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Quando si va verso un bilancio partecipativo bisogna essere consapevoli che si intraprende un nuovo percorso per giungere ad un governo di tutti.
E la politica che scende dal piedistallo dei segreti di palazzo e guarda negli occhi luomo della strada , lo invita a collaborare in modo attivo per il funzionamento della cosa pubblica.
Riunioni plenarie della cittadinanza, comitati di quartiere, programmi di spesa dibattuti da tutti: questo e molto altro rappresenta il bilancio partecipativo.
Ma è soprattutto unesperienza attraverso la quale lattività politica cessa di essere appannaggio di una casta intoccabile per diventare prerogativa diffusa e permanente dei cittadini.
A me sembra che nulla di tutto ciò sia nel percorso che la nostra Amministrazione Provinciale ha stabilito per il suo bilancio partecipativo.
Il bilancio partecipativo è una chiave per portare la politica al centro dei cittadini facendo della presenza un valore.
E questo non è certo nella filosofia delle affrettate e, per alcuni aspetti propagandistiche, riunioni che il presidente ha iniziato nei cinque distretti sanitari della nostra Provincia.
Per avere un vero bilancio partecipativo è necessario organizzare una fitta rete di comitati che, con laiuto di rappresentanti delle istituzioni, radunino le comunità e le facciano intervenire direttamente sulle questioni di politica che la interessano da vicino.
Dove lintervento consentito al cittadino non sia di tipo consuntivo o di presa visione, al contrario, il cittadino diventa egli stesso parte dellAmministrazione perché decide attivamente in materia di spesa pubblica , di iniziative sociali , di politiche ecologiche.
Questo presuppone, imprescindibilmente , una cessione di sovranità da parte dellIstituzione che deve destinare risorse economiche specifiche a disposizione del momento partecipativo.
E non mi sembra che la nostra Amministrazione Provinciale abbia penato a tutto questo.
Consiglierei allora di misurarsi con lesperimento concepito originariamente a Porto Alegre e poi velocemente diffuso su larga scala in tante altre parti del mondo, Africa , Stati Uniti, Asia ed Europa .
Magari guardando, con particolare attenzione , gli esempi Italiani ( Grottammare Pieve Emanuele Monterotondo ecc.).
Lo reputo un grosso errore rifugiarsi dietro il termine bilancio partecipativo credendo di poter soddisfare la voglia di partecipazione del cittadino.
Alla insoddisfazione di tante persone che, non hanno ancora visto in questo governo la vera alternativa , non si può rispondere con un bilancio partecipativo a cui manca ogni presupposto di vera partecipazione.
Non abusiamo dei termini specialmente quando in essi è racchiusa una dimensione educativa, formativa ed affascinante della politica che dovrebbe porre le basi per una partecipazione allargata ed una democrazia diffusa.
Troviamo il coraggio di lanciarci in esperimenti interessanti ed avvincenti ma facciamolo sul serio e soprattutto con rigore ed estrema onestà intellettuale.
Bengasi Battisti
Consigliere Provinciale