Senza filtro - I consiglieri comunali Cappellacci, Celli, Centini, Cinelli, Ranucci e Scalet hanno abbandonato la seduta del consiglio comunale e denunciano la mancanza di riguardo che il primo cittadino ha avuto nei confronti della cittadinanza tutta offendendo i rappresentanti che siedono sugli scranni comunali.
Nelle passate amministrazioni, rosse o nere che fossero, a memoria non si ricordano atteggiamenti provocatori di questo tipo. Ad una dichiarazione scritta di un consigliere della minoranza, allegata agli atti del consiglio stesso, nella quale si chiedeva di riportare la discussione in consiglio a toni più pacati e costruttivi per il benessere di Tarquinia, il sindaco, appena giunto in aula, prendeva visione del documento e successivamente lo trasformava in aeroplanino e lo lanciava nell’aula del consiglio, a disprezzo dei consiglieri e soprattutto dei cittadini che li rappresentano.
Tutto questo è accaduto proprio al termine del dibattito sulle problematiche relative alle mega bollette dei rifiuti e al bilancio.
I suddetti consiglieri, nonostante avessero garantito fino all’arrivo del sindaco la validità della seduta del consiglio, rispettosi del mandato conferitogli, dando prova di grande senso di responsabilità per permettere la discussione del bilancio consuntivo del 2005, già in grave ritardo di approvazione, ritengono che tutto ciò sia gravemente offensivo nei confronti degli stessi e di tutta la cittadinanza. Considerano pertanto doveroso informare i cittadini su come vengono rappresentati dal sig. Giulivi e sulla scarsa considerazione che questa amministrazione ha verso di loro.
Di fronte a tutto questo nessuno dei consiglieri della maggioranza è intervenuto a stigmatizzare l’accaduto, dimostrando ancora una volta la loro sudditanza.
Luigi Cappellacci, Sandro Celli, Angelo Centini, Lorenzo Cinelli, Memmo Ranucci e Daniele Scalet
Il documento che è diventato un aeroplanino
Sig. Presidente del Consiglio,
siamo così giunti a questo ultimo consiglio comunale convocato ancora una volta alle otto di mattina a disprezzo dei richiami e delle sollecitazioni che costantemente le ho rivolto. Come promesso, non posso non richiamarla ancora una volta nel sollecitare la sua coscienza di uomo libero al fine convocare il consiglio di pomeriggio per permettere la partecipazione di tutti i cittadini.
L’ultima volta, quasi due mesi fa, lei ha agito da uomo di parte, succube di un potere che non accetta il dialogo, di un potere che ha paura o che per arroganza non ritiene più necessario il confronto. Io la esorto ancora a riflettere sul suo operato e la invito ad un gesto di coraggio.
Oggi sono ancora qui al mio posto di consigliere, nonostante tutto, almeno per poter riaffermare quel diritto alla parola e all’ascolto che ci viene negato. Oggi sono ancora qui, fosse solo per dire che non mi avete piegato e che, come in un gioco da tavolo, la mia presenza equivale ad un ultimo baluardo contro le forza avversarie e che va segnalata con una bandierina.
Sig. Sindaco,
la rivedo con piacere dopo due mesi dall’ultimo consiglio comunale, anche se ancora non si sono spente le voci di chi riteneva di chiedere aiuto a “Chi la visto?” per sapere della sua esistenza. In varie occasioni il sig. Benedetti l’ha validamente sostituita, ma la sua assenza si è fatta comunque notare.
In rare occasioni mi è capitato di incontrare una persona come lei: a volte disponibile e ragionevole, disposto a costruire insieme un futuro migliore, altre volte chiuso e scontroso, a difesa di una ragione che non sta mai da una parte sola, isolato di fronte alla città e lontano dalla gente. Le dico questo perché lei è anche il mio sindaco, perché in lei avevo trovato una persona in cui credere, perché ho a cuore la città. Le dico questo con sincerità, lontano dalle beghe politiche e dal fatto che da qui a sei mesi si andrà alle urne.
La politica non deve essere alimentata da rancori personali e non trova alimento nelle ripicche e nelle cattiverie, ma nasce dall’esigenza di confrontarsi e di affermare quelle idee e quelle prassi utili per tutti. Questa è la base della convivenza democratica, nel rispetto di chi dopo anche un aspro confronto non la pensa allo stesso modo, ma comunque collabora al bene comune.
In questi anni si è arrivati ad una chiusura totale della sua maggioranza nei confronti della minoranza e nei confronti dei cittadini.
Credo ancora che la politica sia una forma di servizio, per rendere il mondo migliore rispetto a come l’abbiamo trovato.
Nella mia esperienza di educatore, sia come scout sia come insegnante, ho sempre cercato di mettere al primo posto il bisogno di creare un dialogo, il dovere di fare del proprio meglio e la necessità a trovare la propria strada nella vita tenendo ben presenti i valori ai quali si crede. Ognuno ha i suoi e probabilmente alcuni dei miei valori sono distanti dai suoi, ma di sicuro abbiamo in comune quello della ricerca della democrazia, dell’onestà e della correttezza.
Io continuerò a “combattere” per i miei ideali con le armi della democrazia, ne stia sicuro, ma senza rancori personali, senza astio, senza cattiveria, pronto in qualunque momento a collaborare pur mantenendo le nostre distanti posizioni politiche. Lei può scegliere di continuare così come ha fatto finora o può fermarsi un momento a riflettere e forse a scegliere di essere il sindaco di tutti, anche il mio.
Daniele Scalet