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Nando Gigli
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- Per gentile concessione del Messaggero, riportiamo l'intervista in esclusiva al leader dell'Udc Rodolfo Gigli pubblicata questa mattina dal quotidiano viterbese dal titolo
Gigli: il vecchio leone ruggisce ancora
Le notizie sono quattro: non chiederà la testa del sindaco dopo il 13 dicembre quando se il primo cittadino dovesse essere sfiduciato non potrebbe più ricandidarsi, ma ritiene che alla prossima tornata il pretendente alla poltrona più alta di palazzo dei Priori non dovrà essere un uomo di An;
farà una guerra senza quartiere alla Asl di Pippo Aloisio, la cui gestione definisce inadeguata, dannosa per i cittadini e condita di tanta faziosità e arroganza;
avverte i viterbesi che il termovalorizzatore per bruciare i rifiuti è già stato deciso e che si batterà affinché si apra una discussione con gli enti locali e con le associazioni dei cittadini per dove collocarlo;
annuncia che alla fine di questa legislatura (Regione e Comune) appenderà le scarpette al chiodo per godersi il meritato riposo, anche se fare politica gli piace eccome.
Signori, ecco a voi Nando Gigli, il babbo della politica viterbese. Più in forma che mai. Con lui, quasi due ore di chiacchierata per mettere a nudo problemi e soluzioni per la Tuscia ed il Gigli-pensiero è servito.
Onorevole, lei è un uomo della prima repubblica e converrà che oggi il modo di fare politica è cambiato. Era meglio prima o adesso?
«La risposta è scontata: la situazione è peggiorata notevolmente. Non che il passato sia da difendere in toto.
Gli errori, anche grossolani, non sono mancati; ma oggi noto che c’è molto pressappochismo, un eccesso di superficialità e una tendenza a trascurare le forme di coinvolgimento e di rispetto per le istituzioni, per privilegiare una gestione di natura personale. Insomma, impera il leaderismo».
Già, e lei negli ultimi tempi è stato criticato per un certo feeling coi Ds in Comune. Qual è il limite tra una giusta dialettica e l’inciucio?
«Il limite sta nella saldezza delle proprie idee e negli obiettivi che si intende raggiungere. In un sistema democratico credo che sia, non opportuno, ma necessario stabilire un rapporto dialettico e di confronto con tutti.
Noto invece con preoccupazione che c’è una tendenza ad arroccarsi in difesa delle proprie posizioni. Io resto convinto che ognuno è portatore di una parte di verità e che l’interesse generale si tutela mettendo a confronto le diverse posizioni per perseguire un punto di sintesi».
Quella che ha appena espresso è una critica al sindaco Gabbianelli, di cui dico io è noto il suo caratteraccio?
«Formalmente il sindaco è persona corretta. Io poi, sono uomo delle istituzioni prima che uomo di partito e ho grande rispetto per il ruolo istituzionale che l’elettorato ha assegnato a ciascuno di noi.
Su un piano più specifico, non c’è dubbio che veniamo da esperienze e storie diverse e abbiamo una diversa formazione politica e culturale. E questo qualche volta finisce per emergere».
Quindi Gabbianelli a Natale mangerà il panettone.
«Il suo impegno lo deve mantenere fino al 2009. Piuttosto, ritengo che il prossimo candidato a sindaco dovrà essere di un altro partito. Se non sbaglio An governa Viterbo dal ‘95 e, dopo 14 anni, mi sembrerebbe anche giusto cambiare».
Con le stesse coalizioni che ci sono adesso?
«Noi abbiamo un sistema legislativo che costringe ad alleanze che possono essere anche innaturali. La politica si fa per portare avanti i propri programmi e le proprie idee, ma perché questo si realizzi bisogna avere anche i numeri.
Così spesso si formano coalizioni che stanno insieme solo per il risultato elettorale ottenuto. Rispondo per me: la linea di marcia che l’Udc ha indicato è quella di una coalizione di centrodestra che sia alternativa alla sinistra radicale. Ma, soprattutto se c’è da difendere interessi di carattere locale, non escludo la possibilità di laboratori politici alternativi. Del resto, nei centri medio piccoli, l’elemento uomo conta molto più dei partiti. L’importante è che si facciano accordi alla luce del sole su obiettivi e metodi di gestione condivisi».
Passiamo al tema sanità. Si nota che lei sta puntando l’indice sulla attuale gestione: perché?
«Perché ritengo questa gestione assolutamente inadeguata e dannosa per la comunità viterbese. E dico con chiarezza che è caratterizzata da faziosità, arroganza e una buona dose di presunzione, precisando che ovviamente i miei sono giudizi politici. Ma una serie di atti sui quali sto facendo verifiche mi fanno sorgere il sospetto che non risponda a elementari criteri di trasparenza e di economicità.
Per altro verso, talune iniziative e decisioni assunte dal manager mi fanno supporre che si sia messa in atto un’azione tesa a discriminare e ad allontanare professionisti o semplici operatori colpevoli solo di non essere in sintonia con le scelte politiche vincenti. E aggiungo: c’è un atteggiamento faziosamente schierato in favore di una forza politica in maniera spudorata».
Per tutti questi motivi lei ha puntato l’indice sulla cittadella della sanità?
«Non solo. Mi stupisce ad esempio che si affidino a trattativa privata la fornitura di reagenti e altri lavori per un totale di 18.145 mila euro. E in tutto ciò è un’ignominia che non esistano organi di controllo.
Quanto alla cittadella, ho letto nel bando una serie di cose singolari, a cominciare dal fatto che l’offerente deve garantire parcheggi che non ci sono e che dovranno essere realizzati su un’area pubblica o con una sopraelevazione: cose che hanno bisogno di una concessione comunale, che a oggi non esiste. Ma non è finita: nel bando si parla di affittare 10 mila metri quadrati, mentre ne sono disponibili solo 7.600. Gli altri saranno occupati ancora per 5/6 anni.
E ancora: sopra l’immobile è istallata una centrale radio con antenne, incompatibile con gli ambulatori. Infine, c’è il dubbio sulla valutazione di congruità dell’immobile. Chi ha stabilito il prezzo?».
Però il vecchio ospedale, dove prima c’erano gli ambulatori, è stato dichiarato inagibile e un’altra soluzione andava trovata.
«Anche lì ho molti dubbi. Ripeto, dubbi. Da come si sono però svolti i fatti mi sorge il sospetto che sia stato un po’ tutto concordato. E poi: nessuno ha mai dichiarato che l’intero complesso è pericolante, ma solo una parte di esso. Per tutti questi motivi su questo problema intendo andare fino in fondo».
La Asl è gestita da un fioroniano doc. Dietro tutto questo c’è anche un problema di rapporti col ministro?
«Per quanto mi riguarda no. Per i miei, e soprattutto per i suoi impegni, i nostri rapporti sono ormai poco frequenti, ma non ho motivo di essere critico nei suoi confronti. Anzi, ho sempre espresso un convito apprezzamento per le sue qualità. L’ho sempre considerato un ragazzo dotato e meritevole di attenzione».
Come vede la situazione a palazzo Gentili?
«Non diversamente da quella del Governo e della Regione: approssimazione e dilettantismo le caratteristiche più evidenti».
Come si risolverà il problema dei rifiuti?
«Nella maggioranza ci sono posizioni radicalmente diverse. Ma questo è un problema loro. Quello dei cittadini invece, è che hanno già deciso di realizzare il termovalorizzatore: ergo, sarebbe più onesto da parte loro che si uscisse dall’ipocrisia e che si andasse a discutere sulla sua localizzazione, cercando un’intesa con le amministrazioni locali, le associazioni e i cittadini.
Del resto anch’io ritengo che per risolvere il problema rifiuti questa sia la strada. Mi dà però fastidio il tentativo di contrabbandare una scelta già fatta con un’apparente disponibilità a discutere».
Suo fratello nel centrosinistra: una strategia, un caso o una lite in famiglia?
«Niente di tutti questo. Ha fatto le sue scelte autonomamente, nonostante qualche invito alla cautela. Ma sono molto legato a lui».
Per quanto tempo ancora pensa di continuare a far politica? Vorrebbe chiudere alla grande?
«Sono perfettamente consapevole di dover essere vicino a momento in cui dovrò appendere le scarpette al chiodo. Non ho alcuna intenzione di perseguire obiettivi che non siano quelli di concludere dignitosamente gli impegni presi con gli elettori in Regione e in Comune. Quelle scadenze le considero definitive».
Visto che dovrà lasciare la stecca, tra i giovani locali vede qualcuno che possa emergere e sostituire l’attuale classe dirigente?
«Fortunatamente sì. E spero che la schiera di questi giovani animati, oltre che dalla voglia di affermarsi, da quella di far politica con spirito di servizio, cresca ulteriormente».