Lettera
 |
Enrico Contardo
copyright Tusciaweb |
-
Nei giorni scorsi Fabio Scalzini dello Sdi ci interpellava sulla stampa, relativamente alla questione del mattone ecologico, chiedendoci prima se “Sareste disposti a vivere in una casa fatta di mattoni ecologici realizzati con i rifiuti?” E poi probabilmente prendendo spunto da vecchie considerazione del Wwf entrando in merito alla sicurezza del materiale trasformato.
Articoliamo questa risposta in due parti, innanzitutto scusandoci per non aver messo sul web il video del processo di trasformazione, ciò a causa di problemi tecnici non superabili da parte dei giornali web, troppo grandi i file per poter essere messi da loro in rete, rimaniamo pertanto disponibili a fornire il Dvd a chi interessa.
Noi abbiamo sempre sostenuto che: “Oltre ai granuli di varia dimensione, si possono ottenere manufatti di differente forma ed utilizzo, sia nel settore edilizio che in quello dell’arredo urbano generico come brecciolino, mattoni, piastrelle, materiali per impiantistica.” Nessuno ha mai parlato di farci delle case, capisco che fare da parte tua un’affermazione del genere consenta di fare un bel titolo ma non si va oltre quello.
Per la parte relativa alla sicurezza del materiale trasformato la risposta arriva direttamente da Raffaello Bernabei ideatore della tecnologia del progetto Reci (Recupero Ecologico Chimico Industriale) attraverso la trasformazione dei RSU e/o fanghi.
“La trasformazione dei rsu in materiale inerte, si otterrà attraverso l’utilizzo di un impianto elettromeccanico computerizzato, dopo che, il rifiuto per mezzo del processo di lavorazione risulti essiccato e micronizzato.
Il rifiuto verrà in seguito trattato tramite l’aggiunta di resina stirenica, catalizzatore e inerti, in modo che gli stessi possano essere miscelati tra di loro, attraverso l’ausilio di un mescolatore composto da una doppia vite destrorsa che, con il suo movimento da origine ad un fenomeno chimico di polimerizzazione che, nella fase di reazione svilupperà una bassa temperatura che darà inizio ad una semplice reazione esotermica.
Nel processo chimico di polimerizzazione, lo stirene solvente aromatico, nella fase di miscelazione reagisce con il catalizzatore, il quale entra in parte nella reazione di polimerizzazione con la funzione di creare legami tra le molecole di resina, in modo da ottenere una macromolecola fortemente reticolata e facendo emigrare la sola eventuale parte in eccesso che, viene assorbita da un impianto di aspirazione a carbone attivo.
Le sostanze organiche usate nel processo di trasformazione del rifiuto, sono del tipo polistirene, cioè sostanze che contengono soltanto gli elementi: C; H; O; N e non quelli che, come ad esempio il cloro, il quale potrebbe influire negativamente sull’ambiente e sulla salute.
Nella fase in cui avviene il processo di polimerizzazione, bisogna anche ben evidenziare che, i residui dei vapori emessi all’interno del mescolatore non hanno alcuna possibilità di emigrare nell’ambiente esterno, in quanto recuperati attraverso un impianto di aspirazione a carbone attivo; il quale una volta saturo viene sostituito con uno nuovo.
Inoltre, nel processo di trattamento dei rifiuti, la carica dei patogeni è completamente assente perché gli stessi vengono eliminati nella fase del processo di “sterilizzazione,”per cui non esistono per tanto preoccupazioni di ordine sanitario circa l’utilizzo dei materiali ottenuti.
I materiali ottenuti attraverso il processo di polimerizzazione, dopo estrusione e stampaggio, potranno dopo un’ ora dall’avvenuto trattamento essere commercializzati e utilizzati per i diversi usi edilizi, senza nessun rischio per l’ambiente e per la salute, perché essi non presentano emissioni, dato che, durante il processo di polimerizzazione che dura circa tre minuti, si determina come già citato una reazione chimica che sviluppa una bassa temperatura.
Oltre a ciò, i materiali ottenuti che risultano polimerici, presentano una forte resistenza alla degradazione biologica , perché la biodegradabilità dei prodotti utilizzati nel processo di trasformazione è paragonabile a quella di altri polimeri, in cui la totale assenza di alterazioni va ovviamente a favorire i vari utilizzi programmati.
Per quanto riguarda i metalli pesanti e i rispettivi idrossidi che, si possono trovare all’interno manufatto ottenuto dal rifiuto trasformato, i quali risultano tutti immobilizzati in quanto i fenomeni di trasporto delle molecole polari, avvengono solo sotto due condizioni: per gradiente elettrico o per gradiente di concentrazione che, nel nostro caso non si può verificare in quanto l’elemento ottenuto risulta fortemente inibito dalla struttura solida del manufatto trasformato dal processo di polimerizzazione.
Per di più, i materiali ottenuti dalla trasformazione dei rifiuti che, risultano completamente inerti, presentano le seguenti caratteristiche: esente da flora microbatterica e da spore;esente da muffe;inodore;resistente al fuoco;impermeabile ed altamente disidratato;residente allo schiacciamento. “
Sicuri con questo di aver fugato i dubbi che si agitano nella mente dell’amico Scalzini, facciamo presente che nessuno da Regione e Provincia ha dato seguito alle lettere da noi inviate su questo argomento, fermando sul nascere quella crescita di dibattito politico e quella sintesi che la politica dovrebbe sempre trovare.
Viterbo 23 ottobre 2006
Per il gruppo di An, i consiglieri comunali
Maurizio Federici
Enrico Maria Contardo