Senza Filtro -Mi sia concesso un breve commento sullinfelice uscita del rappresentante ortano del MS - Fiamma Tricolore, apparsa in questi giorni sui mezzi di comunicazione del viterbese, in merito allo sportello di mediazione culturale "Città Multietnica" aperto ad inizio ottobre.
E triste pensare che ad Orte ci siano ancora persone capaci di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: lintegrazione è un dato di fatto, regolato da leggi dello Stato ormai da anni.
Il rispetto nei confronti di tutti i popoli e tutte le genti è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che, vorrei ricordare, non è proprio una cosa recentissima, essendo del 1948.
Purtroppo non posso condividere nemmeno una virgola del ragionamento esposto da Demarco, che spero non pensi realmente quel che dice, non tanto perché è semplicemente lontano dal mio modo di pensare, ma soprattutto perché è distante anni luce dal senso comune.
Da quei valori di uguaglianza, giustizia sociale, fratellanza, amicizia tra i popoli, ricchezza delle culture che non sono meramente politici o religiosi ma veramente naturali, essenziali, vitali.
La società multiculurale attua una finalità del tutto opposta a quella che prevede Demarco, cioè non azzera, ma arricchisce la varietà culturale, così come non spegne le tradizioni dei popoli, ma le esalta. La cultura italiana in tutto questo processo non rischia nulla se non di migliorarsi e prendere maggiore coscienza delle sue potenzialità e dei suoi limiti.
Quando poi De Marco parla dello sportello di mediazione come un elemento che possa intaccare gli interessi militari dell'Italia allora si piomba addirittura nell'inverosimile se non nel risibile. Così pure, quando parla di concetti come terrorismo al cospetto di uno sportello di mediazione interculturale, tocca l'apoteosi del ridicolo.
Lo sportello di mediazione culturale "Città Multietnica" fornisce quei servizi essenziali al migrante appena giunto, gli concede la possibilità di inserirsi, di conoscere i servizi espletati dal Comune, dà indicazioni utili. Quelle indicazioni utili che i nostri avi avrebbero tanto gradito tutte le volte che a folate, nel Novecento, andavano ad arricchire la popolazione dell'America o del Nord Europa, accolti favorevolmente, ma magari non difesi da un senso civico che a quel tempo era ancora in divenire.
Questa concezione di muro contro muro, di eterna e necessaria scelta tra politiche per l'italiano e politiche per lo straniero, il discorso stesso di dover dare priorità a lavoro per un uomo a discapito di un altro, fa parte probabilmente del pensiero, se non del dna della Fiamma Tricolore. E la scelta di sfruttare una frase di Oriana Fallaci a chiusura della missiva non regala punti al discorso di Demarco, ma ne evidenzia lelemento che impregna la sua critica e la filosofia della Fallaci stessa: la paura dell'altro.
Quando invece bisognerebbe avere paura di se stessi. La nostra tolleranza non è la loro forza caro Demarco, è la nostra.
Angelo Ciocchetti
Assessore Politiche Sociali del Comune di Orte