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Enio Gentili
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- La legge finanziaria 2007 approdata al Senato non soddisfa ancora la Cna.
“Si basa troppo su sacrifici non compatibili con le reali possibilità dell’imprenditoria diffusa e agisce troppo poco sulla parte che riguarda lo sviluppo, sulla spesa dello Stato, versante sul quale si può e si deve virtuosamente tagliare”, è il giudizio dell’associazione di rappresentanza dell’artigianato e della piccola e media impresa, ovvero di categorie che non digeriscono tanto facilmente il fatto di essersi trovate, lo scorso ottobre, di fronte ad una proposta di manovra sulla quale non erano state neppure consultate e che, in sostanza, le tartassava, additandole come le maggiori responsabili dell’evasione e del sommerso.
Però non si può non riconoscere che, dopo la mobilitazione delle imprese, immediatamente scattata, e la convocazione degli stati generali delle organizzazioni del lavoro autonomo, la situazione ha preso una piega diversa e oggi si comincia a contare qualche risultato positivo, il primo dei quali è l’apertura di una fase di concreta concertazione.
E’, in sintesi, quanto, ieri sera, nel corso della riunione della direzione della Cna Associazione Provinciale di Viterbo svoltasi presso la Camera di Commercio e coordinata dal presidente, Enio Gentili, hanno detto il direttore della Divisione Economica e Sociale della Cna nazionale, Sergio Silvestrini, il segretario provinciale, Adalberto Meschini, e il presidente di Cna Lazio, Antonio Zanganella.
“Ciò che chiediamo è che la concertazione avviata si traduca nella ulteriore correzione di un provvedimento la cui impostazione complessiva non ci è piaciuta, pur rendendoci conto che il governo ha un compito non facile, dovendo rimettere in moto un Paese affaticato e che non detiene più la leadership in molti settori, in presenza di un debito pubblico enorme”, è stato sottolineato.
Cna sta lavorando intensamente, dunque, in costante contatto con i ministri competenti -come ha spiegato Silvestrini-, per ottenere nuovi interventi a favore delle categorie rappresentate, dopo i primi segnali positivi dei giorni scorsi, che hanno riguardato l’ammorbidimento della contribuzione ai fini previdenziali dovuta per gli apprendisti, l’abbassamento delle tariffe Inail per gli artigiani, l’estensione degli sgravi sul cuneo fiscale alle aziende con un solo dipendente.
Si è ora in attesa di risposte a proposito del tfr, in particolare alla richiesta per la costituzione di un fondo di garanzia a sostegno delle imprese che si trovino nella condizione di perdere il tfr. Così come si vuole un impegno del governo per il rinnovo del protocollo del ’96 relativo agli studi di settore. Punto, quest’ultimo, sul quale la Cna è chiara: nessun automatismo che non tenga conto delle caratteristiche dei diversi comparti e dei territori nei quali operano le imprese.
Ma l’associazione va oltre: c’è bisogno di un patto per la crescita e la competitività che “apra” il Paese, che affermi il valore sociale della piccola impresa e premi il merito, che superi gli egoismi. Ed è per raggiungere questo obiettivo che deve essere coinvolto il sistema vitale delle piccole e medie imprese, “il cuore che batte dell’Italia”, per usare lo slogan coniato dalla Cna e ripreso da tutti gli intervenuti alla direzione.