 |
Alessando Mazzoli
copyright Tusciaweb |
- La Monti Cimini spa sta di fatto diventando operativa. Ieri, infatti, anche il consiglio di Palazzo Gentili ha approvato l’adesione della Provincia di Viterbo alla società. La Monti Cimini è società pubblico privata, dove alla parte pubblica spetta il 60 per cento delle quote e il 40 al privato. In particolare, per il pubblico la suddivisione è: 35% di quote all’Arsial, l’11% alla Provincia di Viterbo, 7,5% alla Camera di commercio, 4% alla Comunità montana e 2,5% al Comune di Vignanello. Per la parte privata invece le quote di capitale sociale (40%) sono suddivise tra i produttori.
Il progetto in questione è volto alla ristrutturazione dell’opificio industriale dell’Arsial di Vignanello e destinato alla trasformazione delle nocciole. Il ciclo produttivo esistente sarà integrato con macchinari che permetteranno il rafforzamento del ruolo dell’industria della trasformazione agro-alimentare, che rappresenta uno dei punti di debolezza della filiera laziale.
“Questa nuova società spiega l’assessore all’Agricoltura Mario Trapè si propone di contribuire al sostegno del settore agricolo tramite il rafforzamento della filiera agroalimentare. La spa si è resa necessaria nel momento in cui da un’annata all’altra si registra un’oscillazione forte del prezzo da 350 a 170 euro al quintale che viene fatto da pochi e dove si deve sempre attendere la produzione della Turchia per sapere quale sarà il destino della nocciolicoltura dei Monti Cimini”.
L’iniziativa della nuova società di gestione del complesso di Vignanello deve contribuire quindi al recupero della produzione che deve passare secondo i moderni sistemi di comunicazione e marketing territoriali. Uno degli obiettivi finali sarà quindi quello di realizzare un marchio identificativo e un packaging adeguato a valorizzare la tracciabilità del prodotto.
“Sono convinto dice ancora l’assessore che è indispensabile avere una prospettiva chiara ed efficace per lavorare e confezionare le nocciole, se si offrono sul mercato soltanto allo stato sfuso ci sarà sempre incertezza e il prezzo sarà determinato dal compratore sulla base della previsione del mercato turco, per questo dobbiamo trovare sinergie che riescano a spostare la produzione anche su prodotti diversificati che garantiscano una redditività”.
Tutti i Comuni che vogliono entrare a far parte della Monti Cimini spa possono farlo chiedendo quote di capitale sociale direttamente all’Arsial, i produttori invece possono intervenire sul capitale privato. Le quote comunque sono aperte a tutti. “E’ giusto che i produttori si associno continua Trapè -. In questa fase è opportuno che intervengano anche le istituzioni. Sicuramente si contribuirà insieme a difendere il prezzo dalle oscillazioni del mercato, perché non è ammissibile che chi produce sia ai margini nelle determinazioni delle quotazioni”.
Alcuni dati.
Il gigante della corilicoltura è la Turchia che copre il 76% della produzione mondiale, immediatamente seguita dall’Italia con il 15%. A livello nazionale si attesta sulle 120/130 mila tonnellate annue, di questo oltre l’80% è concentrata in 5 province: Viterbo, Messina, Avellino, Cuneo e Napoli. La coltivazione di nocciole nel Viterbese riveste nella regione Lazio un ruolo di primaria importanza in quanto fornisce il 96% della produzione regionale, rappresentando la prima provincia italiana per la coltivazione di nocciole con 32 Comuni interessati - in particolare Capranica, Carbognano, Caprarola, Ronciglione e Vignanello che sono i maggiori produttori - e circa 15.000 operatori coinvolti.