Senza filtro -La rappresentazione mediatica della straordinaria mobilitazione di studenti, ricercatori, dottorandi, insegnanti che martedi 25 ottobre hanno circondato il Parlamento e bloccato il centro di Roma per protestare contro il varo dellennesima controriforma, rischia di oscillare tra chi tenta di ridurre tutto ad un problema di ordine pubblico (emblematico da questo punto di vista il ruolo di provocazione svolto da alcuni parlamentari di An ) e chi, invece, cerca di presentare questo movimento come una pedina di questo o quel partito in un tentativo azzardato di mettere in difficoltà il governo.
Credo che queste letture riduttive e semplificatorie non permettano di cogliere lenorme novità segnalata dallevento moltitudinario di martedi scorso.
Siamo in presenza di un movimento sociale, non solo studentesco, fatto di figure precarie che sono cresciute nei luoghi e nella società della conoscenza, un movimento che si autorganizza senza delegare nulla, proponendosi in maniera diretta lobiettivo di costringere una macchina istituzionale spesso impermeabile a fermarsi, cambiare direzione, accogliere linteresse pubblico e abbandonare lideologia per cui ogni bene, anche la conoscenza, è un prodotto da collocare sul mercato.
Non è la prima volta che questo accade ( come dimostrano ad esempio le centinaia di lotte che in tutta Italia si oppongono alla privatizzazione di un bene comune per eccellenza come lacqua ), ma il fatto che la protesta sia arrivata ad assediare pacificamente i palazzi del potere ha reso questo tentativo clamorosamente evidente.
Chi erano coloro che sono scesi in piazza? Studenti e ricercatori o già lavoratori precari? O tutte due insieme? La privatizzazione della conoscenza, tema sollevato dal movimento altermondialista fin dai tempi di Seattle, si è per così dire incarnato in coloro che stanno occupando scuole ed università, e che hanno ben chiaro il nesso che esiste tra questa appropriazione di un bene comune e la scomparsa di ogni scenario di futuro che non sia la precarietà e lincertezza.
La giornata di martedi si è chiusa apparentemente con una sconfitta, ossia lapprovazione della riforma Moratti, ma la sera stessa una affollatissima assemblea alla Sapienza di Roma ha deciso di rilanciare ed estendere ovunque la mobilitazione che culminerà il prossimo 25 novembre nella giornata di sciopero generale contro le politiche del governo.
Che succederà nel frattempo? Approvata la riforma in via definitiva, il movimento aspetterà con fiducia che un nuovo governo dellUnione la abolisca, come suggeriscono molti rettori e docenti? Oppure non si fiderà, visto che la protesta non è soltanto contro la Moratti, ma anche contro quelli che lhanno preceduta ( Berlinguer, Zecchino ) e che le hanno aperto la strada? Lautonomia che ha dimostrato arriverà fino al punto di immaginare unaltra università, da sperimentare subito e ovunque possibile, e da imporre poi al nuovo governo come alternativa concreta?
Domande che richiamano altre domande e che restituiscono la parola e la centralità a quei movimenti, con troppa facilità dati per morti.
Giancarlo Torricelli (Rc)