Riceviano e pubblichiamo
- "Se la felicità di una persona è un bene per quella persona - scriveva il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill -, la felicità generale è, allora, un bene per tutta la collettività". Come per effetto di un calcolo matematico il bene generale secondo il filosofo consisterebbe nella sommatoria delle felicità conseguite, nel loro insieme, dai cittadini.
Se così fosse, se si potesse cioè applicare la rigorosa logica della scienza esatta della matematica alla scienza meno perfetta, ma solo perché umana, del governo della cosa pubblica, al nostro povero governante non tornerebbero i conti per colpa di Viterbomigliore, addendo difficile da gestire, somma delle singole infelicità di molti cittadini.
In concomitanza e solo apparentemente in controtendenza, infatti, con il processo mondiale di globalizzazione, i cittadini del centro storico di Viterbo si sono incontrati e riuniti per occuparsi, in prima persona, della gestione della cosa pubblica nella loro città.
Consoliamoci, il fenomeno di cittadini che rimboccandosi le maniche si rivolgono alle Amministrazioni per l’affermazione dei propri diritti non è isolato.
Associazioni come Viterbomigliore sono esplose in quasi tutte le principali città italiane come a significare l’apparente paradosso della disaffezione e dell'apatia nei confronti della politica nazionale di contro ad un'attiva partecipazione alla vita della politica locale.
Nonostante questa ripresa della partecipazione cittadina alla cosa pubblica locale e le frequenti richieste di intervento già rivolte all’amministrazione da parte dei comitati esistenti per la soluzione di alcuni semplici ed ovvi disagi esistenti nel centro storico della nostra città, tuttavia il modus operandi del governo locale, legato allo schema di governo di “sovranità assoluta”, lascia i cittadini, una volta esercitato il diritto di voto, in balia delle scelte dei propri amministratori eletti e quindi democraticamente rappresentativi.
Crediamo che la legittimazione a governare una comunità non si esaurisca con il raggiungimento dell’ambìto traguardo elettorale ma permanga e necessiti come linfa vitale sia per i governanti che per i governati di costante reciproco riconoscimento e confronto.
Ciò vale a dire che in tanto può esistere il momento attivo della sovranità, in quanto i cittadini ogni giorno abbiano la possibilità di riconoscere la qualità di ordine condiviso alla regola imposta da chiunque, sia esso un ente, una persona o un’assemblea.
Kant diceva “Il sovrano vuol rendere felice il popolo secondo le sue vedute e diventa despota: il popolo non vuol lasciarsi spogliare del diritto comune a tutti gli uomini alla propria felicità e diventa ribelle".
Viterbomigliore non è composta di cittadini ribelli, ma di cittadini attivi che per la felicità personale ed il bene comune vogliono, e per questo si sono inventati in questa forma associativa, intervenire, uniti, sulle scelte di governo soprattutto laddove queste, più incerte e confliggenti con i propri interessi, richiedono un ripensamento.
Crediamo che la democrazia sia innanzi tutto una dimensione comunicativa regolata da un nesso stringente fra diritti e doveri. All’esigenza di parlare dei cittadini corrisponde il dovere di ascoltare delle amministrazioni.
Non è sufficiente sancire un astratto diritto alla partecipazione democratica. Perché effettivamente ci sia partecipazione democratica e cittadinanza attiva è fondamentale che vengano assicurati gli strumenti d’accesso al “colloquio”.
La cittadinanza è un termine di relazione: è un rapporto che ha ad un estremo un individuo ed all’altro estremo una città in un continuo intrecciarsi e sovvrapporsi del momento imperativistico con quello contrattualistico nel rapporto cittadino e città.
Torna alla memoria il filosofo Calogero che in “abc della democrazia”, con stile da pedagogo, indica i tratti fondamentali della democrazia nella “filosofia del dialogo” in cui il rispetto dell’opinione altrui deriva dalla volizione del soggetto all’autolimitazione: la democrazia è possibilità di parola e di decisione che la società deve «equamente assicurare a ciascuno dei suoi componenti».
Con questo spirito, tutt’altro che cospirativo o polemico nei confronti dei nostri governanti, Viterbomigliore si presenta. Spinta dall’esigenza di incarnare la democrazia per calarla nel concreto della vita sociale, si prefigge di portare alle Amministrazioni le esigenze sociali attraverso un’attività di social worker.
Ne fanno parte cittadini di tutte le estrazioni politiche, elettori abituali del centrodestra ma anche elettori affezionati del centrosinistra ed elettori delusi che hanno perso l’abitudine di andare a votare.
Con questo spirito e per la forte determinazione che spinge tutti i componenti dell’associazione a perseguire democraticamente i valori condivisi, Viterbomigliore invita tutti a partecipare alla assemblea pubblica il giorno 4 dicembre 2006 alle ore 16 presso la sala delle conferenze della Provincia di Viterbo.
Maria Rita Valeri
Viterbomigliore-comitato centro storico