Senza Filtro - E per me un onore e un privilegio essere qui, oggi, insieme al Presidente Marrazzo ed ai colleghi della Giunta Regionale, a rappresentare la Regione Lazio, nella stessa sala in cui, qualche anno fa, ho avuto laltrettanto grande privilegio di presiedere il Consiglio Provinciale di Viterbo. Non nascondo lemozione che questa occasione mi suscita, anche per la consapevolezza che ciò che stiamo celebrando oggi è un evento di dimensioni storiche per la Tuscia e per la sua gente.
Il governo della Regione Lazio si trasferisce nella sua interezza presso la sede dellistituzione che meglio rappresenta il Viterbese, per ascoltare e recepire quali sono le istanze e i bisogni del territorio, col conseguente scopo di trovare rimedi e misure adeguate ad una richiesta di sostegno che ha trovato finora orecchie sorde.
Proprio perché anchio figlio di questa terra, e perché in possesso duna lunga esperienza di amministratore locale, conosco alla perfezione quali sono i problemi reali, parecchi dei quali ormai incancreniti dallincuria e dalla disattenzione, con cui il Viterbese è costretto a convivere da decenni. I temi del mancato sviluppo di questa splendida zona, che potenzialmente avrebbe al suo interno le risorse per rappresentare un modello economico per il Paese, hanno, del resto, alimentato una sterminata bibliografia, quasi sempre rimasta a marcire sugli scaffali dellindifferenza.
La cronica assenza di un moderno sistema di infrastrutture viarie, che ha rallentato oltre misura ogni tentativo di apertura verso lesterno, dove per esterno si intende anche la limitrofa e vicinissima area metropolitana romana e il litorale, oggi fonte enorme di crescita, in virtù della straordinaria crescita del porto di Civitavecchia; lassenza di una politica di valorizzazione e promozione dello sconfinato patrimonio culturale e ambientale, di cui la Tuscia dispone; la mancanza di un progetto industriale complessivo che ha sottoposto, e sottopone, ad esempio, lunico polo produttivo imprenditoriale viterbese, il distretto ceramico di Civita Castellana, agli influssi, spesso nefasti, delle fasi congiunturali; la mancata valorizzazione di un sistema agroalimentare capace, in potenza, di poter competere con qualsiasi altro distretto agroalimentare italiano.
Tutti questi argomenti, per anni usati in maniera demagogica e strumentale solo per attirare il consenso del momento, sono oggi le priorità della Regione Lazio. Oggi, anche grazie alla virtuosa collaborazione tra Regione e Provincia di Viterbo, esistono le condizioni, ad esempio, per completare finalmente la Trasversale Orte-Civitavecchia, collegamento viario strategico, ritenuto prioritario dalle forze economiche e sociali territoriali, ma anche da tutti coloro che si accostano al Viterbese, per verificare le opportunità di investimento che la provincia offre.
Ma la Trasversale è solo uno dei nodi, con cui potrei legare le ragioni di unarretratezza infrastrutturale che ha messo il piombo nelle ali di qualunque progetto credibile di sviluppo. La lista delle grandi incompiute è purtroppo lunga, e comprende non solo le infrastrutture come tradizionalmente vengono intese, e quindi la Cassia, il Centro Merci di Orte, Tuscia Expò, e altro ancora, ma anche quelle di nuova e nuovissima generazione. Una situazione che fa sì, ad esempio, che nel Viterbese sia difficile installare anche una linea di Internet veloce o passino giorni per lallaccio di una utenza.
Per fortuna, la grande vitalità dei viterbesi e la loro innata capacità di adattarsi alle difficoltà contingenti e strutturali, ha impedito che questa arretratezza si trasformasse anche in unarretratezza culturale. Anzi, la lungimiranza di un gruppo di benemeriti amministratori ha permesso che a Viterbo nascesse una università che oggi rappresenta un autentico centro di irradiazione culturale e un autentico volano di sviluppo, pure in virtù di una effervescente e pulsante presenza di giovani provenienti da tutta Italia. Anche lUniversità, però, nel suo processo di crescita sconta il grave deficit infrastrutturale del territorio.
Più volte il Magnifico Rettore ha denunciato le difficoltà legate a questo handicap. Come lo denunciano, o forse lo denunciavano, perché ora si sono stancate di farlo, le forze economiche e del lavoro. Fare impresa a Viterbo, del resto, è oggettivamente più difficile, rispetto ad altri territori. I nostri imprenditori, quindi, scontano un gap, che se non altro certifica la loro bravura, altrimenti sarebbero stati espulsi dal mercato da un pezzo. Ma se finora ogni ipotesi, ogni progetto, qualsiasi iniziativa legata allo sviluppo e alla crescita del territorio non rispondevano ad una programmazione concertata, ma derivavano dal sistema delle concessioni, oggi tutto ciò è cambiato.
Oggi, e la nostra presenza fisica qui ne è la testimonianza, la Regione vuole interagire con il territorio, attraverso i suoi referenti istituzionali, in un rapporto di pari dignità. La stella polare che orienta il nostro modo di amministrare è, e rimane, il fortunato e profetico slogan coniato dal Presidente Marrazzo Una Regione di tutti, nessuno escluso. Credo che questo assunto abbia cominciato già a trovare delle applicazioni pratiche anche qui in provincia di Viterbo.
Immediata è stata la risposta, ad esempio, alla richiesta di aiuto che ci è arrivata dal territorio, nellemergenza delle cave che ospitano le discariche abusive. Il Presidente Marrazzo si è fatto carico subito del problema, e oggi esiste un tavolo tecnico, che mi onoro di coordinare, al quale collaborano con grande attenzione il presidente Mazzoli e i membri della sua giunta, e, soprattutto, cè un primo stanziamento di 250.000 euro per gli interventi più urgenti, che verranno adottati non appena linchiesta della magistratura sui siti incriminati ce lo permetterà.
E che le cose siano cambiate lo ha mostrato anche la presa di posizione dellAmministrazione Regionale nei confronti dellEnel, quando la società elettrica ha ventilato lipotesi di riconversione a carbone della centrale di Montalto di Castro. La Regione, in perfetta sintonia con la Provincia di Viterbo, ha immediatamente dato laltolà allEnel, chiarendo subito che i tempi in cui la società spadroneggiava a suo piacimento nella Tuscia sono finiti.
Lo stesso può dirsi per la sanità. In provincia di Viterbo, forse più che da altre parti, il servizio a cui i cittadini sono più sensibili è stato dispensato come una regalia o una elargizione, dai tanti colonnelli sistemati per occupare militarmente il settore.
La Regione presieduta dal Piero Marrazzo questo circolo perverso lo ha spezzato, malgrado le fortissime resistenze incontrate e i colpi di coda, con lobiettivo di portare la sanità sul territorio e di eliminare definitivamente padrinaggi e sacche di privilegio.
Credo che due esempi, più di ogni altro discorso, testimonino la nostra reale volontà di avvicinare la Regione Lazio ai cittadini e alle istituzioni locali.
Oggi è al lavoro nel mio assessorato un gruppo di tecnici che, a stretto contatto con lo staff del Presidente Marrazzo, sta definendo due progetti di legge per listituzione del Cal e del Crel, ovvero di due organi che cambieranno il modo di gestire lo sviluppo nel Lazio, allinsegna della partecipazione.
Il Cal (Consiglio delle Autonomie locali), previsto dalla Costituzione di questo Paese, che qualcuno intende minare, e dallo Statuto della Regione Lazio, è un organo allinterno del quale saranno rappresentati tutti gli enti locali, con pari dignità, dai Comuni capoluogo e le Province, ai Comuni fino a 1.000 abitanti e le Comunità montane. Avrà, tra laltro, poteri di iniziativa legislativa e sarà chiamato ad esprimere pareri obbligatori sui grandi temi, come la revisione dello Statuto, i poteri degli enti locali, i Bilanci, la legge finanziaria e il Dpefr.
A questo organo farà da interfaccia il Crel (Consiglio regionale delleconomia e del lavoro), struttura che consentirà il confronto degli enti locali con le forze sociali ed economiche, sui temi dello sviluppo, specialmente nelle fasi di crisi e negli ambiti territoriali in cui Comuni, Province e Comunità Montane sono espressione.
Con la realizzazione di questi due progetti, si concretizzerà in maniera sostanziale la parte del progetto che abbiamo presentato ai cittadini, e sul quale abbiamo ricevuto un forte e pieno mandato, ovvero rendere la Regione Lazio una casa di vetro, allinterno della quale ogni bisogno, ogni istanza, da qualunque parte arrivi, possa trovare una risposta.
Vedete, molti di noi ricordano ancora le roboanti promesse di chi ci ha preceduto. Con cadenza ricorrente e ad ogni occasione si annunciavano svolte epocali.
Tutti abbiamo ancora nelle orecchie gli annunci di imminenti aperture di cantieri, regolarmente e inesorabilmente rimasti chiusi.
Credo di interpretare anche il pensiero del Presidente Marrazzo e dei colleghi, se ribadisco con forza che questo modo di governare non ci appartiene. Noi oggi non siamo qui per fare promesse, ma per metterci a disposizione, in maniera concreta e reale, del territorio e dei suoi rappresentanti istituzionali, pronti a recepire ogni richiesta di attenzione, che abbia come primo e unico obiettivo linteresse dei cittadini.
Regino Brachetti
assessore regionale