Senza Filtro -Non aderisco.
Io sono Diego Sposetti occupante del Csao Valle Faul.
Non parlo a nome del Csoa, solo la sua assemblea può farlo, e non lo farà su questo sito.
Il percorso da voi intrapreso mi ha suscitato reazioni ogni volta differenti. All’inizio indifferenza vista l’inconsistenza dell’appello che generalmente condanna la violenza. Scontato.
Incredulità e indignazione, vedendo la propaganda fascista (l’intervista a Mereu) amplificata e diffusa dal vostro sito. Frasi impronunciabili che avrebbero dovuto innescare automaticamente le disposizioni costituzionali in merito e la legge Scelba che ne regola l’applicazione (apologia di reato, ricostituzione del partito fascista).
Ora non so più come definire il mio stato d’animo. Caro Galeotti sembra che il tuo contatto con la realtà viterbese avvenga solo attraverso appuntamenti nei salotti bene della città. Io ti invito a distaccarti dai tuoi http ftp e www per venire a conoscere il vero disagio che i giovani vivono.
Ti invito a farti un giro per la città ed a incontrare quanti sono stati malmenati, spediti all’ospedale, terrorizzati; decine e decine di testimonianze più o meno gravi. Prova a metterti nei panni di un sedicenne che si trova davanti energumeni palestrati che pesano più di cento chili.
Tutto però viene stigmatizzato parlando di disagio giovanile, mancanza di spazi e di dialogo. Se lo dite voi…
Io vedo che a Viterbo ora come nel passato gli spazi ci sono, e chi si vuole organizzare non ha altro da fare che rimboccarsi le maniche. Ricci ha recentemente presentato uno spettacolo teatrale sul tema dell’antifascismo viterbese usufruendo di uno di questi spazi.
Come ci ricorda Galeotti si trovò anche spazio per Renato Curcio, ma non si ricorda che quel giorno il fascista di turno venne a provocarci proprio lì nella sala delle conferenze della Provincia di Viterbo col risultato che due compagni furono denunciati. Loro no.
Oggi i fascisti si sono rinnovati e abbiamo una nuova generazione di attivisti addestrati a provocare e terrorizzare. Hanno nomi nuovi, volti nuovi, ma il succo non cambia.
Leggete le cronache nazionali? O volete farmi intendere che quello che accade a Viterbo è il frutto della noia della laida provincia?
Le aggressioni e provocazioni si estendono su scala nazionale con una malcelata premeditazione e sincronismo stupefacente.
Avete commesso una leggerezza enorme pensando di potervi proporre come mediatori culturali. Ci presentate gli impresentabili. Date spazio e risonanza a un fenomeno tutt’altro che marginale, legittimate e regalate agibilità politica a chi, privo di argomenti, usa le lame.
La propaganda di questi gruppi arriva prefabbricata in manifesti e slogan uguali su tutto il territorio nazionale , scavalcando sistematicamente le realtà territoriali locali che impongono ogni volta una profonda riflessione su problematiche e politiche perseguibili. Riflessioni che io stesso , ai tempi della scuola, ho provato a fare con Raffaele Giorni, che magari si definiva fascista ma non era un picchiatore, assolutamente.
Ricordo un’assemblea all’Itis con invitati tutti i rappresentanti d’istituto, Ricci anche dovrebbe ricordarla, molto aspra nei toni. Uno scontro dialettico acceso su temi di comune interesse, se non ricordo male la riforma D’Onofrio. Nessuno ebbe a storcere il naso che rappresentanti degli studenti di destra intervenissero nel dibattito. Dibattito non coltellate.
Quando pochi giorni dopo mia madre mi disse che Raffaele era morto accoltellato mi crollò il mondo addosso. Non era concepibile che un mio coetaneo morisse così. Che la violenza mi avesse strappato un così valido antagonista. Lui non era un impresentabile.
Voi cominciate ad esserlo.
Diego Sposetti
Non ho potuto leggere la sua lettera di non adesione all'appello prima, perché come ogni sera ero impegnato in uno dei tanti salotti buoni che frequento assiduamente. Ma appena letta, debbo dire che il tono vagamente intimidatorio, sicuramente involontario, mi è saputo sgradevole.
La lezioncina, poi, di morale spicciola, mi creda signor Sposetti, preferisco prenderla da persone che conosco e di cui ho una qualche stima.
A lei non la conosco, e non conosco neppure la cattedra da cui con protervia cerca di spiegarmi il mondo.
Non credo sia il caso di rispondere alle cose che dice punto per punto, viste le palesi contraddizioni interne che le contraddistinguono. E la evidente debolezza.
Mi parla di disagio giovanile, di ragazzi aggrediti, sicuro che io non li conosca.
Mi spiace per lei, ma conosco sia l’uno che gli altri.
I ragazzi aggrediti li ho incontrati. Alcuni li conosco da sempre.
Pensi che stranezza... c’è perfino, tra loro, chi ha firmato l’appello stilato con Antonello Ricci.
Non mi chieda il nome, se come sostiene li frequenta, e non ne dubito minimamente, saprà individuarne il nome da solo.
Voglio solo soffermarmi un attimo sulla sua chiusa.
In altri tempi avrebbe rappresentato una minaccia. Una indicazione.
Fortunatamente non siamo più in quei tempi. E almeno noi stiamo lavorando perché non tornino.
Ecco, credo che sarebbe opportuno abbassare i toni. Sarebbe opportuno che nessuno si senta un dio che può decidere chi è presentabile o meno.
Sarebbe bene che quando si dissente da qualcuno non si fondi questo dissenso su una minorità ontologica dell’altro. Basterebbe spiegare il perché non si è d'accordo e motivare le proprie tesi.
Mi creda, è questa sua impostazione il nucleo duro di qualsiasi visione totalitaria della vita politica.
E forse l’unica risposta vera a certi atteggiamenti l’ha già data Pasolini molti anni fa, commentando i fatti di Valle Giulia. Se la vada a leggere potrebbe essere cosa utile.
Carlo Galeotti