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Sport- Calcio - Dopo la sconfitta col Rieti
Viterbese, ci vuole Perrone
di Sergio Mutolo
Viterbo 22 febbraio 2006, ore 0,30
Riceviamo e pubblichiamo
-Dopo la bruciante sconfitta nel derby con il Rieti si ripropone, con la massima urgenza, la questione del ritorno di Carlo Perrone sulla panchina della Viterbese. Un’ipotesi da me sostenuta in tempi non sospetti.
Si tratta di una soluzione imposta dai fatti. L’impresentabile formazione proposta da Chiappini al Manlio Scopino di Rieti, non fa che reiterare una sequela di errori praticata con maniacalità quasi pedissequa. Da tale atteggiamento (autolesionistico?) sono derivate troppe sconfitte altrimenti evitabili e scaturisce un posizione di classifica non congrua rispetto alle potenzialità della squadra. E alla modestia tecnica delle avversarie con cui si confronta nel girone.
Non a caso, nei commenti del derby, si è parlato di una sconfitta non solo annunciata ma quasi preparata a tavolino. Tanto la vittoria è apparsa servita su un piatto d’argento a un’avversaria con l’acqua alla gola. Senza che si sia tentato di approfittare delle numerose opportunità che la sorte aveva offerto in corsa ai gialloblù per portarsi a casa tre punti d’oro. E’ assolutamente inutile continuare a recriminare. Gli errori di mister Chiappini sono così marchiani e ripetuti, oltre che non più evitabili data la sua cocciutaggine, da imporre una soluzione rapida quanto decisa.
Le dichiarazioni rilasciate nel dopo partita sfiorano il paradosso. L’ineffabile mister ha parlato di un Rieti vittorioso perché “ha dimostrato sul campo di avere più fame”. Un’affermazione davvero ridicola, specie nel momento in cui si continua imperterriti a schierare giocatori (ultra)satolli e (mega)demotivati come Scarchilli, Rossi, Statuto e compagnia cantando. Gente che non ha più nulla da offrire alla causa gialloblù.
Solo grazie al grande San Patrizio Fimiani la Viterbese è uscita con una sola rete al passivo dal bellissimo impianto reatino. Senza di lui in porta, il risultato sarebbe stato talmente pesante da indurre a un esonero immediato del tecnico gialloblù. Verrebbe quasi voglia di dire, peccato che il portiere non fosse un altro.
Infine c’è da fare un’ultima riflessione. Una squadra che ha segnato appena due reti da quando è iniziato il girone di ritorno (una delle quali realizzata dal difensore Campione, giocatore che si sta letteralmente rovinando) e una società che si trova sull’orlo di una crisi finanziaria dai contorni allo stato ignoti (vista la segretezza che circonda questo tipo di notizie) non può più permettersi di tenere in panchina un allenatore che mostra idiosincrasia verso i giovani.
Senza contare che è ormai del tutto inconcepibile e non più accettabile, l’assurdo ostracismo che è stato dichiarato verso i talentuosi Grimaldi e Latini. Come di tutti gli altri giovani del vivaio locale.
Per tutte queste ragioni, e non solo, è arrivato il momento di dire basta.
Il signor Chiappini va mandato a casa. Da subito. E al suo posto va richiamato il bravo Carlo Perrone. Un tecnico ancora a libro paga della società e tenuto inspiegabilmente nell’ombra. Al quale è stato fatta pagare, troppo duramente col senno di poi, la duplice sconfitta contro la prima e la seconda della classifica (Gallipoli e Melfi). Senza che gli siano state concesse tutte le occasioni di rivincita offerte all’attuale allenatore.
Se ciò non dovesse avvenire, vale a dire se Perrone non venisse richiamato sulla panchina della Viterbese al posto di Chiappini, dovremmo forse pensare che i play out sono da considerare un fatto annunciato. Con tutto quello che a ciò potrebbe seguire. E a questo, francamente, nessuno ci dovrebbe stare.
Sergio Mutolo
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