Viterbo 28 maggio 2005 - ore 0,20 - Senza Filtro -Sinceramente mi sembra un controsenso che lUniversità Agraria di Tarquinia fatichi a sopravvivere, con lenorme quantità di beni e risorse di cui dispone. Per quanto mi riguarda, sono pienamente disponibile, in qualità di assessore regionale direttamente competente per largomento e di sincero amico di Tarquinia, ad assecondare ogni ipotesi di sviluppo credibile, che abbia come fine la crescita dellEnte e il benessere dei tarquiniesi.
Dalle informazioni che ho potuto acquisire in Regione, nei pochi giorni che ho avuto a disposizione dopo la mia nomina, ho constatato però la cronica assenza di un progetto complessivo di crescita dellUniversità Agraria di Tarquinia: di un piano in grado svilupparsi secondo le straordinarie potenzialità che il suo patrimonio permette, e che abbia come obiettivo la creazione di occupazione e di ricchezza per i tarquiniesi. Linvito a una svolta, nella gestione dellUniversità Agraria di Tarquinia, pena linesorabile declino, arriva dal neo assessore regionale agli Enti Locali e Affari istituzionale, Regino Brachetti. Il richiamo di Brachetti giunge alla vigila delle elezioni per il rinnovo degli amministratori dellEnte.
Esistono, e sono operanti, degli strumenti, come il Contratto darea, che hanno permesso, ad esempio a Montalto di Castro, ma anche a Tarquinia, lavvio di progetti di sviluppo capaci di attrarre risorse. Ritengo che sia questa la strada maestra sulla quale occorre muoversi, se si vuole dare un futuro ad una struttura che non può rimanere ancorata allobsoleto sfruttamento dellagricoltura estensiva e legata alla semplice riscossione della Corrisposta, il canone pagato dagli assegnatari ha aggiunto lassessore.
Partendo dal presupposto che già in passato la Regione Lazio ha autorizzato lo sfruttamento ai fini turistici delle superfici che comprendono il campeggio e lazienda agricola della Rocaccia, ritengo sia necessario incrementare tale vocazione, integrandola armonicamente con quella tradizionale, ma allo stesso tempo rendendola economicamente capace di autofinanziarsi, nellinteresse dei cittadini di Tarquinia ha proseguito Brachetti - ciò deve avvenire di pari passo con il rilancio delle produzioni agricole, e con lobiettivo di rivedere il sistema della concessione delle quote, a tutela degli agricoltori, che va adeguato alle reali necessità dei beneficiari, magari rivedendo anche i limiti di superficie, che oggi sono di 2 ettari.
Serve di ripensare il ruolo dellazienda agricola della Roccaccia, assecondando la sua capacità di ospitare un moderno e accogliente agriturismo, in ossequio alle richieste di un mercato turistico che ha mostrato di gradire molto questo tipo di ricettività. Tutto ciò, in un sistema integrato, nel quale inserire anche lo sfruttamento ai fini turistici della zona archeologica, attualmente esclusa dalla fruizione del pubblico, con percorsi e attrattive di analogo genere. Occorre, insomma, un cambio di marcia, che permetta di produrre ricchezza e benessere a beneficio dellintera città da un bene dalle potenzialità straordinarie ha concluso Brachetti.