Senza Filtro - La selva dei monti Cimini di etrusca memoria che ha superato quasi indenne le devastazioni irrazionali del “progresso” e del profitto, sta entrando pericolosamente nel mirino di pochi interessati trainati da forze politiche che mi auguro desistano in tempo da questo non utile e non illuminato disegno.
L’autorizzazione alla conversione del castagneto ceduo (macchia) a castagneto da frutto sui territori dei monti Cimini, è stata sempre negata dalle varie amministrazioni regionali, compresa l’amministrazione Badaloni. Perché riemerge oggi la richiesta? Sono forse cambiate le ragioni ostative?
La tutela ambientale e l’assetto idrogeologico del territorio coperto da un bosco ceduo (macchia) non sono confrontabile con quella di un castagneto da frutto, specialmente per le zone quasi completamente scoscese, che sono poi quelle sui monti Cimini sulle quali si vorrebbe operare, e che i nostri saggi avi non hanno mai ritenuto opportuno convertire.
Il motivo principale dei dinieghi precedenti era legato al pericolo del venir meno della tutela ambientale in conseguenza del dissesto idrogeologico che comporta la conversione.
Il pericolo del venir meno della tutela ambientale non è cambiato, è rimasto immutato, ed emerge anche dalle perplessità dell’autore della comunicazione di convocazione della conferenza dei servizi della Regione, che riesce solo a balbettare un “mi sembra che non ci siano minacce per la tutela ambientale” e “auspica” il superamento di tutti gli altri elementi ostativi.
L’autorizzazione a questa conversione avrebbe il solo risultato di soddisfare le attese e pretese di pochi, manomettendo e violentando un patrimonio di tutti.
Volendo tutelare la selva dei monti Cimini restituiamo al suo territorio la vegetazione autoctona, riparando così anche gli errori commessi in passato.
Osvaldo Ercoli