Viterbo 23 maggio 2005 - ore 14,20 - Senza Filtro - Nonostante la situazione di crisi ambientale, dovuta alle ripetute denuncie e agli ormai ricorrenti interventi delle magistrature di tutta Italia, le amministrazioni locali della provincia di Viterbo non sembrano essere intenzionate a prendere provvedimenti per quanto riguarda il rilascio di rifiuti tossici e nocivi nel nostro territorio. Un silenzio particolarmente grave, soprattutto considerando la legittima aspettativa di molti cittadini che non si sentono rassicurati per quanto riguarda le condizioni delle acque di falde e torrenti e dei terreni adiacenti.
Il caso di Bagnoregio per quanto riguarda la posizione degli amministratori pone alcuni quesiti. Infatti il sindaco Pompei, già assessore nella giunta Marini, ha stipulato nell aprile 2001 una convenzione con la società MONTECAVE di Rimini per il ripristino ambientale di una cava di lapillo in località Cunicchio e lutilizzazione della stessa area per operazione di recupero di rifiuti non pericolosi. Occorre precisare che esiste un documento comunale del 13/9/1990 nel quale si attesta che i lavori di sistemazione della cava di lapillo sono stati ultimati, ovvero che la cava era stata già ripristinata.
Questo fatto non ha impedito al Comune di dare seguito alla convenzione, nonostante nel frattempo i cittadini denunciassero ripetutamente il passaggio e lo scarico di camion nelle ore notturne e nella stessa cava continui lattività nonostante i passaggi di proprietà tra improbabili società.
Il tecnico firmatario del progetto di ripristino ambientale, inoltre, sarebbe stato arrestato nellambito dellindagine «Re Mida» che nel novembre 2003 e nellaprile 2004 portò allarresto di circa trenta persone per traffico illecito di rifiuti, ovvero per aver risanato cave con rifiuti tossici nella provincia di Caserta. Un fatto che avrebbe dovuto mettere in allarme gli amministratori.
Amministratori che invece si sono dimostrati sensibili a Tessennano, i quali accogliendo le richieste dei cittadini sono mobilitati contro lipotesi di riapertura di una discarica in loc: Macchia del Terzo. Fortemente voluta dallallora sindaco, nellottobre del 93 il sito è stato sottoposto a sequestro (poi non reiterato) da parte dellautorità giudiziaria per il conferimento abusivo di rifiuti.
A tuttoggi il sito non risulta essere oggetto della manutenzione di sicurezza prescritta dallautorità giudiziaria e permangono le gravi condizioni di pericolo ambientale e di danno alla collettività indicate nel decreto di sequestro. Indagini svolte privatamente su campioni di acque superficiali che scorrono a valle della discarica hanno evidenziato un preoccupante inquinamento con valori di Azoto aumentato di 35 volte, azoto nitroso di 11, cloruri di 2,5 volte, Zinco di quasi 10 volte maggiore che nel campione preso a monte del sito. E siamo in attesa dei dati sui metalli pesanti.
Nellagosto del 2004 è stato presentato lennesimo progetto per la riapertura della discarica contro il quale si è dichiarata lAmministrazione Comunale di Tessennano, facendosi portavoce degli interessi locali, nonostante vi siano indagini da parte delle autorità competenti.
Di fatto lAmministrazione ha fatto suo il legittimo timore dei cittadini invocando il principio di autotutela, cosa che dovrebbe fare a nostro parere lAmministrazione provinciale e lo stesso assessorato allAmbiente, anche attraverso una rapida verifica della possibilità di istituire lOsservatorio Provinciale sulle attività ambientali illegali.
Per Legambiente
Pieranna Falasca