Viterbo 26 maggio 2005 - ore 9,20 -Allinizio di Via San Clemente, sulla sinistra, per chi viene da Porta Faul, sorgeva la Chiesa di san Clemente, nominata nel 1207, soggetta un anno dopo allAbbazia di san Martino al Cimino. Aveva qui la residenza la Confraternita del ss. Crocifisso, poi nominata di san Clemente, nel 1403. Fu anche detta della beata Vergine e di san Domenico per essere stata istituita dai Padri Domenicani.
Nel 1449 venne data a cottimo la selciatura della strada che va da san Clemente verso la Chiesa di santAntonio, passando per la Chiesa di santa Maria della Palomba.
Il cronista locale Niccolò della Tuccia ricorda che nel 1473 era abitata dai romiti, poi nel 1499 si ebbe un legato per la figura della Vergine Maria dipinta su di un tufo, posto presso la chiesa e la via che conduce a Porta di Valle. Verso il XVI secolo la chiesa fu restaurata e costruita, in buona parte, dal concittadino Nino Nini, vescovo di Potenza, essendo ricordata tale memoria sopra alla porta daccesso e da vari stemmi dello stesso, come ricorda Andrea Scriattoli.
Lingresso fu mattonato, nel 1546, grazie ad un legato concesso alla Confraternita di san Clemente che aveva per fine caritatevole la redenzione dei peccatori. I confratelli vestivano di sacco leonato con mozzetta rossa.
In seguito nel 1559 fu deciso di erigere una Cappella alla Madonna. Restauri vennero eseguiti nel 1579 dalla Confraternita di san Clemente, alla quale fu concesso un sussidio. Poi, nellAprile dello stesso anno, si unirono le Confraternite di san Michele arcangelo con quella di san Clemente e questultima stilò i Capitoli. Nel 1585 fu concesso lampliamento della chiesa perché era frequentata da molti fedeli.
La Confraternita nel 1596 commise a Giulio Spina, Valeriano di Silvestro da Bagnaia ed Ottaviano Vachini o Vacchini, viterbese, la spalliera del coro con la panca degli officiali, dietro un compenso di duecento scudi. Il lavoro fu portato a termine nel 1599.
Il centro del coro, andato distrutto il 25 Maggio 2005, alle ore 18,15, era conservato nella sala IX del Museo civico, era a forma di cappella circolare sostenuta da due colonnine con capitelli e basi. Nella lunetta era raffigurata la colomba ed un cherubino, anche nellattico erano due angeli, uno dei quali sosteneva in mano una corona. La cornice era a forma di festoni e in uno dei pilastri che sostengono le colonnine centrali era scritto:
Deo gloria Valerñs [~ sulla r] D. Silvti [~ sulle v e t] D. Balñia e Otavno [~ su v] Vachinis faciebat, a destra, e nellaltro Anno salutis MCCCCCIC, a sinistra.
La Confraternita di san Clemente nel 1607 si unì a quella di santa Maria del Pianto di Roma.
Nel 1612 la chiesa aveva un oratorio posto sotto alla stessa, ove era unicona con limmagine di san Ludovico regis Galliae e nel portico era una «imago B.V. Mariae cum nonnullis tabulis votorum».
Dodici anni dopo, nel 1624, viene menzionata limmagine «molto bella» della Madonna dipinta nelloratorio.
Nellanno 1622 sullaltare maggiore era un quadro con il Crocifisso con san Clemente e san Michele arcangelo.
A destra era lAltare di san Clemente con limmagine dipinta; a sinistra lAltare della beata Vergine.
Margherita Jacomucci dispose, nel 1644, che fosse eretta una cappella nella chiesa da dedicare a san Bonaventura, nella quale doveva essere collocato un quadro raffigurante lo stesso santo con san Pietro, san Ludovico e, ovviamente, santa Margherita. La cappella era di giuspatronato di quella famiglia e venne dotata di cinquecento scudi.
Il 20 Marzo 1677 fu aggregata alla Arciconfraternita del ss. Crocifisso, lArciconfraternita di san Leonardo, così testimonia un manifesto degli inizi dell800.
Nello stesso sono riportate le indulgenze concesse ai fratelli e sorelle dellArciconfraternita dai papi Pio IV, Gregorio XIII, Sisto V e Pio VII.
La notte tra il 28 e il 29 Novembre 1841 alcuni balordi, Giuseppe Ciprini, Bartolomeo Piergentili e Stefano Neri, forzarono la porta della chiesa e saliti sopra laltare staccarono quindici fili di coralli di varia grandezza che ornavano la Madonna ed il bambino. Ruppero il ciborio per rubare il calice, portarono via circa quaranta boccali dolio doliva, quattro libbre di cera in candele, un asciugatore di tela di lino e una fiasca di latta per la questua dellolio. Il danno fu calcolato in scudi trentatre e i fatti sono descritti nella Relazione del processo informativo n° 117 del Tribunale criminale di Viterbo.
Si giunge al 1856 quando venne concessa unarea per la sacrestia, poi nel 1877, la Confraternita fu lunica a rispondere positivamente alla cessione dei propri beni in favore delle Opere Pie, lo riferisce la Gazzetta di Viterbo, settimanale locale, del 3 Marzo 1877.
Nel 1892 la chiesa fu chiusa al culto ed i beni della Confraternita di san Clemente furono trasferiti alla Congregazione di Carità.
Francesco Cristofori, sul suo giornale Viterbo del 15 Agosto 1905, scrive che la chiesa «finirà per crollare», perché abbandonata a se stessa. «Nelle adiacenze e in quei paraggi disabitati si dan convegno talor i sozzoni. E più frequente le coppie amorose». Poi continua:
«Il coro magnifico [che era conservato al Museo Civico] della fraternita di San Clemente o del crocifisso [
] va translato nella chiesa monumental di San Francesco. Che nè or priva affatto. Licone theotochiaica, feticcio del nostro vulgo super(s)tizioso ed ignorante, segando il muro va traslatata nella chiesa centrale di san Gi(ov)an Battista del Gonfalone, in S. M. della Salute, od altrove.
Ma va or tolta via di lì. Per dissacrar così quella chiesa da cedersi al municipio. Perchè, or è ridotta un(a) stamberga.
Ed un nido di beghinaggio e di gesuitismo loschi e procaccianti. I ladri di tanto in tanto ivi pur visitan licone mariana. Asportandone gli oggetti di valore ivi appesi quali ex voti. Que vasti locali servan di caserma e di magazzini municipali.
Anzichè di nido a topi e di conventicole di bacchettone».
Nel 1917 fu pubblicato un manifesto con cui la locale Congregazione di Carità invitava a presentare offerte per la vendita o concessione in affitto di vari fabbricati, tra cui la chiesa in questione. Nel 1944 fu distrutta dai bombardamenti aerei, oggi non sono rimasti altro che i muri perimetrali delle pareti.
Il campanile della chiesa era a vela posto in senso longitudinale in fondo al fianco sinistro di chi guardava la facciata che era rivolta verso il Palazzo papale. Nella chiesa era conservato lo stendardo processionale raffigurante la Madonna con la croce in mano e col Bambino in piedi tra due angeli, opera collocabile intorno al 1493, del viterbese Antonio del Massaro, ora è conservato al Museo civico. Vi era anche un quadro raffigurante santAgnese opera attribuita al concittadino Domenico Corvi (1721 - 1803).
Anche il quadro La resurrezione del figlio della vedova di Naim di ignoto del secolo XVII, ora in Vescovato, era in questa chiesa.
Sulle pareti della chiesa erano alcuni affreschi cinquecenteschi con raffigurati i miracoli e la vita di san Clemente.
(da L'illustrissima Città di Viterbo di Mauro Galeotti, Viterbo, 2002)