Viterbo 4 maggio 2005 - ore 18,00 - Continua, incessante, l'attività del comando Provinciale della Guardia di Finanza di Viterbo a contrasto della cosiddetta economia sommersa, spesso collegata col noto fenomeno dell'immigrazione clandestina, e di tutte quelle fenomenologie che turbano le libertà di mercato e della libera contrattazione.
In particolare, nell'ambito di una precisa strategia operativa di controllo economico del territorio, i dipendenti comandi nucleo di provinciale di polizia tributaria e compagnia di Viterbo hanno portato a termine, nei giorni scorsi, delle importanti operazioni nei confronti di operatori commerciali di nazionalità cinese.
Nei giorni scorsi, la sezione mobile del comando nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Viterbo, ha eseguito un'importante operazione di polizia economica a tutela del consumatore, a contrasto della contraffazione dei marchi e della commercializzazione dei giocattoli pericolosi.
L'attività investigativa, eseguita sia di iniziativa sia su delega dell'autorità giudiziaria, ha consentito di sequestrare circa 25.000 confezioni di capi di abbigliamento recanti marchi contraffatti e oltre 37.000 giocattoli non sicuri poiché privi della relativa certificazione "CE".
Cinque persone, due commercianti viterbesi e tre cittadini di nazionalità cinese, sono state denunziate a piede libero per i reati di introduzione nel territorio nazionale di prodotti con marchi falsi, vendita di materiale con marchi mendaci e violazione della normativa comunitaria sulla sicurezza dei giocattoli.
Tra gli indagati, anche l'amministratore di una società di import - export capitolina che non solo importava capi di abbigliamento e manufatti cinesi, ma anche prodotti illegali che mai avrebbero trovato l'avallo per la distribuzione sul territorio dell'Unione europea e, quindi, la prescritta certificazione "CE". Difatti, nel corso delle operazioni, i finanzieri hanno rinvenuto numerosi giocattoli secernenti liquido collaginoso, presumibilmente tossico e nocivo per la salute dei bambini.
Si è trattato di un'operazione delicata che ha visto impegnati i militari pi esperti nel settore della contraffazione, che dopo un'accurata attività di intelligence, hanno individuato il modus operandi degli indagati che, abilmente, celavano i prodotti illegali sul fondo dei container di merce regolarmente importata in Italia.
Le indagini, scaturite da un'intensa attività consistente nel monitoraggio dei prodotti commercializzati dagli esercizi della Tuscia, gestiti per lo più da cittadini di nazionalità cinese, hanno permesso, al momento, di risalire a grossisti della merce ubicati nella periferia di Roma.
In tale contesto, sono stati localizzati numerosi magazzini ed appartamenti adibiti a depositi dove la merce contraffatta veniva stoccata prima di essere immessa nel circuito nazionale al dettaglio.
Nel corso delle perquisizioni effettuate inizialmente in alcuni esercizi commerciali della provincia di Viterbo e, successivamente, nella capitale, i militari attraverso l'acquisizione e l'esame della documentazione fiscale, hanno ricostruito il percorso della merce contraffatta, importata dalla Cina sotto la natura di "bigiotteria" poi rivelatasi essere composta da liquidi fluorescenti di natura nociva, batterie, peluche, apparecchi e tantissimi altri giocattoli non conformi alla normativa comunitaria.
Sono tuttora in corso altri accertamenti ed è presumibile un'estensione dell'attività di polizia economica su tutto il territorio nazionale.
Nello stesso periodo, si è concretizzata un'importante operazione di servizio del comando compagnia di Viterbo.
Il servizio ha avuto inizio con un'attenta attività informativa nel settore della produzione di capi d'abbigliamento da parte di imprese costituite da cittadini della Repubblica Popolare della Cina, operanti nel territorio viterbese.
Le risultanze investigative facevano emergere indizi circa l'irregolare impiego nell'attività produttiva di dipendenti di nazionalità cinese, entrati clandestinamente in Italia. In particolare, considerato il fatto che le aziende erano in zona isolata e di non facile accesso, c'era il fondato sospetto che i connazionale clandestini venissero impiegati solo nelle ore notturne, mentre durante il normale orario di lavoro diurno fossero impiegati solo i connazionali in regola col permesso di soggiorno.
A riscontro dei detti sospetti, erano eseguiti diversi appostamenti notturni, che confermavano che le imprese svolgevano un'attività lavorativa sull'intero arco delle ventiquattro ore.
Predisposto l'intervento con un massiccio impiego di militari, nella notte tra il 20 ed il 21 di aprile venivano eseguiti controlli presso le aziende e le abitazioni dei titolari, dai quali emergeva, effettivamente, che le stesse operavano soprattutto nelle ore notturne.
A seguito dell'intervento, erano sorpresi a lavorare numerose persone di nazionalità cinese, sette delle quali sprovviste di qualsiasi documento di riconoscimento e, ovviamente, del permesso di soggiorno, mentre altre tre, pur se provviste di permesso di soggiorno, non erano state regolarmente assunte.
Al termine delle operazioni i tre titolari delle imprese sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo per lo sfruttamento della condizione di illegalità degli stranieri e per aver occupato alle dipendenze stranieri privi del permesso di soggiorno;
I sette cittadini cinesi sono stati denunciati per la posizione illegale all'interno dello Stato, con contestuale avvio nei loro confronti della procedura per l'espulsione.