27/10/2005, applicando correttamente la normativa di gara e provvedendo alla riparametrazione delle offerte parziali delle due ATI (Dasit ed Abbott) calcolava i nuovi valori di offerta (€ 20.615.836,00 per la Dasit ed € 21.840.077,00 per la Abbott). I risultati così conseguiti inducevano la Direzione Generale a non aggiudicare la gara d’appalto in quanto i valori offerti da entrambe le ATI partecipanti erano superiori di gran lunga al presso di base d’asta ammontante lo rammentiamo, ad €. 18.145.000,00.
Il direttore generale, Dott. Aloisio, provvedeva successivamente, con delibera n. 1828 del 16/11/2005, ad indire una trattativa privata, ai sensi dell’art. 8 del D.lgs. n. 402 del 20/10/1998, con la sola ATI Abbott in quanto era l’impresa che pur essendo incongrua sul piano dell’offerta era, tuttavia, regolare sul piano formale. Al contrario, l’ATI Dasit, anch’essa incongrua sul piano dell’offerta era anche irregolare formalmente per aver presentato apparecchiature con caratteristiche diverse da quelle richieste dal capitolato e, quindi, soggetta ad esclusione.
L’ATI Dasit, in data 22/12/2005, ricorreva al T.A.R. del Lazio contro le due delibere succitate (n.1690 del 27/10/2005 e n.1828 del 16/11/2005) la prima che, lo rammentiamo, determinava la non aggiudicazione dell’appalto concorso e la seconda che indiceva la trattativa privata con la ATI Abbott. La Asl di Viterbo si costituiva in giudizio nei termini.
Il T.A.R. del Lazio, in data 8/3/2006 emetteva il dispositivo di sentenza che respingeva il ricorso della ATI Dasit condannandola , altresì, al pagamento delle spese processuali. La sentenza accoglieva in toto l’operato della Asl di Viterbo. L’oggetto della sentenza riguardava specificamente: 1) l’operato del Direttore Generale; 2) l’esclusione dell’ATI Dasit; 3) la riparametrazione dei costi dell’offerta; 4) l’ammissibilità della trattativa privata.
Il direttore generale, Dott. Aloisio, sulla scorta di una sentenza del T.A.R. Lazio totalmente favorevole al suo operato, emetteva la delibera n. 1074 del 16/6/2006 con la quale affidava all’ATI Abbott, in seguito a procedura negoziata, la fornitura settennale in service chiavi in mano, di sistemi automatizzati di diagnostica per i laboratori dell’Asl di Viterbo. E’ opportuno sottolineare che rispetto al minore degli importi riparametrati delle due ATI (quello dell’ATI Dasit) l’Azienda otteneva un risparmio di € 2.470.358,00. In particolare il citato risparmio riconduceva l’importo globale alla base d’asta originaria seppure con l’ottenimento di beni e servizi in misura maggiore sia sul piano quantitativo che qualitativo.
Circa i lavori edili e gli arredi previsti dal capitolato è opportuno rilevare che, in sede di rivisitazione della congruità del valore degli stessi, il direttore generale, ebbe modo di constatare, attraverso gli uffici tecnici specializzati i cui responsabili erano stati sostituiti rispetto a quelli esistenti al momento della redazione del capitolato, che l’importo iscritto per i citati lavori ed arredi (rispettivamente € 600.000,00 ed € 45.000,00) non era assolutamente congruo e ciò malgrado fosse stato incaricato un professionista esterno per uno specifico studio. Per tale motivo in sede di trattativa privata si è accettato l’importo di e 1.332.328,00 per i lavori edili ed € 152.157,00 per gli arredi. In ogni caso su tali importi furono applicati, su richiesta dell’azienda, specifici sconti ammontanti rispettivamente, ad € 204.672,00 per i lavori e ad € 44.772,11 per gli arredi.
L’Ati Dasit, in data 24/7/2006, ricorreva nuovamente al T.A.R. del Lazio contro la delibera n. 1074 del 16/6/2006 di affidamento all’ATI Abbott domandando la sospensione dell’esecuzione della delibera stessa.
Il T.A.R. del Lazio, in data 6/9/2006, emetteva specifica ordinanza con la quale respingeva la domanda cautelare.
Questo è quanto accaduto ed analiticamente documentato, la trasparenza di questa amministrazione consente di ripetere, a vantaggio di qualunque cittadino che voglia avere chiarimenti circa l’operato della stessa indipendentemente dal fatto che ricopra o meno cariche istituzionali, per ogni procedura adottata lo stesso sistema. La valutazione nel merito la lasciamo a chi legge.
Ci sia, tuttavia, consentito affermare che sembra strano che taluni politici seppure asseriscono di non essere interessati alle polemiche locali, anziché limitarsi ad un giusto e doveroso controllo relativo ad atti o fatti amministrativi che ritengono dovere essere chiariti nelle opportune sedi, si presentino all’opinione pubblica attraverso gli organi di stampa con indicazioni quantitative e qualitative che forse non hanno una documentata razionalità.
Ci viene spontaneo domandarci perché tanto interesse su questo fatto? E’ solo uno dei tanti “fardelli” che la precedente amministrazione ha lasciato in eredità e che, seppure con grande difficoltà e constatando un enorme dispendio economico spesso non giustificato, questa amministrazione è costretta a sobbarcarsi nell’interesse unico ed esclusivo dell’istituzione e dei cittadini.
Auspichiamo che l’attenzione dei politici di minoranza e di maggioranza nell’ente sovraordinato rispetto alla Asl di Viterbo sia incentrato verso altri più importanti problemi quali: il completamento del lotto denominato A3 di Belcolle, fermo da cinque anni e per il quale la precedente amministrazione ha speso somme enormi per lavori e professionisti (oltre 5 milioni di euro) ottenendo un semilavorato quasi totalmente da rivisitare con duplicazioni di costi e con un enorme contenzioso in atto; l’allocazione di parte dei reparti nel vecchio ospedale grande degli infermi a distanza di quasi venti anni dall’apertura dell’ospedale di Belcolle; il sostenimento di spese telefoniche e di elettricità per locali già assunti in locazione e per i quali l’azienda ha dato cessazione da molti anni, l’allocazione degli uffici e del distretto nel comune di Viterbo.
L’elenco è molto lungo e potrebbe continuare e questa amministrazione si è sobbarcata tutte le inefficienze conducendo specifiche istruttorie per ciascuna di esse tendenti ad evidenziare tutti gli sprechi e tutte le eventuali anomalie da chiarire, queste ultime nelle sedi competenti.
Giuseppe Aloisio
Direttore Generale della Asl