Quarto appuntamento con la stagione di prosa 2005-2006 del Comune di Viterbo con lo spettacolo Aspettando Godot di Samuel Beckett, con Giorgio Donati e Jacob Olesen. Un testo tra i più significativi del nostro secolo, rappresentato in tutto il mondo unito a due attori ormai entrati nella leggenda del teatro internazionale per il sempre ricercato stile comico delle loro produzioni.
Aspettando Godot costituisce una pietra miliare della cultura del Novecento - oltre che dal punto di vista contenutistico - anche da quello formale: Godot ha di fatto rivoluzionato il teatro contemporaneo. Con la sua messa in burletta del linguaggio teatrale (forse il colpo più terribile), la sua commistione di registri alti e bassi (citazioni teologiche e turpiloquio), il mix dei generi (tragedia, commedia, teatro comico, gag da cabaret), con il suo disinnescare quelli che fino ad allora erano considerati punti fermi intoccabili (azione, trama, significato), con le sue pause, i suoi silenzi, i suoi ritorni inconcludenti, Aspettando Godot ha riassunto, polverizzato e ricreato il teatro.
La genialità del suo autore in campo teatrale (di cui Godot, non si dimentichi, non è che la prima di una lunga serie di opere decisive) è dimostrata dal fatto che mentre tutti i suoi contemporanei cominciano ad apparire datati, Beckett continua ad essere un riferimento inevitabile per i teatranti (prima ancora che per gli spettatori).
LA TRAMA.
Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento.
Il luogo e l'orario dell'appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall'istrionismo del padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo.
Lucky si rivela tuttavia una sorpresa quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui. Nel secondo atto accadono esattamente le stesse cose.
Vladimiro ed Estragone attendono sotto l'albero l'arrivo di Godot. Di nuovo vedono passare Pozzo e Lucky (Pozzo nel frattempo è diventato cieco, sull'albero sono spuntate due o tre foglie). Di nuovo si intrattengono con il padrone e il servo. Di nuovo Pozzo e Lucky se ne vanno. Di nuovo arriva il messaggero a dire che Godot stasera non può venire ma verrà sicuramente domani. Di nuovo prendono in considerazione l'idea di mollare tutto. Di nuovo rinunciano. Fine.
Lo spettacolo debutta sabato 25 alle ore 21,00 ed è replicato domenica 26 alle ore 18,15 orario sfalsato rispetto ai precedenti appuntamenti per non sovrapporsi con la sfilata dei carri di carnevale in programma domenica pomeriggio.
Compagnia Donati Olesen - Te.Ma. produzioni
ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione: Carlo Fruttero
adattamento e regia: Giorgio Donati, Jacob Olesen e Ted Keijser
con Giorgio Donati, Jacob Olesen, Ted Keijser e Jaon Gunn
Scenografia: Laura De Josselin De Jong
Costumi : Dorien De Jonge
Il caratteristico stile comico della Compagnia, maturato e affermato in ventiquattro anni di intensa attività, si incontra e si confronta con la rarefatta ironia del teatro di Beckett. I personaggi di questo inedito “Aspettando Godot”, strane creature perdenti, quasi dei “border-line” vivono ai margini di una società che ignorano, aspettando, sognando un futuro migliore che non arriva.
Il vuoto e la disperazione dell’attesa lascia emergere un mondo parallelo, un luogo della fantasia, ultimo rifugio dell’anima, dove questi clown surreali rileggono il mondo beckettiano attraverso l’uso distorto dei pochi oggetti di scena, la gestualità e il non-sense. La fantasia invade così la scena e prende il sopravvento sulla morte, facendo trionfare un mondo interiore, fatto di lazzi e divertenti paradossi, come nello stile che da sempre caratterizza la compagnia Donati&Olesen.