Senza Filtro -Sulla riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia, dopo tanta disinformazione, è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza.
Mi fa specie leggere che una persona come il professor Stefano Grego, pro rettore vicario dell'Università della Tuscia, possa arrivare al punto di parlare di esiti non disprezzabili circa un “inedito” studio comparativo (in realtà gira da anni) effettuato dall’Osservatorio Ambientale di Civitavecchia sulla situazione attuale di Torvaldalica Nord (alimentazione a olio combustibile) e la futura (carbone, cosiddetto pulito). Il professore parla di discrete percentuali di diminuzione sia degli ossidi di zolfo che di azoto, sia delle polveri. Come dire: dov’è il problema?
Beh, comincerei subito da una breve riflessione: perché lo stimatissimo professor Grego nella sua dichiarazione non ha accennato affatto che l’Osservatorio Ambientale di Civitavecchia è un organo ideato, istituito e finanziato dall’Enel (per oltre un milione e mezzo di euro all’anno)?
Non mi sembra un aspetto trascurabile; in sostanza è come chiedere all’oste se è buono il vino che serve.
Ma il punto è un altro: perché ci si ostina a fare comparazioni “ipotetiche” tra una vecchia centrale ad olio combustibile obsoleta e che di fatto non esiste più (è un anno e mezzo che non è in funzione) ed una futura moderna centrale a carbone? Perché allora non si fanno comparazioni con il metano, o meglio ancora con il sole, l’acqua o il vento? Da un docente universitario mi sarei aspettato un’analisi diversa, sicuramente più completa.
Dire ma “quella inquinerà meno” è un po’ come compiacersi al cospetto di un killer di professione che decida di passare “per benevolenza” da 10 a 7 omicidi all’anno. E il riferimento agli omicidi - stante il suo tono provocatorio - non è poi così casuale, visto che l’inquinamento a Civitavecchia come a Tarquinia uccide più che al centro di Roma.
Il problema, e concludo, è che qualcuno ostina a non rendersi conto, o a non voler rendersi conto, che questo territorio è asservito da oltre 50 anni (da Fiumaretta) alla produzione energetica nazionale e che è oggi il polo energetico più grande d’Europa, che qui, nel contesto italiano, c’è - dati del Servizio Sanitario Nazionale - una delle più alte incidenze di tumori e leucemie, e che le vocazioni agricole e turistiche di questo splendido scorcio di Maremma, di Etruria, di Tuscia rischiano di essere definitivamente compromesse.
Non si fermi, caro professore, davanti a documenti tutt’altro che inediti, pubblicizzati ad arte da chi in Italia pensa solo al profitto e non certo al bene dei cittadini di questa terra.
Luigi Serafini
assessore all’ambiente del Comune di Tarquinia