Riceviamo e pubblichiamo
- La Viterbese ha presentato, entro i termini perentori fissati dalla normativa federale, la domanda di iscrizione al campionato di C2.
Mancherebbero tuttavia allappello alcune liberatorie. Inoltre non sarebbero stati saldati i debiti con lerario, per Enpals e Irpef, a tutto il 31 marzo 2006. Essi ammonterebbero a circa 320mila euro.
Ciò espone la società a rigorose valutazioni da parte della Covisoc. Tali controlli, sia pure con la possibilità di uneventuale proroga i cui termini sono precisati nelle carte federali in relazione al passaggio delle quote societarie avvenuto in extremis, comporterebbero peraltro le penalizzazioni previste (da scontarsi nel prossimo campionato) per non aver ottemperato alle incombenze entro i termini perentori.
Fatto salvo che la precedente scadenza perentoria del 31 marzo - relativa alla presentazione dei prospetti PA e PD - non abbia a sua volta dato luogo a censure sui bilanci. E alle conseguenti, ulteriori penalizzazioni da parte degli organi federali di controllo.
In rapporto al buco lasciato dalla gestione Pecorelli sarebbe stato contattato Angelo Deodati. La trattativa sarebbe allo stato embrionale, visti i precari equilibri allinterno della nuova società. E tenuto conto delle divergenze tra i tanti soci sullingresso di un partner strabordante, sul piano sia finanziario che caratteriale, come lex patron della promozione in C2.
Dunque, liscrizione è ancora a rischio. Al punto che la Viterbese viene inclusa - da molti degli addetti ai lavori - nellelenco delle nove società che potrebbero essere bocciate dalla Covisoc in prima istanza e costrette a ricorrere alla Coavisoc.
Inoltre, la massiccia esposizione debitoria pone grossi interrogativi sullallestimento di una squadra competitiva per il prossimo campionato. Come pure sulla composizione della struttura societaria che dovrà affrontare una gestione che si annuncia assai onerosa ancora prima di tagliare il nastro di partenza.
Sulla composizione della squadra si dovrà necessariamente puntare sui giovani. Il che non sarebbe poi un grande problema, se si fosse capaci di fare scelte oculate. Lanno scorso la giovanissima Pro Vasto, imbottita di illustri sconosciuti, ha preso parte ai play off. Si tratterebbe, semplicemente, di affidare questo incarico a figure professionalmente adeguate e capaci. E non ai soliti parvenue dellultima ora.
La struttura societaria, a sua volta, dovrà essere tale da permettere di investire nel calcio così come avviene in ogni attività imprenditoriale. Interventi a fondo perduto, quali si sono visti vanamente succedere a Viterbo nel corso degli anni, sono da considerare ormai fuori dai tempi.
Non si può continuare a puntare sulle iniziative isolate e sulle (spesso presunte) potenzialità economiche di un singolo patron. Il quale, a un certo punto, molla tutto e si lascia dietro il vuoto pneumatico.
In questo senso la scelta di un partner come Deodati risulterebbe piuttosto controcorrente.
Comunque sia, la strada da seguire è quella di investimenti mirati e coordinati. Volti ad armonizzare le varie aree societarie in un'unica realtà. Di operare, in concreto, con lobiettivo di avere una buona squadra. Anche se formata prevalentemente da elementi giovani, ma non per questo meno validi
Ciò perché solo un prodotto solido sarà in grado di generare la forza di attrazione verso il contesto, in carenza della quale si andrebbe incontro allennesima gestione fallimentare dal punto di vista del recupero del marchio che è indissolubilmente legato allafflusso dei tifosi al Rocchi.
Si tratta, soprattutto, di creare a monte una struttura organizzativa solida, cristallina e duratura. Nella quale ciascuno copra ruoli specifici e non sia il doppione dellaltro.
Una struttura che potrà e dovrà essere trasferibile da una gestione allaltra in caso di subentri a fine stagione. Per dare un segno di continuità. Perché non si può, ogni estate, ricominciare da zero.
Sergio Mutolo