Viterbo 9 maggio 2005 - ore 1,10 -
Caro Direttore
Non è per spirito polemico che sento il dovere di rispondere alle sue affermazioni sulla politica di Rifondazione, né per continuare un dibattito sterile fra due persone che hanno una visione della politica profondamente diversa, ma sento la necessità di puntualizzare alcuni aspetti delle mie affermazioni che lei continua a marginalizzare per piegare la realtà politica Nazionale e Locale a favore delle sue tesi, nelle quali trovo superficialità politica, e quel minimo, si fa per dire, di partigianeria che la contraddistingue nel suo lavoro.
Continuando ad affermare come Lei fa, che la caduta del governo Prodi ci ha regalato Berlusconi, è antistorico e non tiene conto del governo DAlema che lo ha seguito, ma quello che è più importante non tiene conto che le elezioni si vincono o si perdono per le politiche che si mettono in campo quando si governa.
Penso che sia inutile, per i suoi convincimenti, ricordargli che quel governo che aveva sollevato tante attese negli elettori Italiani, ha messo in campo la riforma della scuola con Ministro Berlinguer, che è stato il prologo della riforma Moratti; la riforma del Lavoro che ha fatto della precarietà la norma e che anchessa ha dato lavvio al governo Berlusconi per approvare lodiata legge 30, senza voler tornare sulla ferita profonda che il governo DAlema ha inferto allArticolo 11 della Costituzione mandando i nostri caccia a bombardare il Kosovo, e che ha dato la giustificazione a Berlusconi per mandare i nostri soldati in missione di pace.
Siamo daccordo, e ne siamo profondamente convinti, che a questo centrodestra mancano i fondamentali della democrazia sia di quella formale, che quella sostanziale, così come vediamo la deriva in cui il Governo Berlusconi ci ha portato, siamo coscienti che lemergenza immediata è quella di cacciarlo al più presto, prima che faccia altri danni, questo però non può distogliere la nostra attenzione sulla necessità che il Berlusconismo sia bandito definitivamente in special modo dalla formazione di centrosinistra, con cui noi dovremmo governare; non possiamo però dimenticare e non tenere conto che alcuni personaggi che hanno dato forza e linfa vitale al cammino del centrodestra, sia a livello
Nazionale che a livello locale, oggi assumano nel centrosinistra ruoli importanti tali, che potrebbero vanificare le attese di cambiamento che gli elettori hanno espresso dando fiducia al centrosinistra.
La parola egemonizzare, tanto cara alla sinistra, che lei usa, per tentare di giustificare i ribaltoni dalcuni personaggi, ci crea qualche dubbio, ci fa domandare: Chi egemonizza Chi?
Il mio partito aveva fatto la giusta scelta di allearsi con questo centrosinistra, già al primo del turno delle elezioni Provinciali, dando un valore fondamentale alla necessità di cacciare il centrodestra dalle amministrazioni locali, in conformità a programmi amministrativi avanzati, e in molte Regioni e Province cè riuscito, perché ha trovato il terreno fertile alla volontà di cambiamento, che purtroppo in questa provincia non cè stata, proprio per lespressione del centro del centrosinistra di egemonizzare lalleanza e marginalizzare quelle forze politiche che avrebbero voluto un cambiamento di rotta e di sistemi; non era la rivoluzione che ci avrebbe portato verso il sol dellavvenir, ma semplicemente la volontà di rendere protagonisti tutti gli elettori e non solo i Grandi Elettori.
Parlare di volontà rivoluzionaria nei termini paradigmatici come lei fa, dando giudizi pesanti sulla storia del novecento, in special modo su quella italiana, alludendo alla storia delle lotte operaie del secolo passato, mi fa pensare che forse sarebbe stato meglio per Lei, che avesse frequentato, un po meno Popper, e si fosse avvicinato di più ad Ascanio, il Frate, o allo Scapejato.
Cordiali Saluti
Angelo Bellucci
Caro Bellucci, lei mi stupisce e diverte ogni volta di più.
Intanto nessuno ha bisogno di piegare la realtà, nessuno ha dimenticato che tra il governo Prodi e le elezioni ci sono stati i due governi DAlema e quello Amato. Non a caso la mia frase era proprio concepita per far capire che questo era accaduto. Ma certo responsabile della caduta del governo Prodi fu Bertinotti. E questo alla fine ci portò al governo Berlusconi. Alla fine significa: dopo un po di peripezie. Non è poi vero che le elezioni si vincono e si perdono in base alle politiche di governo solamente. Sfortunatamente le cose sono molto più complesse. Un grande come Churchill fu mandato a casa subito dopo aver vinto la seconda guerra mondiale. Figurarsi.
Vede lei, mi spiace dirlo, ha un modo di ragionare tipicamente totalitario. Non si offenda. Pensa che ci sia una realtà che lei e pochi altri conoscono perfettamente. E che da quella realtà ne derivino indicazioni politiche e morali univoche. Chi non la pensa come lei è quindi semplicemente disonesto intellettualmente, quantomeno. Chi non la pensa come lei deforma la sua piccola realtà che lei si è costruito con tanta fatica. Fortunatamente non è così. Nessuno conosce la realtà, ognuno se ne costruisce un modello. Debbo dire che il suo modello non ha nessun fascino su di me. E poi va detto che si possono avere strategie politiche diverse senza che nessuno sia disonesto.
Quanto alla superficialità e partigianeria, ognuno esprime i giudizi che in grado di esprimere. Al circolo di Vienna avrebbero detto metafisica e sarebbero andati oltre nel dibattito. Gente seria quella. In sostanza, quando si discute, è una banalità che ognuno sostiene le sue tesi. Mi stupirei se lei non fosse partigiano delle sue idee.
Quello che mi stupisce di più di lei è la totale alterità dalla cultura del Pci. Partito che fu certamente per un lungo periodo portatore di una ideologia totalitaria ma che poi seppe trasformarsi. Mi stupisce che mentre quel partito era capace, nonostante tutto, di strategie politiche concrete, chi ragiona, come lei, non ne sia capace. Per fare un esempio Togliatti non si fece scrupolo di far entrare nelle file del Pci i migliori intellettuali italiani, che durante il fascismo furono tutti o quasi ossequenti al potere di Mussolini se non ne furono cantori. Diceva Curzio Malaparte che gli scrittori italiani diventarono tutti antifascisti fuori tempo massimo. Ma Togliatti comprese che per creare una forza politica forte aveva bisogno di quegli intellettuali e li egemonizzò. Ma insomma, Togliatti era Togliatti. Nel bene e nel male.
Mi accorgo di essere troppo prolisso, ma lei mi tira per i capelli su questioni che richiederebbero ore di dibattito.
Per farla breve, le ricordo solo una ultima cosa: il suo partito, e non io che non conto nulla sul palcoscenico della politica viterbese, ha deciso, attraverso i suoi organi statutariamente preposti e le regole che li guidano, di andare a governare la Provincia insieme a quel pericolosissimo soggetto che risponde al nome di Ugo Gigli. Insomma è lei che, attraverso il suo partito, sta fianco a fianco a Ugo Gigli. E lei, che attraverso il suo partito, governa insieme a un ex esponente di Forza Italia. E allora di cosa sta parlando? Se questo non le sta bene si dimetta. E' una cosa semplice. Mi creda. Certo bisogna avere un po di coraggio e di coerenza. Le sue lettere le dovrebbe inviare a se stesso, in buona sostanza.
Vede la differenza tra me e lei è che lei predica una cosa e poi sostiene e fa parte di un partito che fa la cosa perfettamente contraria. Io sostengo una cosa e mi comporto di conseguenza. Certo mi dirà che lei ha votato contro allinterno del suo partito, che la decisione del suo partito è stata presa a maggioranza relativa. Beh, sono cose del tutto insignificanti, il fatto sta che lei, qui ed ora, continua a sostenere un partito che fa il contrario di ciò che lei predica come fondamentale, non come accessorio.
E allora le consiglio, come diceva qualcuno, di togliere la trave dal suo occhio prima di occuparsi delle pagliuzze degli altri.
Cordialmente
Carlo Galeotti
Ps: Dimenticavo, ma il suo partito non è quello che mentre il "pessimo governo Prodi" faceva tutte quelle pessime riforme lo sosteneva in Parlamento? Non faceva parte della maggioranza? Quando si dice la coerenza...