Senza Filtro - Al signor Prefetto di Viterbo
per conoscenza: all'on. Di Pietro
Sono passati ben 40 giorni dal 16 gennaio 2006, data in cui presentai all'ufficio protocollo del Comune di Fabrica di Roma una richiesta scritta per l'installazione di due bacheche di partito su suolo pubblico e la visione o la copia del regolamento che disciplina l'installazione suddetta.
Dopo un primo "scaricabarile" da un ufficio all'altro, che mi ha fatto perdere una decina di giorni, mi viene indicato l'ufficio tecnico come organo preposto a rilasciare il permesso per il tipo di richiesta avanzata. Premetto che l'ufficio tecnico - forse unico caso in Italia - è aperto al pubblico un solo giorno a settimana, e tale fatto rende difficoltoso il rapporto con l'utenza.
Nonostante ciò mi sono recato più volte all'ufficio tecnico per sollecitare la pratica, anche in orari di non apertura al pubblico. Così dopo 25 giorni mi viene comunicato oralmente che il Comune non è dotato di un regolamento per l'installazione di bacheche sul suolo pubblico.
Dopo 30 giorni e una lettera di sollecito nella quale minaccio di rivolgermi ai Carabinieri, l'arch. Muti finalmente mi riceve e mi comunica che la mia richiesta verrà accolta previa verifica dei siti che ho indicato e mi dà appuntamento per qualche giorno dopo. Ma a questo appuntamento non si presenta, né risponde alle mie ripetute chiamate telefoniche; né egli mi chiama, avendogli io lasciato il mio numero.
Lo richiamo nei giorni seguenti, e soltanto in data 23 febbraio, ore 16,41, riesco a parlarci ed apprendo che non è in ufficio - è giovedì, giorno di apertura al pubblico - ma a Viterbo. Mi dice candidamente di rimandare tutto alle prossime settimane. Gli ricordo - come già gli avevo ricordato nell'unico incontro avuto con lui - che avere il permesso per l'installazione di due bacheche dopo le elezioni amministrative del prossimo maggio, quando a me occorrono adesso per promuovere le mie idee e quelle dell'Italia dei Valori, è un prendere per i fondelli i cittadini.
In qualsiasi altro paese del circondario di Viterbo la richiesta sarebbe stata accolta ed evasa nel medesimo giorno della presentazione. A Fabrica sono trascorsi 40 giorni ed ancora non ho ricevuto nessun permessso scritto od orale. Tale implicito diniego mi impedisce di esercitare a pieno titolo attività politica, così come sancito dai dettami della Costituzione.
Perché si vogliono usare simili trucchetti per ammutolire la mia voce e quella dell'Italia dei Valori sul territorio del viterbese? Dò forse fastidio ai soliti comitati di affari che vanno a braccetto coi soliti politicanti affaristi?
Invoco il prefetto per ripristinare i miei diritti ed accertare l'eventuale uso distorto delle istituzioni che ne fanno certi pubblici funzionari.
Gualdo Anselmi