Senza filtro - "In pratica, operiamo solo dal 1986: prima di quella data i contrasti tra le
amministrazioni di Calcata e Mazzano ci hanno paralizzato", ammette Gianni Guaita, mantovano trapiantato nel Lazio, direttore del parco del Treja. "La natura, però, è splendida. I boschi sono integri, le acque quasi pulite. Qui vivonoil merlo acquaiolo, il martin pescatore, il gheppio, molti rapaci notturni.
Appena fuori dei confini nidifica il lanario. Poi ci sono il tasso, l'istrice, la puzzola. La lontra si è estinta negli anni Settanta".
E iproblemi? "Il più serio è l'afflusso domenicale concentrato nel borgo di Calcata che ha più di 40.000 visitatori l'anno, le cascate di Monte Gelato 30.000.Il bracconaggio invece è ormai assente e i tombaroli non danno più fastidi".
Queste dichiarazioni sono tratte da un'intervista rilasciata una decina d’anni fa. Possiamo immaginare oggi come le cose siano andate avanti, a parte il solito problema dei fondi insufficienti (o mal utilizzati), è soprattutto la vicinanza di Roma l'interrogativo del futuro. Nata venti anni fa, senza un vero motivo, con l'etichetta di Parco Suburbano, "l'area protetta" sul Treja vede oggi la città avvicinarsi veloce.
La domenica l'ingorgo di visitatori trasforma completamente l'immagine di Calcata. Un grande mercato scenografico dell'inverosimile e del virtuale. Mentre il territorio del parco diventa via via impraticabile a causa delle continue frane, dell'incuria e dell'invasione di cinghiali caucasici proditoriamente immessi nell'area. Che fare?
Paolo D'Arpini