Riceviamo e pubblichiamo
- Nonostante anche il prefetto di Viterbo, che ringrazio per la sollecitudine dimostrata, si sia, a seguito del mio esposto, immediatamente attivato per conoscere nel dettaglio i fatti relativi al diniego di accesso agli atti nei miei confronti, e per ricordare al sindaco inoltre, che non può essere negate ad un consigliere comunale nessuna notizia o informazione utile all’espletamento del proprio mandato, niente è accaduto.
Né il comandante della polizia locale, né tantomeno l’amministrazione hanno inteso recedere dalla loro posizione ostruzionistica, impedendomi di avere i documenti giustificativi dei 457mila euro liquidati alla Multiservizi per i lavori dell’alluvione 2005.
Ormai la situazione è diventata veramente pesante, le più elementari regole etiche e amministrative che stanno alla base del governo di un ente pubblico vengono quotidianamente ignorate e si sfida arrogantemente anche la legge per impedire in ogni modo che escano notizie ed informazioni sull’operato di questa maggioranza.
A questo punto penso che chiunque si ponga la medesima domanda: cosa vogliono nascondere?
Perciò, al fine di garantire l’esercizio del mio diritto d’accesso, ed il ripetersi di tale gravissima situazione che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la totale mancanza di trasparenza in cui agisce questa amministrazione, ho presentato un dettagliato esposto alla Commissione nazionale per l’accesso ai documenti amministrativi presso la presidenza del Consiglio dei ministri.
Ciò ha permesso anche di interrompere i termini per l’ eventuale ricorso di fronte al giudice amministrativo del Tar.
Questo passaggio è propedeutico ad un eventuale successivo esposto alla Procura della Repubblica per verificare l’eventuale sussistenza di reati di carattere penale quali ad esempio l’omissione di atti d’ufficio, che diventerebbe certo nel caso di ulteriore resistenza dopo l’accoglimento dell’esposto da parte della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi.
Certo è che gli eventuali responsabili dovranno risponderne personalmente, e per difendere tale inopinata presa di posizione dovranno pagare di tasca loro.
Troppo facile sarebbe, infatti, fare gli arroganti, voler andare per forza davanti ad un giudice sapendo che il tutto si paga con i soldi dei cittadini, come è avvenuto ad esempio per il concorso dei vigili urbani dove, guarda caso, c’era ancora di mezzo, tra gli altri, ancora il comandante della polizia locale.
I cittadini non possono continuare a pagare per difendere soggetti che costantemente sbagliano mettendo in crisi la credibilità dell’intera amministrazione e, cosa ancora più grave, impedendo che vengano garantiti i loro diritti più importanti come l’imparzialità
e il controllo da esercitare tramite il mandato conferito a chi hanno eletto come loro rappresentante in consiglio comunale.
Ed è chiaro che, se anche in questo caso, un giudice dichiarerà illegittimo questo atto gravissimo, come nel caso del concorso, il comandante della polizia locale dovrà essere immediatamente rimosso dal suo incarico.
Sandro Celli
Consigliere comunale