Senza filtro - In primo piano ci sarà Sergio D’Angelo con “Il caso Pasternak. La persecuzione di un mito” (Bietti editore). Sullo sfondo, tutti i retroscena del tormentato destino de “Il dottor Zivago”. L’appuntamento, organizzato dalla Provincia, è per domani 25 ottobre alle 17 nella sala conferenze di Palazzo Gentili.
D’Angelo, che oggi vive a San Martino al Cimino, all’epoca dei fatti (seconda metà degli anni ’50 dello scorso secolo) lavorava a Mosca in qualità di inviato del Pci per l’Italia nella radio sovietica. E fu proprio lui che, a seguito dello scandalo suscitato in patria dalla stesura del romanzo di Boris Leonidovic Pasternak, ne consegnò il manoscritto a Giangiacomo Feltrinelli, autorizzato dallo stesso autore a tradurlo e pubblicarlo in Italia, nonché a promuoverne la diffusione Oltralpe.
A voler impedire la divulgazione, persino all’estero, de “Il Dottor Zivago”, era il regime sovietico, allora guidato dal successore di Stalin, Nikita Khruscev. Un’opposizione tale che il testo veniva descritto da organi dello Stato come “un manifesto pieno di animosità contro l’ideologia marxista e la pratica rivoluzionaria”.
Nel 1957, comunque, il romanzo uscì in Italia, generando un vivace dibattito tra gli intellettuali e i politici dell’epoca. Appena un anno dopo, nel 1958, quello che a oggi è considerato uno dei capolavori della narrativa novecentesca, valse a Pasternak il premio Nobel per la letteratura.
Ma, oggetto di pesanti pressioni, l’autore fu spinto a rinunciare al prestigioso riconoscimento. L’ostracismo nei confronti suoi e della sua opera fu tale che “Il Dottor Zivago” venne pubblicato in Russia solo nel 1988.
Dal racconto diretto di uno dei protagonisti della vicenda, Sergio D’Angelo, domani in Provincia tutti i dettagli dell’affare Pasternak. Al dibattito prenderanno parte anche il presidente della Provincia Alessandro Mazzoli e l’assessore alla Cultura Renzo Trappolini. Interverranno inoltre Leonardo Rapone e Maurizio Ridolfi, docenti di Storia contemporanea all’Università della Tuscia.