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"Politicamente corretto, conformista, ma anche demagogico e populista: questo, al di là dello scontato record di ascolti che ha fatto registrare, frutto della curiosità e del mega-battage pubblicitario, è stato il programma di Celentano. E non solo con la partecipazione del giacobino Santoro, stancante nel ruolo abusato di povera vittima del "duce di Arcore" e ridicolo nell'autoelevarsi ad unità di misura del tasso di libertà d'espressione esistente in Rai e nel Paese, con tanto di patetico messaggio urbi et orbi alle figlie. Poco "rock" e molto "politik", insomma, e un "politik" fazioso: si vede che gli autori scelti dal "lento" Molleggiato sono, quasi tutti, di sinistra". Lo dichiara il senatore Michele Bonatesta, componente della direzione nazionale di AN e membro della commissione di Vigilanza sulla Rai.
"Per non parlare del pubblico, -continua Bonatesta- evidentemente selezionato con gli stessi metodi delle trasmissioni di Santoro: un pubblico che certo non rappresentava quello degli italiani davanti al video, disgustati, in tanti, per questa tv manichea. La verità è che Celentano è invecchiato male: da spirito libero, politicamente scorretto e anticonformista che era, ha finito pure lui per intrupparsi nelle milizie antiberlusconiane. Dando grande prova di ipocrisia, a proposito di ambientalismo, ecologismo ed habitat, per esempio.
Lui dove vive, -chiede l'esponente di AN- in un vicolo di borgo o nel prodotto di infinite colate di cemento? E sui poveri bambini? Sia coerente il Molleggiato, dia loro i milioni di euro che la Rai gli paga per fare "Politikrock". E ci dica, il pauperista Celentano, quanti libretti degli assegni ha lui, a quanto ammonta il suo conto in banca. Ma soprattutto, per favore, -è l'invito di Bonatesta- non si metta al servizio della propaganda di una parte politica, non faccia il giullare della sinistra. Garantisca il contraddittorio, il pluralismo, l'equilibrio.
Oppure, se vuole continuare su questa strada, se vuole fare politica, lasci la tv e si candidi. E se vuole essere credibile, in tv ci vada gratis come ci vanno tutti i politici".
"In tutto questo -aggiunge il senatore- una cosa è chiara, per chi ha gli occhi per vederla: con un governo di Centrodestra, la sinistra ha okkupato la tv. E su questo la Cdl farebbe bene a riflettere.
Noi, per parte nostra, chiediamo ai vertici della Rai, e in primis al "ragazzo della via Gluck" Meocci, molto divertito e poco asettico di fronte alla santoreide celentanesca, di rispondere all'opinione pubblica e alla commissione di Vigilanza del caso "Politikrock". Chiediamo al direttore generale -scandisce l'esponente di AN- di pretendere almeno una cosa: che la prossima puntata del programma di Celentano ripari al vulnus compiuto, ripristini la par condicio, dia spazio a voci di altro segno.
E se non ne è capace, Meocci, -conclude Bonatesta- tolga il disturbo, lo ribadiamo. Perché gli schermi del servizio pubblico radiotelevisivo pagato dai cittadini non possono essere appaltati a chi, con la scusa del rock, fa solo politica a senso unico".