Senza filtro -“Gli infortuni fanno parte dei rischi del mestiere”: è una frase che si sente ripetere ancora troppo spesso. Colpa della scarsa formazione e di una informazione che, nonostante l’impegno di molti dei soggetti competenti abbia comunque contribuito ad una crescita culturale, si diffonde con maggiori difficoltà nel tessuto economico della Tuscia, dove prevalgono le ditte individuali (il 79 per cento del totale). Intensificare gli interventi, magari migliorando gli strumenti, perché sia garantito il diritto a un lavoro sicuro (oltretutto, i danni da infortuni sul lavoro rappresentano più del 3 per cento del Pil), deve essere dunque una priorità per gli Enti preposti come per le associazioni di categoria.
Lo hanno ribadito i relatori al seminario tenutosi a Viterbo, presso la sede del Cefas, su iniziativa della Cna, in occasione della settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro 2006, dedicata ai giovani lavoratori e a quanti stanno per entrare nel mondo del lavoro.
Luigia Melaragni, responsabile delle Politiche per l’Ambiente e la Sicurezza della Cna, nell’introduzione ai lavori e i due esperti del Dipartimento di Prevenzione - Servizio Pisll della Asl di Viterbo, Angelita Brustolin e Giancarlo Mannozzi, le cui comunicazioni sono state particolarmente apprezzate, hanno affrontato il tema della prevenzione dalla parte dei minori e dei giovani (si ricorda che l’ammissione al lavoro è consentita al compimento del quindicesimo anno di età e nel caso di assolvimento dell’obbligo scolastico).
I numeri, illustrati da Brustolin, sono chiari. Pur in presenza, anche nella Tuscia, di una diminuzione degli infortuni denunciati all’Inail nel periodo dal 1999 al 2004 -tendenza confermata nel 2005 (- 0,8 per cento rispetto all’anno precedente)-, il fenomeno infortunistico deve preoccupare. Si prenda il dato del 2003, disponibile per fasce di età: sono stati 13 (l’1 per cento sul complessivo) i casi fino a 17 anni, 763 (il 37 per cento) nella fascia dai 18 ai 34 anni. E dal 2000 al 2003 gli infortuni riconosciuti dall’Inail che hanno coinvolto i minori dai 10 ai 17 anni sono stati 652, circa il 10 per cento. Davvero troppi.
Senza mettere nel conto le malattie professionali, che evolvono lentamente ma che possono avere conseguenze serie, soprattutto se a giovani in cui non si è completato il processo di maturazione degli organi si attribuiscono mansioni non adeguate.
I settori più a rischio sono quelli dell’industria, delle costruzioni, del commercio e dei trasporti, con una vera e propria emergenza per i lavoratori cosiddetti atipici e per gli immigrati. Pesano, come si è detto, l’inesperienza, la scarsa o spesso inesistente formazione, nonché la disinformazione di chi inizia a lavorare e del datore di lavoro.
Sulla complessa normativa vigente in materia di protezione dei giovani sul lavoro come sulle mansioni che gli adolescenti possono svolgere, Mannozzi ha tenuto una puntuale relazione.
Dalla quale è emerso, a proposito del contratto di apprendistato, anche un numero non proprio tranquillizzante: nella provincia di Viterbo, l’abitudine al fumo tra gli apprendisti è più alta che nel resto del Paese. Riguarda, infatti, il 58 per cento dei ragazzi e il 47,2 delle ragazze, contro una media italiana che si attesta al 32, 9 per cento nel primo caso e al 26,7 nel secondo.
Battiamo tutti: dopo la Tuscia, ci sono il Veneto (42,6 e 32,4 per cento) e Pesaro (36,11). Più sono bassi il livello di istruzione e le qualifiche professionali con le quali i giovani sono assunti, più è presente questa cattiva abitudine.
La vita lavorativa, insomma, non parte proprio bene, per riprendere lo slogan della campagna europea. “La nostra associazione -osserva Adalberto Meschini, segretario della Cna, presente all’incontro- si impegna da anni per affermare la cultura della prevenzione, che, come è stato giustamente sottolineato durante il seminario, costituisce un vantaggio competitivo per l’impresa. L’ulteriore potenziamento delle attività dei nostri servizi e la stessa recente convenzione con la Asl nascono dalla convinzione che sicurezza significa civiltà, rispetto della persona, qualità del lavoro e dei servizi e/o prodotti che l’impresa fornisce. Riteniamo che il processo di cambiamento debba avere una accelerazione e che ci siano le premesse per ottenere buoni frutti. Del resto, lo constatiamo ogni giorno, quando si riesce a fare informazione e formazione, i risultati arrivano”.
Per contattare i competenti uffici della Cna, ci si può rivolgere allo 0761.2291 o al numero verde (con chiamata gratuita) 800-437744.