da sinistra Mario Ricci (Rifondazione), Roberto Corzani (Verdi), Mauro Belli (Sdi), Stefano Di Meo (Comunisti italiani), Mazzoli, Marcello Mariani (Margherita) al momento del collegamento e della dichiarazione pubblica, del candidato presidente, di alleanza con la Lista per la Tuscia
Viterbo 5 maggio 2005 - ore 9,30 - In questi ultimi giorni si susseguono, anche su Tusciaweb e forse soprattutto su Tusciaweb, le prese di posizione di un pezzo di sinistra contro il rispetto dellaccordo, enunciato pubblicamente da Mazzoli, con la lista per la Tuscia di Ugo Gigli.
Va ricordato che Mazzoli disse testuali parole al momento del collegamento con i partiti del centrosinistra: Daremo visibilità in giunta alla Lista per la Tuscia. Come dire un assessorato. Erano presenti il segretario provinciale di Rifondazione, Mario Ricci, e Roberto Corzani per i Verdi. Nessuno disse nulla. Nessuno si alzò e se ne andò sbattendo la porta.
Come dire chi tace acconsente. E in politica le cose non dette a tempo debito sono a volte più importanti di quelle dette nel momento sbagliato. Come dire: non si può far sapere a Ugo Gigli che è gradito o comunque non sgradito quando si è in campagna elettorale e, poi, una volta vinto dirgli che non piace più.
I compagni di Rifondazione spiegano che furono loro a dire no ad un apparentamento organico con la lista di Gigli, mandando i rappresentanti di lista a ritirare il documento di collegamento in tribunale, addirittura. Ebbene potevano essere coerenti fino in fondo e alzarsi alle parole del candidato presidente. Qualcuno non lo ha fatto.
Non basta. Lalleanza con questo pezzo di centro del centrodestra appare anche a chi non è un grande stratega, fondamentale per le prossime battaglie politiche dellUnione. Insomma, a meno che qualcuno non si ostini a lavorare per la destra di Giancarlo Gabbianelli, è evidente che solo egemonizzando, chiedo scusa per il termine gramsciano, pezzi di centro si può vincere a Viterbo. Si può vincere a Tarquinia. Si può vincere a Civita castellana. Si possono mandare deputati e senatori in Parlamento. E non si tratta di vendersi lanima al diavolo, ma di fare politica. Si tratta avere una visione un po più laica della politica. Di muovere la classifica, come dicono gli sportivi. Se lUnione si chiude in se stessa, con un atteggiamento falsamente moralistico che di morale non ha proprio nulla, dando calci sulle gengive ai pezzi di Forza Italia, di Udc e di centro in generale che smottano dal centrodestra, non farà che garantire la poltrona a Gabbianelli & c. E mentre vedo i pericoli, sul piano della salvaguardia delle istituzioni di certa destra al potere, non ne vedo nellaccogliere pezzi di centro.
Qui si tratta di stabilire se certa destra è pericolosa solo quando arriva a modificare la costituzione, o lo è sempre perché, checché ne possa dire Fini, a molti esponenti di questa destra mancano i fondamentali di quello che è lo stato di diritto. Non si tratta di questo o quellesponente, Gabbianelli lo tiriamo in ballo perché è emblematico, ma di un pezzo di destra che a Fiuggi cè andata solo per bere lacqua. E non ha compreso neppure di cosa si stesse parlando.
E questo lo scopo alto di questa strategia politica: mandare a casa la destra che meno ha dimestichezza con lo stato di diritto. Che non ha dimenticato una forma mentis, diciamolo, t-o-t-a-l-i-t-a-r-i-a.
Una destra che tutta europa non ci invidia, verrebbe da dire.
E allora si capisce che cè una differenza sostanziale tra un Gabbianelli e un Gigli. Tra un Gabbianelli e un Santucci. Lo si voglia o no si tratta di due paradigmi diversi. Di due strutture di pensiero diverse.
Dire che tutte le vacche sono nere, sarebbe come fare un bel regalo al centrodestra.
Ora se i compagni di Rifondazione o chi per loro vogliono lavorare per consolidare Gabbianelli e o chi per lui, lo facciano pure. Se ne prenderanno tutte le responsabilità politiche.
Questo anche per dire, che non esistono, neppure in questo caso i puri e duri da una parte e coloro che disposti a chissà quali compromessi, dallaltra.
La questione è politica, si diceva una volta. Da un lato cè una strategia che permette di dare forza e concretezza alla politica del centrosinistra. Che prevede che pezzi di centro passino dallaltra parte. Dallaltro cè, a me pare, un atteggiamento che fa di una supposta purezza ideologica uno strumento di immobilismo, che lascia mano libera al centrodestra. E che centrodestra.
E allora , Mazzoli si decida, e scelga la strategia migliore per mettere in atto la politica del centrosinistra e, perché no, battere il centrodestra anche a Viterbo.
Domani, mi dicono verranno firmati i decreti di nomina degli assessori, si spera che sia questo il primo passo per tornare a una strategia di lungo corso per il centrosinistra.
Certo ci sarà chi rimpiangerà il suo ruolo di oppositore di professione, io non sarò tra quelli.