Riceviamo e pubblichiamo
-Certo uno immagina e spera. Immaginazione e speranza non devono mai venir meno quando si parla di calcio. E allora, nonostante tutto, immagina e spera. Che si siano infine partorite le idee giuste per far ritrovare alla squadra la strada del gioco e della continuità dei risultati, dopo molte (troppe) prestazioni incolori.
Che si sappia usare la testa e si prenda atto, una buona volta, che sul campo bisogna saper disegnare geometrie vincenti e non insistere su stucchevoli astruserie tattiche (sempre più) difficili da giustificare.
Che, arrivati a un punto critico della stagione, ci si converta all’opportunità di schierare forze fresche e di fare largo ai giovani.
Che, se accade nella massima serie che Prandelli punti su Montolivo ed escluda il veterano Fiore, un atteggiamento altrettanto coraggioso sarebbe doveroso aspettarselo anche in C2. Specie quando si scende in campo soltanto per i tre punti e si ha di fronte un avversario malmesso come il Real Marcianise di oggi.
Certo uno immagina e spera. Ma poi cozza contro una realtà che supera la fantasia. Sbatte contro muri di gomma impossibili da frantumare. E si ritrova schierato il solito, obsoleto gruppo di spompati.
Gente appesantita dall’età e dalle infinite battaglie combattute. Che non ce la fa davvero più. Ma che si continua imperterriti a far giocare, magari scambiandola in continuazione di ruolo quasi si trattasse di birilli del subbuteo. E si deve assistere allo sconcio di giovani promesse esposte al pubblico ludibrio, come a volerle deliberatamente bruciare.
E’ concepibile insistere a mettere Campione (terzino da top 11 in C2 e capace di segnare anche da quella posizione) sulla fascia laterale avanzata e Morici (ottimo tornante destro) a fare il centrale sinistro?
Per non parlare della lista dei convocati. Si riesumano Zazzetta e Giansante, si punta sull’ultimo arrivato Ghiandi, si gettano nella mischia le scommesse Venturini e Ferrante (che sono del 1981!). Si arriva al punto di schierare in panchina il giovane Zanfardino della Berretti. E però continua l’insensato ostracismo verso i talentuosi Grimaldi e Latini (richiesti a furor di popolo) che si lasciano ammuffire in tribuna.
Oggi è arrivata una vittoria attesa quanto sbiadita. Sofferta quanto basta, dopo che un temporaneo 2 a 0 aveva lasciato adito perfino a qualche volo pindarico. A conferma di una cronica opacità di rendimento che erode ogni residuo spazio per immaginazione e speranza.
Questa è la Viterbese attuale.
Certo anche capace di vincere, ma spesso senza guizzi né perentorietà. Prendiamo dunque il risultato per quello che vale. Un successo che avvicina comunque la quota matematica della salvezza e scaccia lontano i fantasmi dei play out, perché otto punti sulla quint’ultima (a nove giornate dalla fine) sono uno scarto affatto trascurabile.
Visto che non c’è proprio verso di vedere in campo una squadra che sappia essere vincente, e però nel contempo così convincente e trascinante da riportare al Rocchi un po’ di pubblico, ci dobbiamo giocoforza accontentare di quello che passa il convento.
Una volta centrato il traguardo della salvezza, almeno per quanto ci riguarda, potremo concentrare l’attenzione sulle vicende e sul futuro della società.
Anche perché le scadenze di fine marzo incombono e non resta più molto spazio per abbandonarsi a temporeggiamenti. Con la (mal riposta?) aspettativa che il signor Chiappini, prima o poi, si decida a valorizzare qualcuno dei nostri giovani.
Sergio Mutolo