Riceviamo e pubblichiamo
- Non è la prima volta che gli amici della Fai Cisl di Viterbo sollevano il problema del lavoro nero in agricoltura con toni di allarme sociale e richieste di controlli punitivi.
Se in generale si possono condividere, senza esitazioni, tutte le azioni rivolte all’emersione ed alla regolarizzazione del lavoro nero, è consigliabile però, data la delicatezza della materia, una maggiore cautela ed una approfondita verifica e valutazione dei dati presi a base della denuncia.
Sarebbe stato più corretto fare riferimento piuttostoché alle 38.000 (trentottomila) imprese agricole iscritte alla Camera di Commercio di Viterbo, alle ditte assuntrici di manodopera agricola ed alle giornate di lavoro denunciate da queste all’I.N.P.S..
Secondo i dati forniti dall’I.N.P.S., il numero dei datori di lavoro agricolo, nella nostra Provincia, si è ridotto dai 2.728 del 1998 ai 1745 del 2005, mentre il numero delle giornate denunciato all’I.N.P.S. dai datori di lavoro agricolo è passato dalle 635.402 giornate del 1998 alle 609.402 giornate del 2005.
Non c’è pertanto alcun crollo del lavoro regolare a vantaggio del lavoro nero.
Si può rilevare al contrario una positiva tendenza alla tenuta dell’occupazione dipendente in agricoltura, malgrado la riduzione del numero dei datori di lavoro.
Infatti la riduzione del numero dei datori di lavoro è in linea con la riduzione del numero dei lavoratori autonomi, titolari di impresa agricola Coltivatori Diretti e Iap, che passano dai 5049 del 1999 ai 4469 del 2006 ( nelle altre Province del Lazio la riduzione è molto più consistente).
L’assessore Regionale all’agricoltura Daniela Valentini, soltanto alcuni giorni orsono, prendendo a riferimento la comparazione dei dati ISTAT del secondo trimestre 2005 con quelli del secondo trimestre 2006, ha rivendicato alle politiche regionali il merito di un forte aumento dell’occupazione dipendente agricola del Lazio ( del 116% ), che riguarda anche Viterbo.
Sembra perciò infondato l’allarme lanciato dalla CISL ed immotivata la richiesta di controlli punitivi.
Siamo d’accordo che il problema venga affrontato quanto prima al Tavolo Verde dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo, nell’ambito della definizione delle politiche di sviluppo e rilancio dell’agricoltura viterbese.
Non è corretta l’immagine di un agricoltura viterbese che vive fuori dalle regole. La realtà è di un forte settore dell’economia provinciale, in profonda trasformazione, che può offrire importanti opportunità di investimento e di lavoro.
il presidente Cia
Petronio Coretti