Riceviamo e pubblichiamo
- Come è noto, al seminario di Orvieto per il partito democratico i parlamentari e i dirigenti della sinistra Ds non hanno partecipato. Ciò perché i passi che si stanno compiendo sul piano organizzativo e su quello istituzionale delineano una “strategia del fatto compiuto”, che bypassa le sedi democratiche e statutarie dei Democratici di sinistra.
Difatti la risoluzione finale approvata dall’ultimo congresso di Roma non prevedeva lo scioglimento dei Ds e la formazione di un nuovo partito, bensì soltanto impegnava il gruppo dirigente a costruire una federazione tra le forze che si riconoscevano nell’esperienza dell’Ulivo. Che fine ha fatto il rispetto di quel mandato congressuale?
Una cosa è infatti realizzare una federazione, altro è costruire un nuovo partito. Pertanto ritengo che la proposta di costituire oggi gruppi consiliari unici dell’Ulivo a tutti i livelli sia una inaccettabile forzatura non solo sul piano politico, ma anche nei confronti degli elettori laddove i singoli partiti si sono presentati con liste separate e separatamente agiscono.
Vogliamo ricordare la recentissima crisi aperta alla Provincia dal gruppo della Margherita? O preferiamo soffermarci sulla vicenda della nomina del membro di minoranza nella commissione urbanistica del comune capoluogo? Oppure esaminiamo il voto espresso dai gruppi di Palazzo dei Priori su Villa Buon Respiro?
Le unificazioni dei gruppi consiliari non costituirebbero altro che frettolose scorciatoie di ingegneria politicista, priverebbero gli iscritti ai partiti dei propri diritti e, comunque, rischierebbero in alcuni casi di provocare ingiustificabili divisioni tra eletti nelle stesse liste.
Tutto ciò a prescindere dalla discussione politica sul futuro dei Ds, che ci vedrà impegnati nell’ormai prossimo congresso: l’unica sede democratica legittimata a prendere decisioni di tale portata.
Leggere l’amico Severo Bruno che cita Mao Zedong per descrivere la situazione mi fa pensare a cosa questo nuovo partito possa finire per essere: un miscuglio di culture estremamente diverse tra loro, tenute insieme da un calcolo politico-elettorale.
Se si andrà avanti effettivamente su questa strada, per quanto ci riguarda come sinistra dei Ds sarà inevitabile rilanciare la ricerca, l’elaborazione e l’iniziativa politica di una sinistra di governo su un terreno inevitabilmente diverso da quello del partito democratico e inequivocabilmente interno al campo del socialismo europeo.
Comunque nulla è scontato: tutto dipenderà dal fatto se ci sarà un vero confronto democratico o se il congresso della prossima primavera sarà soltanto una sede di ratifica di decisioni già prese altrove.
Valerio De Nardo
Esecutivo provinciale Ds