Riceviamo e pubblichiamo
- Signor ministro,
le scrivo in qualità di docente di scuola media superiore.
Qualche giorno fa, seguendo un Tg nazionale, ho appreso che esperti consulenti del lavoro ed ella, signor ministro, avreste deciso di elaborare procedure più snelle, all’insegna della “mano pesante”, per poter licenziare gli “insegnanti fannulloni” che rappresenterebbero, secondo il servizio giornalistico, almeno l’uno per cento del personale docente.
L’argomento merita una seria e attenta riflessione.
Va detto subito che la denuncia di tale pecca del sistema scolastico, lanciata, mentre da più parti si leva alta la protesta per i tagli in finanziaria nei confronti della scuola pubblica, appare oggettivamente inopportuna.
Forse sarebbe stato al disopra di ogni sospetto parlarne a gennaio 2007, dopo l’approvazione della Finanziaria.
Nel mondo della scuola il problema comunque esiste, a parere dello scrivente, ed è verosimile che sia numericamente espresso dalla percentuale ipotizzata.
Non riguarda però solo i docenti. Per esperienza diretta posso testimoniare che coinvolge personale Ata (impiegati amministrativi, tecnici, addetti alle pulizie) e, soprattutto, non risparmia i dirigenti scolastici.
Alcuni di questi ultimi, passati all’inizio del terzo millennio da presidi a dirigenti attraverso un corso a livello nazionale a “selezione zero”, non mostrano affatto le attitudini manageriali (sic!) richieste per il nuovo compito.
La scarsa professionalità si evidenzia nella difficoltà di governo del personale, nella scarsa attitudine alla comunicazione con alunni e genitori, nelle tensioni esasperate con i rappresentanti sindacali, nei continui trasferimenti di massa di docenti, impiegati e alunni delle scuole che dirigono.
Inoltre essa contribuisce a squalificare le istituzioni scolastiche (con nome e cognome) ed a incentivare il fenomeno dell’insuccesso e dell’abbandono scolastico.
Nonostante i ripetuti segnali che sicuramente sono arrivati a chi è gerarchicamente preposto al controllo dei dirigenti, non mi risulta che sono stati presi provvedimenti nei confronti della loro, se pur esigua, componente “dannosa e/o fannullona”.
La “scuola azienda”, oggettivamente e progressivamente incoraggiata dai governi della Repubblica da 14 anni ad oggi, è lontanissima dal mio modo di concepire l’istruzione.
Ciò nonostante, volendoci uniformare al modello succitato, in un’impresa che si rispetti, quando “gli affari” vanno male, il primo a “saltare” dovrebbe essere l’amministratore delegato o il dirigente aziendale considerato inetto.
Torniamo agli insegnanti “Fannulloni”.
Non dovrebbe essere difficile dimostrare che in tutti i comparti pubblici e privati, quali ad esempio le forze dell’ordine, l’esercito, i trasporti, le comunicazioni, la sanità piuttosto che l’industria, l’agricoltura e il turismo, esista almeno l’1% di assenteisti o di fannulloni.
Bisogna convenire però che la pubblica istruzione è uno di quei settori delicati dove si ha a che fare con l’educazione e la formazione dei giovani e dove è assolutamente indispensabile che gli operatori garantiscano l’assolvimento dei doveri istituzionali ai quali sono preposti.
Il problema se confinato entro il “recinto dell’assenteismo” e del controllo del “non lavoro” sarebbe di facile soluzione. Basterebbe che i dirigenti si assumano appieno le loro responsabilità, anche a beneficio della stragrande maggioranza dei dipendenti onesti. Basterebbe chiamare la Guardia di finanza in tutti quei casi in cui è manifesta e reiterata la pratica dell’assenteismo, quello ingiustificato e quello coperto da certificati medici.
Nel succitato servizio giornalistico però si fa riferimento alla necessità di avvalersi in via definitiva di un sistema di valutazione esterna e nazionale per far emergere i punti deboli del sistema scuola. Si tratterebbe forse di perfezionare i test INVALSI già operativi in via sperimentale nelle scuole.
Abbinando ad arte la valutazione degli insegnanti (perché di questo si tratta), attraverso i suddetti test “oggettivi” “somministrati” agli alunni, con la notizia dei probabili licenziamenti di coloro che non lavorano, si rischia di generare confusione all’interno della categoria.
Esistono numerosi validissimi insegnanti che pur lavorando scrupolosamente, pur avendo ottimi rapporti umani e un proficuo dialogo educativo con i propri alunni, dissentono dal modello di scuola “ a quiz oggettivi” che attualmente si cerca di far passare anche attraverso le prove INVALSI.
E’ necessario un approfondimento sull’argomento che non è possibile esaurire in questa sede; ci torneremo in un altro momento.
Per ora è sufficiente sottolineare che un dibattito culturale sull’impostazione del sistema dell’istruzione deve volare alto e non deve essere inquinato dal benché minimo sospetto di imposizione autoritaria dello stesso “a colpi di licenziamenti” o di “mobbing” di chi non si vuole adeguare.
Per concludere in termini propositivi il mio intervento, mi permetto di suggerirle una misura che, se adottata, forse contribuirebbe a risolvere il problema dell’assenteismo e della creazione di nuova occupazione.
La scuola è l’unico comparto, da quanto ne so, in cui chi esercita la libera professione (ingegneri, commercialisti, architetti etc.) non è obbligato ad optare per il regime lavorativo “part time”.
Perché la signoria vostra non si adopera per cercare di rendere obbligatorio il part time per tutti i docenti assunti a tempo indeterminato che contemporaneamente sono liberi professionisti? Dai precari naturalmente non si può pretendere nulla fino a che non sono in pianta stabile.
Tale disposizione libererebbe posti sia nella scuola sia nella libera professione e aiuterebbe a reperire fondi per assicurare agli insegnanti monoreddito uno stipendio più dignitoso.
Questo consiglio non richiesto mi costerà molto. Sicuramente gli strali di molti miei colleghi che esercitano la professione.
Nel fornirglielo forse ho mostrato un po’ di coraggio. Le chiedo di fare altrettanto.
Non si tratta di tramare contro qualcuno ma di lavorare per il bene della scuola.
Nel comunicarle la stima nei suoi confronti porgo distinti saluti
Marco Prestininzi